Quando i bullizzati diventano cyber-bulli (e non dovrebbero)

Nelle ultime settimane ci siamo tutti appassionati a 13 Reasons Why su Netflix (grazie Slayena Gomez per aver prodotto la serie tv, ma anche grazie di esistere) e ci siamo sentiti tutti, almeno per qualche istante, come Hannah Baker, la protagonista. Certo, non con le stesse tragiche conseguenze, ma sicuramente “vittime” ripensando a episodi del nostro passato più o meno recente.

Hannah Baker 13 Reasons Why Gif

Mi sono però chiesto: le storie come quella raccontata in 13 Reasons Why ci insegnano davvero qualcosa? Non ne sono sicuro.

Le persone socialmente disagiate come il sottoscritto trascorrono molto tempo su internet, nello specifico frequentando quei mezzi di comunicazione che hanno di fatto sostituito le nostre vite sociali: i social network. In questi anni posso dunque dire di aver avuto un’osservatorio privilegiato su una realtà piccola (spesso ingigantita rispetto al suo reale peso, come quando in tv si parla del fantomatico “popolo del web” o quando ci si illude che i risultati delle elezioni politiche possano rispecchiare l’andamento dei trending topic di Twitter), ma comunque sufficientemente rilevante per analizzare alcuni meccanismi di interazione tra persone.

Sono stati proprio i social network a generare l’evoluzione più recente del bullismo, ossia il cosiddetto “cyber-bullismo” che è la stessa cosa, fatta però utilizzando strumenti telematici.

È scontato dirlo, ma diventare cyber-bulli è molto più semplice che farlo offline, nella vita di tutti i giorni. Se da un lato mi riesce abbastanza facile comprendere la leggerezza con cui si adottano comportamenti “vessatori” celandosi dietro a un nickname e un avatar, dall’altro rimango sempre più stupito nel vedere che i “bulli” sono anche (e soprattutto?) coloro che non ti aspetteresti mai, ossia coloro che fanno parte di gruppi o “minoranze” che sono state (e spesso sono tutt’ora) oggetto di bullismo.

13 Reasons Why Justin Gif

È quasi come se l’essere stati vittima di bullismo giustifichi l’essere a propria volta meschini, cattivi e vessatori (anche se solo a parole) nei confronti di altri utenti. Quando invece dovrebbe essere proprio il contrario: sapere che cosa si prova quando si viene bullizzati dovrebbe far scattare un ulteriore campanello d’allarme ed evitare di cadere negli stessi errori fatti da altri. È un carico di responsabilità.

Invece no, essere online, aver costruito un personaggio, un’immagine virtuale non necessariamente coincidente con quella della vita reale porta molti a dimenticare le conseguenze che può avere pubblicare un insulto, meglio se velato, solo per il gusto di raccogliere qualche like. O, ancora peggio, chiamare a raccolta tutti gli amici virtuali e ricreare le logiche del “tutti contro uno” per risultare “vincitori” in una discussione su Twitter. Anche perché sappiamo bene che in quei contesti non conta la forza delle argomentazioni, ma il numero di follower e di like. L’equivalente della popolarità in un liceo.

13 Reasons Why Gif Clay Jensen

Insomma, 13 Reasons Why dovrebbe averci insegnato che le azioni che compiamo nella vita reale hanno sempre conseguenze sulle persone di cui spesso non ci rendiamo conto; noi dobbiamo solo ricordarci che anche online vale lo stesso principio e non solo mentre siamo su Netflix.

Commenti via Facebook
Signor Ponza
Seguimi

Signor Ponza

Founder & Editor at Signor Ponza Blog
Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
Signor Ponza
Seguimi
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: