Archive for Aprile, 2008

Toto-ministri

Ma secondo voi, Berlusconi deve includere o no nella sua squadra di governo Del Piero?

San Pio

Ricapitoliamo. Questa gente sta ore e ore in coda e ci sono già 800.000 prenotazioni per vedere un cadavere. No, giusto così per chiamare le cose con il loro nome.

PS: Non sono sicuro al 100% che in Italia si possa scherzare su queste cose. Se non mi sentite più nei prossimi giorni oppure il blog non sarà raggiungibile sapete qual è il motivo.

Post da scongelare

Funziona sempre così. Quando non ho tempo per scrivere avrei sempre mille cose da scrivere e soprattutto una connessione ad alta velocità per amica, sempre al mio fianco che cerca di distrarmi dalle cose importanti che ho da fare (dannate donnine nude!).

Quando invece mi trovo relativamente nullafacente per qualche giorno mancano prima di tutto i temi di discussione, ma ancora di più una connessione a Internet. Qui dove mi trovo al momento la parola viene pronunciata Internèt e la connessione è quella che c’è tra il sentiero di campagna e la strada provinciale.

Quindi ora (venerdì 25 aprile) scrivo questo post, lo congelo e ve lo beccate lunedì al mio ritorno nella grande città. Questo post che in mancanza di argomenti parla del nulla più totale. L’evento più importante che ha interessato la mia vita nei giorni scorsi è stato il ritorno di Gossip Girl, fate un po’ voi.

Fuori dall’urna (cineraria per alcuni, visti i risultati)

Spendo le ultime parole sulle elezioni per tirare le somme e poi discorso chiuso, prometto.

Innanzitutto vorrei premettere che sono sempre stato dell’idea che l’importante non è vincere ma partecipare.
Vorrei fare un applauso ai vincitori, ma soprattutto ai vincitori morali che sono usciti da queste pazze pazze urne. Un applauso a chi pensava che non andasse nessuno a votare e invece c’è stato un calo di soli tre punti percentuali, che potrebbero benissimo corrispondere a quei membri della mia famiglia che sono dovuti partire improvvisamente per le Terre del Sud (credo che tra poco non sarà più parte d’Italia, iniziamo a trovare nomi alternativi) e non hanno potuto votare. Un applauso anche alla Sinistra L’arcobaleno e a Boselli che invece di chiedersi perché hanno fallito (magari chiedersi come mai gli operai votano la Lega sarebbe un buon punto di partenza) danno la colpa a Veltroni. Un applauso agli exit-poll che come al solito ci hanno dato soddisfazioni e si sono rivelati in tutta la loro utilità. E poi basta perché mi sono rotto il cazzo di battere le mani.

Ora si volta pagina, ché ci sono cose più importanti all’orizzonte. Tipo la finale di Amici domani sera, il Grande Fratello che se non erro finisce a giorni e X-Factor che prosegue nonostante non lo guardino nemmeno gli autori.

Ex-poll (come direbbe La Russa)

Gli exit-poll ci rivelano una cosa: gli Italiani si vergognano di dire che hanno votato Berlusconi.

La sirena anti-cazzata

Le lunghe interviste di ieri sera a Matrix (cerchiamo almeno di avere la decenza di non chiamarlo “confronto”) dei due principali candidati premier si sono tradotte per me in tanta noia che forse nemmeno alla fine di Titanic. Mi sono anche servite per maturare alcune riflessioni.

Quando Berlusconi ha detto che questa legge, la par-condicio, non esiste in nessuna altra democrazia occidentale e sembra piuttosto ridicolo che tutti i partiti possano avere lo stesso tempo a disposizione indipendentemente dal loro peso, posso anche essere d’accordo. Quello che Berlusconi dimentica (di dire) è che in nessuna altra democrazia occidentale esiste la stessa anomalia che esiste in Italia, in cui il già due volte Presidente del Consiglio e presidente del principale partito di centro-destra è anche proprietario di tre televisioni. Se prima si risolve questa anomalia, poi si può anche cambiare la par-condicio.

L’altra considerazione che vorrei fare è che ci vuole una legge che proibisca il ripetersi di interviste ai candidati come quella soporifera di ieri sera:

  1. perché sono noiosissime;
  2. perché servono a ben poco;
  3. perché il giornalista che modera è inevitabilmente portato ad essere moscio (per non dire prono) nei confronti degli intervistati.

La mia riforma dello spazio da concedere ai candidati premier in campagna elettorale (ovviamente se questi si rifiutano di presentarsi ad un faccia a faccia) è la seguente:

  • Il candidato premier si siede su una poltrona in uno studio senza pubblico (che io le claque proprio non le sopporto) davanti a una serie di giornalisti e a un moderatore;
  • c’è un tempo a disposizione da rispettare tassativamente (e fin qui niente di nuovo);
  • i giornalisti devono avere a loro disposizione un computer collegato a internet;
  • ogni giornalista deve avere vicino a sé un pulsante collegato ad una sirena.

Come si svolge il confronto? Nel modo più classico. I giornalisti fanno le domande, il candidato premier risponde. La differenza dove sta? La differenza sta nel fatto che i giornalisti, facendo il loro lavoro, con un computer davanti vanno immediatamente a verificare le affermazioni fatte dal candidato premier e nel caso questi abbia sparato una cazzata, suonano la sirena, che fa un rumore così fastidioso che chi parla è costretto ad interrompersi.

Facciamo un esempio pratico. Il candidato B (esempio casuale che presuppone ci sia un candidato A, nessun riferimento a persone o cose) afferma che “Vittorio Mangano non è mai stato condannato” (diciamo che questo esempio non è il massimo perché un giornalista dovrebbe essere tenuto a saperle senza computer certe cose). Il giornalista, che non ha ribattuto perché timido e insicuro, non so magari si ricorda male e gli viene il dubbio, digita su google “vittorio mangano” e verifica che Mangano è stato condannato più volte. A questo punto schiaccia il pulsante che ha di fianco a sé e fa suonare la sirena. Quindi prende la parola per spiegare che il candidato B ha detto una cazzata colossale e spiega per filo e per segno quali sono state le condanne, quando sono avvenute, quali sono i reati e così via. Il tempo che viene perso ovviamente non si recupera. Sono cazzi di chi ha detto la stronzata, così magari la prossima volta ci pensa due volte prima di dirla se vuole avere più tempo a disposizione. Credo che il metodo vada bene e possa essere applicato con successo per tutti i tipi di dichiarazioni: dati economici, leggi, affermazioni fatte in precedenza, eccetera. Secondo me il tasso di cazzate che vengono sparate nei salotti televisivi si abbasserebbe di brutto, per dirla come i giovani.

Va be’, domani (per chi ha deciso di farlo) si vota. Io ho già detto come la penso. Per gli indecisi mi sento di consigliare la lettura degli ultimi articoli sul sito Lavoce.info, che credo sia un esempio di imparzialità e correttezza senza pari.

Qui trovate un confronto tra i programmi suddivisi per tema.
Qui trovate la composizione molto probabile del Parlamento, con statistiche riguardanti il sesso, l’età, il titolo di studio, la “novità” e la fedina penale dei futuri parlamentari divisi per gruppo.
Qui un altro invito ad andare al voto.
Qui la verifica della correttezza delle affermazioni degli esponenti politici in campagna elettorale, sulla scia della mia sirena anti-cazzata (a dire il vero sono più io in scia loro).

Infine, una breve rassegna stampa di quello che dicono oggi alcune prestigiose testate straniere sulle elezioni in Italia:

New York Times
Times
Financial Times

La mia scelta (sempre che non fuoriesca con la matita dal quadratino) andrà a favore del Partito Democratico perché sono convinto che se qualcosa di buono può essere fatto in Italia oggi, lo può fare  Walter Veltroni, oltre ovviamente a condividere la maggior parte del programma del partito. Mi auguro che molte persone decidano di fare altrettanto tra domenica e lunedì e che martedì ci sia qualche bella sorpresa per il nostro Paese.

Buon voto (o gita fuori città) a tutti.

Perché il Signor Ponza andrà a votare (Io Sostengo)

Credo che andare a votare sia importante. Io ci andrò. Non ho la pretesa di fare cambiare idea a tutti quelli che leggeranno né pretendo che tutti leggano fino in fondo questo post che è decisamente più lungo rispetto alla media. Tuttavia, visto che ultimamente sto scrivendo con meno frequenza, direi che ho accumulato un bonus ragionevole nei vostri confronti.

Andare a votare è importante, dicevo. Sono convinto che fondamentalmente sia il più forte strumento di democrazia che noi cittadini abbiamo a disposizione. Non esercitare questo diritto sarebbe un vero peccato. Non esistono altri modi così diretti (anche se con l’attuale legge elettorale la cosa è un po’ meno diretta) per far sentire la nostra voce e avere in qualche modo influenza su coloro che ci governeranno.

La scelta dell’astensionismo, pur rispettabile, non mi convince affatto. Innanzitutto perché un alto tasso di astensione nel nostro Paese è molto improbabile (siamo il Paese con i livelli più alti di partecipazione elettorale al mondo) e, anche se paradossalmente andassero a votare in tre, il Parlamento si farebbe lo stesso. Infatti, come ben sappiamo, non esiste quorum per le elezioni politiche. Sicuramente qualcuno potrebbe porsi il problema se alle urne andassero a votare, per esempio, meno del 50% degli aventi diritto, ma proprio per i motivi di cui sopra, lo ritengo più che improbabile. Ecco perché credo che l’astensionismo sia, da questo punto di vista, cioè come arma di protesta nei confronti del sistema e della classe politica, inutile.

Capisco anche che qualcuno potrebbe decidere di non andare a mettere la croce sulla scheda perché non si sente pienamente rappresentato dai partiti e dalla classe dirigente attuali. Io credo che trovare il partito perfetto sia impossibile. Non esisterà mai un soggetto politico in grado di rappresentarci al 100%. Ma, così come nella vita, è importante anche accettare qualche compromesso, scegliere l’alternativa che tutto sommato pensiamo possa andare bene e rappresentare meglio i nostri interessi. Non si tratta esattamente di scegliere “il meno peggio”, quanto piuttosto di capire che si possono fare le cose non per forza tutte assieme, le conquiste si fanno poco alla volta e ci si può quindi accontentare di qualcuno che possa cominciare a realizzare il meglio per noi e per il Paese.

L’Italia vive un momento delicato e non andando a votare il rischio è quello di lasciare ancor più libere le mani ai politici. Il ruolo del cittadino è anche quello di far sentire la propria voce, tenere d’occhio i governanti, punirli o premiarli a seconda del loro operato. Col silenzio non si fa niente di tutto questo, si lascia ancor di più la strada spianata a chi talvolta dimentica che è chiamato a rappresentare noi e ad amministrare la res publica.

Non andare a votare significa inoltre che non ci si può lamentare perché le cose non vanno come vorremmo. Perché, fondamentalmente, che cosa si è fatto per cambiare le cose? O comunque per non farle peggiorare? Ma soprattutto che cosa si è ottenuto con la scelta di astenersi?

Invito quindi chi è ancora indeciso di utilizzare questi pochi giorni che ci separano dal voto per orientarsi: può essere utile fare un giro su i siti dei candidati premier, leggere i programmi, andare a qualche incontro pubblico, assistere ad un comizio, discutere con amici e conoscenti. Invito poi chi è orientato ad astenersi a riflettere se davvero il suo voto vale così poco da “sprecarlo” così.

PS: questo post è ispirato alla serie di post Io Sostengo, idea lanciata da Luca Conti e raccolta da molti miei colleghi blogger. Ho deciso tuttavia di fare un discorso quanto più neutrale e apartitico, per sottolineare l’importanza del voto a prescindere dalle situazioni. E’ una cosa che dovrebbe valere sempre, indipendentemente da queste elezioni.

PPS: Che poi se uno si impegna il mio orientamento politico lo capisce ugualmente.