Le 5 ragioni per cui non fare un account su Twitter

Sono un affezionato utente di Twitter fin dai primi cinguettii della piattaforma di microblogging (ogni volta che lo chiamate “social network”, un ingegnere della Silicon Valley muore) che ha per simbolo l’uccellino blu. Cioè fin da quei tempi in cui il livello di vitalità degli utenti italiani era pari a quello odierno di Google+. E ancora si scriveva in terza persona. Oggi gli utenti sono cresciuti, così come la popolarità del mezzo.

Sappiate inoltre che se non mi followate vi cadrà il pisello. E se siete donne vi crescerà per poi cadere.

Tuttavia, esistono alcuni elementi che, soprattutto negli ultimi tempi, mi infastidiscono e che ho qui di seguito elencato dando il via alla mia personalissima rubrica “5 motivi per cui non…”. Che chissà se avrà mai un seguito, intanto facciamo questo pilot in cui vi spiego i 5 motivi per cui non fare un account su Twitter:

  1. Beliebers, Directioners, Haters, Shippers. Tradotto in un linguaggio leggermente più comprensibile: orde di bimbominkia che con i loro hashtag prendono quotidianamente in ostaggio i trending topic per chiedere al loro idolo di non cancellare l’account o, in alternativa, per fare gli auguri al suo criceto.
  2. Quelli che fanno finta di essere amici dei vip. Li salutano calorosamente, chiedono loro come stanno e come stanno i figli fingendo una lunga conoscenza. Dopo qualche twit, se la celebrità di turno (robe del calibro di Eva Henger) ha dato segnali (=ha risposto a monosillabi e con tante k al posto delle c), allora partono alla carica chiedendo di essere seguiti. Datemi una P. Datemi una O. Datemi una R. Datemi una A. Datemi una C. Datemi un’altra C. E datemi una I.
  3. I vip stessi. Dei quali ho già parlato abbondantemente in questo pluripremiato (?) post che mi è valso addirittura la citazione sul Venerdì di Repubblica.
  4. Gli utenti che ti followano e se tu non ricambi entro i cinque minuti successivi ti defollowano
  5. I wannabe battutisti. Peggio ancora se le battute nemmeno se le inventano, ma le traducono dall’inglese. Non farò nomi ma abbiamo capito tutti di chi parliamo. Sì, siamo in provincia di Roma. Ma non è nemmeno l’unico.
  6. (fuori categoria e premio della critica) Flavia Vento.

PS: sono gli ultimi giorni per votarci ai Macchianera Italia Awards 2012. Ci trovate nella categoria “5. Miglior Promessa” e se vinciamo facciamo come Iva e caghiamo sul palco (cit. Filodrama).

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