Dello slut shaming e del campare cent’anni

So che vi siete chiesti che fine abbia fatto in questo periodo, alcuni mi hanno anche mandato delle lettere minatorie, i tabloid mi hanno teso agguati atti a minare la mia vita privata. Ma in realtà ero sempre qui a contemplare la misera finitezza della nostra esistenza come ogni mattina. Detto questo, ieri era il 1 aprile, giorno noto per la goliardica tradizione di farsi scherzi di dubbio gusto. Eppure quest’anno il 1 aprile verrà ricordato non per scherzi di merda che non fanno un ridere un cazzo di nessuno, ma per una sorta di Civil War che è partita sul Twitter così cruenta ed efferata che c’erano Capitan America e Tony Stark a lurkrare al pc insieme ridendosela di gusto.

caaap
Ma come è partito il più grande evento virale social dopo i Rayban a 9.90€ su Facebook? Per farvela breve si è partiti con un domino di frecciatine più o meno velate ad altri utenti, riguardanti principalmente la vita privata di questi ultimi. Da qui mi è venuta l’idea brillante (beh?) per questo post.

Prima però di addentrarci in questa faccenda, ho chiesto alla LuckyLady Lombarda aka @ilbrembils86 di volermi dare un contributo cultura relativamente a tutto il fenomeno dello Shade su internet:

***Piccolo Vademecum dello Shade***

Dal momento in cui la parola “SHADE” (letteralmente “ombra”) ha fatto il suo ingresso nel linguaggio dell’internèt, sull’onda del grande successo di programmi TV quali “RuPaul’s Drag Race”, “Real Housewives” e “Bad Girls Club”, il suo utilizzo ha avuto un boom paragonabile solo a quello del bustino di Wendy Windham durante una puntata dei Cervelloni.

wendy

Il concetto di SHADE nacque nei bassifondi della cultura clubbing deli anni 70-80, dove la cultura latina, black e LGBT si unirono tra loro dando vita ai fenomeni del Vogueing e della Ball Culture, ben rappresentati dal documentario “Paris Is Burning” (Jennie Livingston, 1990); in uno dei momenti chiave del film, la drag queen Dorian Corey spiega:

Se io ti dicessi con tono altezzoso, “Dolcezza, hai fatto bene a risparmiare per comprarti quegli occhiali” è palesemente SHADE. Non sto insultando direttamente gli occhiali o te, è implicito nel mio tono di voce o nel contesto nel quale te l’ho detto. Perché tu stesso sai che sono brutti.

reading

Se invece ti dicessi direttamente “I tuoi occhiali sono brutti. Punto”, quello è un READ (letteralmente “lettura”). Lo SHADE, quindi, deriva dal concetto di READ. Nella cultura drag, un’artista che si rispetti non deve eccellere solo nel look e nelle performance ma deve soprattutto avere le spalle larghe in caso di catfight, tanto che esistono veri e propri contests di READING  chiamati “Libraries” (Biblioteche).

Ricapitolando:

· THROWING SHADE – criticare o fare ironia in merito a qualcosa/qualcuno senza citarlo apertamente, tanto che spesso l’oggetto della critica non capisce o non lo viene a sapere.
simoblatta
· READING – criticare o fare ironia in modo diretto ed inequivocabile, spesso senza diritto di replica.

readingggg
· SERVING TEA –  deriva da T, iniziale di Truth (verità); “serving tea” (offrire del thè) nel gergo significa sparlare tra amici degli ultimi gossip, in parole semplici “spettegolare”.

tea

*** Fine Piccolo Vademecum dello Shade***

Chiuso il momento culturale, passiamo alla ciccia: perché ci sentiamo chiamati a giudicare il modo in cui gli altri vivono la propria vita sessuale/affettiva?

Piccola premessa. Io credo che sia naturale, che faccia proprio parte del corredo cromosomico del genere umano, avere un’opinione sulle cose, meno lo è la necessità di doverla trasformare in un giudizio di valore da comunicare ai quattro venti manco si fosse detentori di un’arcana sapienza. Posso capire a voi effettivamente in che modo danneggia il modo di vivere degli altri?

unimpreFinché una scelta altrui non limita la vostra libertà, cosa concretamente vi tange così tanto da farvi sentire in dovere di esprimere su un social network la vostra sentenza in maniera più o meno diretta?

Parliamo di diritti civili, di uguaglianza, quando poi non sappiamo accettare le scelte di vita di qualcun altro, solo perché diverse dalle nostre. Cosa c’è di diverso tra chi insulta due ragazze che si baciano da chi insulta una persona perché è libertina? Ve lo dico io: niente. Sono due forme di pregiudizio e fanno schifo allo stesso modo. Non siete diversi dagli omofobi, perché questi ultimi non fanno altro che criticare la scelta di una persona di avere una vita sessuale diversa dalla loro. Avere ancora la concezione della sessualità e della vita amorosa in voga nei peggiori paesi della provincia di Avellino del 1947 significa non accettare che uno con il proprio corpo e con i propri sentimenti può fare proprio quello che vuole con chi vuole e quante volte vuole, se lo vuole.

Se un uomo o una donna, in libertà e nel pieno delle loro facoltà, vogliono avere tanti partner quanti sono i gioielli della corona della Regina Elisabetta devono poter essere liberi di farlo senza dover sentire il peso del giudizio di nessuno. Se una donna decide di non avere figli e si fa legare le tube, io e voi non siamo nessuno per giudicare. Se una coppia decide di avere rapporti con terzo insieme o in maniera separata, finché a loro sta bene, ma a voi cosa toglie? Con quale titolo riuscite a definire concetti quale “giusto”, “sbagliato”, “morale” ed “etico”? Non ci son riusciti i grandi pensatori, ci riuscite voi? Forse la domanda è da porsi è “perché mi dà così tato fastidio?”.

drink

Magari il punto è una psicologia spicciola che vi vorrebbe invidiosi dell’altro. Oppure i vostri schemi culturali (Avellino ’47) non accettano certi comportamenti. O magari ci son strascichi emotivi che vi fanno avere un giudizio non razionale sulla faccenda. Più semplicemente siete forse delle teste di merda. Io a volte non condivido le scelte di altri in campo affettivo, ma il punto è che magari quello che sono, il mio modo di essere, mi rende restio a quelle scelte, ma chi sono per dire che quello è sbagliato? Ci vuole un ego enorme per credere che 8 miliardi di persone debbano vivere secondo il mio metro di giudizio.

E badate bene, qui non voglio generalizzare né dire “Allora vale tutto”. Io qui vi invito a farvi i cazzi vostri, senza giri di parole. Volete fare una battuta? Bene. Volete commentare con i vostri amici? Lo facciamo tutti (come abbiamo imparato qualche riga in su “Serving Tea”). Volete fare encicliche sui social o lanciare frecciatine più o meno direzionate perché credete che il mondo stia aspettando il vostro parere? Ebbene, I’m so sorry to break it to you: non ce ne fotte un cazzo.

xxxxxxxxx

Commenti via Facebook

solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: