Starbucks in Italia: perché ne avevamo bisogno

“Ah, che bellu ccafè! Sulo a Napule ‘o ssanno fá…” e invece pare di no.

Dopo anni di biglietti RyanAir comprati esclusivamente per farsi le foto con in mano un frappuccino, Starbucks, la catena di caffè più famosa al mondo, apre anche in Italia, a Milano.

basic bitch starbucks

Le polemiche ovviamente non sono mancate e poco non c’è mancato che la decisione dell’apertura di una filiale Starbucks non sia dovuta passare al vaglio della Giuria Popolare di Grillo. Il motivo principale di tale polverone? Ovviamente il fatto che gli italiani non bevono l’acqua sporca, ma il vero caffè, quello con la cremina o se siete sopra i quaranta, quello con la K.

Adesso, siccome con la globalizzazione potremmo anche imparare a conviverci in modo sano, non vedo perché uno che ama il caffè lungo o il Pumpkin Spice Chai Latte (e se non lo ami, fatti curare da uno bravo) non può andare a spendere i suoi 15€ da Starbucks. Oltretutto, come se le novità non bastassero, Starbucks porterà in piazza Duomo una foresta pluviale di palme e banani che neanche fossimo sul lungomare di Rio de Janeiro.

Ecco quindi alcuni motivi per cui di Starbucks ne avevamo bisogno.
Sì, anche in Italia.

Il caffè

Già, il piacere di bere un caffè è molto di più che bere un caffè, ma è soprattutto scrivere sui social che se non ne bevi almeno 3 tu dal letto neanche ti alzi. Però in effetti da Starbucks puoi avere una selezione molto più ampia di quello che troveresti in altri bar: dal cappuccino, al ristretto o all’americano, dal latte macchiato al chai latte, dall’iced coffee al frappuccino, al caramel macchiato. Insomma non a tutti piace per forza solo il caffè espresso quindi perché no? E non dimentichiamo le proposte speciali: tipo il gingerbread latte per Natale.

pumpkin spice latte starbucks

L’ambiente cool

Le città si popolano di locali hipster e cosy dove trovarsi con gli amici per un caffè o far finta di lavorare al proprio Mac mentre in realtà giocate a Candy Crush, siamo costretti sempre più a trovarci davanti quei miseri cartelli con su scritto: “Non abbiamo il Wi-Fi, parlate tra di voi“. Mi chiedo ancora chi sia il cretino che ha partorito un’idea del genere. E anche basta con i bar che non hanno prese a disposizione per ricaricare l’iPhone o divanetti su cui passare un paio d’ore quando fuori fa freddo.

Cambio anagrafica

È vero che la maggior parte dei baristi di Starbucks sono stranieri trasferitisi a Londra in cerca di fortuna, però sembra quasi che finora abbiano vissuto su un altro pianeta per come storpiano i nomi più comuni quando devono scriverli sulla tua cup. E voi che pensavate di uscire semplicemente per prendere un caffè e vi ritrovate invece a dover cambiare il passaporto?

Il collezionismo

Diciamocelo, per molti Starbucks non è altro che un Hard Rock Café per i fan di Britney Spears. Quanti di voi infatti ad ogni viaggio corrono a comprare una tazza da frappuccino con il nome della città in cui si trovano? Very cool.

Non siete frizzantini all’idea di avere la tazza di Milano sulla mensola della cameretta? Se volete quella di Milazzo invece, ci abbiamo già pensato noi.

Insomma ci meritiamo anche noi italiani di poter andare da Starbucks, o no?

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clippermark

Ho 26 anni e sono nato in Abruzzo anche se negli ultimi anni ho iniziato a cambiare città come le mutande. Vado spesso in Germania per cercare di capire come mai mettano l’ananas sulla pizza ma voglio viverci da quando ho scoperto che mi piace. Da ormai 4 anni scrivo ricette sul mio blog "Una cucina per Chiama" ma tutto è iniziato quando da piccolo ho visto in TV Antonella Clerici: io però ho imparato a cucinare.
Dicono di me: "stai sempre in giro", dico di loro: "fatevi i cazzi vostri".
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