Grey’s Anatomy: 12 anni di pianti, fornicazioni e nonsense

Per quelli che come noi non hanno una vita sociale e non vogliono nemmeno provare ad uscire, oggi ricorre un compleanno importante, quello di Meredith e dei suoi colleghi superstiti. Dodici lunghi anni di Grey’s Anatomy in cui i nostri medici del cuore ci hanno fatto piangere, ci hanno introdotto al mondo della chirurgia, ma soprattutto hanno fornicato come dei furetti impazziti.

Shonda Rhimes, la sanguinaria, mi ha illuso per ben 293 episodi, un po’ come accade per le favole della Disney, in cui alla fine speri sempre di trovare il figo ricco con un cavallo o quantomeno una teiera parlante. Andiamo ad analizzare i quattro aspetti del Seattle Grace  che proprio non mi convincono:

Belli belli belli in modo assurdo 

[Dottor bollore ci manchi]

Io non so quanto voi frequentiate il Pronto Soccorso, ma su dieci medici, operatori, inservienti e parcheggiatori abusivi,  quanti ne trovate di così fighi? Forse uno. A Seattle se non sei almeno un mezzo modello non ci entri nemmeno da paziente, figuriamoci da chirurgo. E dato che sono dotati di un corredo genetico di tutto rispetto, si accoppiano come conigli in quegli stanzini delle attrezzature, ovviamente durante il turno di lavoro, che ciao furbetti del cartellino levatevi proprio. L’ultima volta in ospedale ho avuto paura ad entrare in bagno e trovare due ostetriche intente a controllarsi la patata, per dire.

Dubbie abilità infermieristiche 

A parte quel classico rumore durante gli interventi, che somiglia ad uno che beve la coca con la cannuccia, non c’è traccia di fluidi corporei, pappagalli e padelle nel postoperatorio, cateteri, aghi e deflussori, niente di niente. Gli infermieri in questo posto hanno un ruolo solo se devono chiudersi nel suddetto stanzino, altrimenti sono figure blu che fanno solo arredamento. I medici, invece, girano con i loro tablet, probabilmente applicando delle medicazioni wireless che noi non vediamo. 

Calamità naturali e numero di decessi

In una serie così longeva è normale che ci sia un ricambio dei protagonisti, ma Shonda Rhimes probabilmente da piccola sarà stata vittima di bullismo, le rubavano la merenda o le tiravano il cancellino, perché la cattiveria che mette nel far fuori i personaggi è eccezionale. Seattle è teatro di attentati, sparatorie, tifoni, piogge torrenziali, pandemie e tutto quello che riuscite ad immaginare, tanto fuori dal comune che manco Don Matteo e Jessica Fletcher si sono mai spinti fin lì. Non importa quanto sia forte il personaggio, se deve sparire, sparisce senza troppi complimenti. A volte la serie ne risente, e io dopo due anni mi trovo ancora a ripetere tra me e me “Cristina, dove sei?”. Una menzione particolare per Bokhee, la donna che ha sopportato mille tragedie ma che resiste forte come il riporto di Donald Trump.  

Matrimoni ed eventi 

Tranne che per le sorelle scoperte o ritrovate, e le mille declinazioni della famiglia Shepherd, quasi nessuno ha parenti presenti negli avvenimenti importanti. Passano da lì per un’operazione piuttosto, ma non si celebrano avvenimenti in presenza di zii e cugini, nonni e nipoti. I matrimoni decisi il giorno prima, se non sono celebrati con un post it, si svolgono in luoghi inconsueti, e gli invitati non trascorrono, come noi, delle ore dal parrucchiere, ma si cambiano negli spogliatoi dell’ospedale ed escono fighe come per la sera dei Golden Globe.

Nonostante queste considerazioni, questa sera sarò lì con il pigiamino, il plaid d’ordinanza e la lacrima facile, per continuare a seguire i miei medici preferiti, finché non moriranno nell’implosione dell’ospedale.

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Diana Prince

Sono nata su un'isola e continuo a viverci. Ho una cultura appena sotto la media, ma da quando riesco ad avere accesso veloce a Google si nota appena. Odio arrivare in ritardo, ma anche arrivare in anticipo. Proprio per questo non mi presento mai da nessuna parte. Dopo aver visto diplomare Donna Martin non mi è rimasto nessun altro sogno nel cassetto.
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