Le 10 reazioni quando dici di studiare Lettere

Sembra ieri – ma che dico? è proprio ieri – che, fresco di maturità (e per «fresco» intendo davvero, visto che per tutte e tre le prove scritte fui piazzato nel banco in prima fila davanti al ventilatore, che manco un concerto di Beyoncé) – dicevo – sembra ieri che cacciato a calci nel c**o dignitosamente licenziato dai miei studi superiori sfidavo un afoso pomeriggio padano di luglio, gioiosamente incedendo verso il Libraccio più vicino pronto a sbarazzarmi di tutti i libri di matematica, fisica e scienze. In realtà ebbi qualche titubanza all’inizio: conservarli come reliquia di un passato che già vedevo lontano? Una visione in sogno di mia madre che mi tira a dietro l’intera collezione di minerali in allegato al Corriere fatta a 7 anni mi dissuase. Come dite, non era un sogno? Un’altra ipotesi era quella bruciare tutto, lasciando che fosse il fuoco purificatore del rogo a mondare quegli infernali libelli di occulte scienze alchemiche. Alla fine, figlio della società del profitto, ebbe la meglio l’idea di lucrarci sopra e rivendere tutto, tanto più che, ça va sans dire, gli austeri volumi erano tutti gloriosamente intonsi e, quindi, potenzialmente latori di una discreta cifretta da investire in birre al luna park dell’idroscalo in caramelle haribo al bar dell’oratorio.

Liberarmi di questo fardello fu un vero e proprio rito di passaggio: in certe culture ti mandano a sopravvivere da solo per una settimana nella foresta equatoriale, a me bastò riappropriarmi della certezza che gli ‘integrali’ fossero solo dei cereali. Ero ormai proiettato verso il futuro, con una sola sicurezza (due se contiamo anche quella che Seth e Summer sarebbero tornati insieme): avrei fatto Lettere. Sapevo cosa mi sarei dovuto aspettare dal punto di vista accademico, nessuno invece mi aveva avvertito sugli effetti che questa scelta avrebbe avuto nella relazione io VS resto del mondo. A dieci anni di distanza e due lauree in Lettere Classiche da quel momento ho accumulato un discreto pacchetto di differenti reazioni alla terribile confessione «faccio Lettere». Procediamo.

1) La reazione dei tuoi genitori

ti infili da solo nei guai

Ci vogliono bene, assecondano il nostro desiderio, ma lo spettro di un più difficile collocamento nel mondo del lavoro li spaventa e, pacatamente, cercano di farci riflettere sulla nostra scelta, dimenticando che noi vogliamo soltanto cingerci in pepli di lino e danzare cantando sulle cime del Parnaso col capo inghirlandato da corone intrecciate di molli acanti.

2) La reazione di tua nonna

mi commuove

Una volta, facciamo anche tre o quattro, che avrete chiaramente spiegato che «fare Lettere» non significa lavorare alle Poste, le vostre nonne saranno fiere di voi e riferiranno con orgoglio la notizia a tutto il club di Burraco. Per quelle che dovessero mostrare più a lungo qualche riserva sviatele con un semplice «ho un po’ di fame» e per i successivi cinque o sei mesi dovrebbero essere impegnate a salvarvi dall’anoressia, dimenticando tutto il resto.

3) La reazione dei vostri ex compagni di classe

«Beh sì, avrò alcuni esami di latino, di greco…»

scema

4) La reazione del/la tuo/a prof. di lettere del liceo

Ti guarda, sorride, allarga la prospettiva al resto della classe, ripensa all’ultima versione, alza gli occhi al cielo, un sospiro e

in bocca al lupo

5) La reazione dei tuoi amici

Il vero amico, si sa, non è quello che appoggia sempre acriticamente le tue scelte, ma quello che, quando crede che tu stia commettendo un errore, cerca di fartene avvedere, se ti ha molto a cuore, anche in maniera piuttosto animosa.

gran cogliona

6) La reazione di chi ha fatto il Classico

Non importa se il soggetto in questione marciava a suon di quattro in ogni versione, se per lui il supino non era ed è altro se non un modo di sdraiarsi, una persona che ha fatto il liceo classico sorvolerà su queste inezie del passato e, ormai maturato e convinto di come sia stata fondamentale per lo sviluppo della sua persona la conoscenza del paradigma di fero, ti darà sempre la sua incondizionata approvazione.

adoro

7) La reazione dello studente di Economia

credenziali

Non dobbiamo fargliene una colpa, ma i nostri colleghi economisti sono abituati a ragionare secondo le fredde regole del mercato e la legge della domanda e dell’offerta è la loro chiave di lettura del mondo. Pertanto è la solo la curiosità nei confronti di una Weltanschauung totalmente aliena alla loro che li spinge a interrogarci su quale sia la nostra offerta alle domande del mercato. Tuttavia a noi questo modo di ragionare appare nient’altro che l’emblema di un mondo dove il profitto ha preso il sopravvento sull’humanitas dell’individuo e, per obnubilare la nostra mente da questi tristi pensieri, ci abbandoniamo al delirio bacchico invasati come menadi all’ombra del Citerone.

tina vino

8) La reazione dello studente di Giurisprudenza

Il giurista bazzica il mondo delle Lettere. Il giurista ha studiato diritto romano e filosofia del diritto, perciò ci rispetta. Il giurista è nostro amico.

gran fico

9) La reazione dello studente di Lingue

Gli studenti di lingue straniere sono i nostri cugini furbi. Ci scrutiamo a vicenda a Filologia Romanza o Storia Moderna, senza mai mischiarci del tutto, anche se spesso loro vorrebbero.

sono una di voi

10) La reazione dei tuoi compagni di corso

Abituati a vessazioni continue noi studenti di Lettere facciamo fronte comune e rispondiamo agli attacchi come solo noi sappiamo fare, dantescamente.

non ti curar di lor

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alepuntoacapo

maestrino dalla penna rossa che vede sempre il bicchiere mezzo pieno (preferibilmente di gin tonic), strenuo difensore dei valori fondanti della cultura occidentale impersonati dalla poesia omerica e dalla discografia di Raffaella Carrà, ricercatore di antichità per passione e per professione, ho la chioma celtica, il nome greco, il cognome ebraico, ma qui vi parlo di latino.
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