I 10 migliori film horror del nuovo millennio

A me i film horror spaventano. Spaventano a tal punto che spesso preferisco guardarli al mattino, nel momento più innocuo e meno minaccioso della giornata. Del resto, se non mi facessero paura, probabilmente non avrebbe nemmeno senso questa mia passione per l’orrore. Ma non solo.

Purtroppo si tende spesso a sottovalutare il film di genere, pensando sia qualcosa di cheap e destinato ai limoni degli adolescenti (a proposito, ecco i nostri horror da limone preferiti). Quando al contrario, l’horror nasconde dentro di sé qualcosa di molto più profondo e radicale. Se un film horror brutto può far ridere, uno bello può farti pensare. Ma un film horror capolavoro (e ce ne sono), può avere una risonanza impensabile sulla visione che abbiamo delle cose.

Ecco perché ho deciso di raccogliere, in rigoroso ordine cronologico, quelli che sono, a mio giudizio, i migliori film horror degli ultimi 20 anni, dieci capolavori che, per un motivo o per l’altro, hanno cambiato per sempre le regole del gioco. Brividi anche per cuore e cervello.

Ginger Snaps (2000)

Avete presente quei film che hanno un titolo brutto (in italiano Licantropia Evolution, mi rifiuto), effetti speciali pessimi e una messa in scena da 2 dollari? Ecco. Non fermatevi alle apparenze. Ginger Snaps è, senza timore di smentita, uno dei film più potenti e che meglio raccontano cosa significhi essere adolescenti. Le paure, ma anche la frenesia e l’eccitazione per un corpo che cambia e la scoperta del sesso: un parallelismo riuscitissimo tra cosa sia mostruoso e cosa naturale, tra la fame di carne e quella della conoscenza, tra morte e vita. Immaginate un episodio di Buffy girato da David Cronenberg. Liberatorio.

Kairo (2001)

Tutta la gloriosa epoca del J-Horror è ormai purtroppo finita, ma ci ha lasciato delle perle ancora oggi fondamentali. E se gli originali Ringu e Ju-On sono stati i film più fortunati del periodo, in realtà è Kairo (Pulse per i mercati occidentali) il vero e proprio pinnacolo di quell’era. Lasciate stare i film di Sofia Coppola: se cercate una pellicola che parli davvero di cosa sia oggi la depressione e la solitudine, guardate questo. Ecco un’altra faccia dell’horror: il senso insopprimibile di un destino che non si può evitare. Kairo ci rivela la verità più terrificante: il mondo degli spiriti non solo esiste, ma è identico a quello dei vivi, anch’esso dominato da una tristezza ineludibile, da un vuoto cosmico a cui non ci si può sottrarre. Capolavoro nei secoli.

The Descent (2005)

Non amo particolarmente lo splatter né i bagni di sangue. Ma The Descent ne è la fantastica eccezione. Capolavoro di azione diretto da quel genio di Neil Marshall (regista anche di alcuni episodi cardine di Game of Thrones, tra cui l’iconico Blackwater), è film protofemminista: la discesa nelle viscere della terra di un gruppo tutto femminile di speleologia ha un sapore vagamente uterino, matrigno e terreno. Certo, quello che troveranno al di sotto della superficie è completamente un altro discorso. Scenografie da manuale del cinema. Astenersi claustrofobici.

Lake Mungo (2008)

Un gioiello. Lake Mungo è un minuscolo film australiano girato in stile mockumentary, che passa costantemente dal dramma familiare all’horror psicologico, senza soluzione di continuità. Il lutto per la morte di una ragazza diventa la scintilla che fa partire il delicato meccanismo a orologeria del film: proprio come un effetto domino, enigma dopo enigma ci muoviamo in un’atmosfera rarefatta, nebbiosa, piena di segreti e bugie come in ogni famiglia che si rispetti. Non sono gli spaventi a reggere il film, piuttosto il senso di mistero e di angoscia che pervade ogni singolo fotogramma, così opprimente da lasciare lo spettatore senza fiato. L’ho visto quasi 7 anni fa, e non l’ho ancora dimenticato. Credits finali da non perdere. Struggente.

The Road (2009)

Il libro di Cormac McCarthy era terrorizzante. Ma il film di John Hillcoat ti mangia letteralmente l’anima. The Road forse non è un film horror in senso stretto, eppure è la cosa che più somiglia all’orrore puro, quello che ti svuota di ogni speranza e che trasforma l’esperienza di visione nell’incubo che tormenterà le tue notti per i mesi successivi. The Road lo vedi una volta e probabilmente non vorresti più riguardarlo, e anche per questo rimane uno dei film più potenti degli anni 2000.

Quella casa nel bosco (2012)

Esistono due grandi ere dell’horror americano. Prima e dopo Quella casa nel bosco. Il film ha fatto tabula rasa della grande tradizione hollywoodiana, sparigliando le carte e dando al genere nuova linfa, esattamente come Scream ha fatto negli anni Novanta con il genere slasher. Drew Goddard, già sceneggiatore per Lost, Alias, Buffy e candidato all’Oscar per The Martian, fa il miracolo: un horror con un colpo di scena shoccante e che cambia il corso del racconto ogni 10 minuti. E la sequenza finale è tra i momenti più esaltanti e divertenti e metacinematografici degli ultimi 20 anni di cinema. Iconico.

Goodnight Mommy (2014)

Premessa. Se c’è un popolo che fa paura sono gli austriaci. Se poi aggiungete al mix due gemelli inquietanti, una madre completamente bendata reduce da un intervento di chirurgia estetica e una casa spigolosa fatta di vetro e geometrie, ecco che Goodnight Mommy diventa un vero e proprio incubo a occhi aperti. Un film minimale, apparentemente glaciale, ma sotto la cui superficie si nasconde un caos infernale e brulicante, fatto di riflessi e specularità, di ribaltamenti delle prospettive ed equilibri così delicati che in ogni momento la situazione sembra sempre sul punto di deflagrare. E quando arriva il degenero, beh, allacciate le cinture. 

It Follows (2014)

A mani basse non solo il miglior horror degli ultimi 10 anni, ma uno dei film tout court più importanti dell’ultima decade. Una messa in scena completamente giocata sulla tensione, con un accompagnamento musicale, una fotografia e una regia che farebbero invidia al regista più in voga della scena indie attuale. Il capolavoro di David Mitchell è una riflessione affilatissima sul sesso e sulla paura della sessualità nel XXI secolo, tanto da farne un film attualissimo e imprescindibile. Sequenze da antologia, un “villain” agghiacciante e un cold open indimenticabile. Maika Monroe scream queen definitiva.

The VVitch (2015)

Se pensate che sul tema della caccia alle streghe sia stato già detto tutto, allora non avete visto il gioiello di Robert Eggers. Perfetto nella ricostruzione storica (siamo nel New England dei primi del 1600), ancora più impeccabile nella regia e nella scrittura, che va ben oltre la chiara e già abusata metafora di quelle che sono le estreme conseguenze della repressione sessuale e culturale. Il film è basato tutto su l’orrore che succede al di fuori dell’inquadratura, teso verso un climax finale a tratti insopportabile. E dopo The VVitch non guarderete mai più una capra con gli stessi occhi.

Under the Shadow (2016)

Ci sono film horror. E poi ci sono film che, incidentalmente, sono anche horror. Under the Shadow non è un film perfetto ma ha il grande merito di utilizzare il genere cinematografico per raccontare ben altro. Siamo a Teheran negli anni ’80, la guerra è alle porte e l’angoscia e la paura che derivano dalla situazione storica si traducono in un orrore ancestrale, quello fatto degli spiriti della tradizione (in questo caso, per i fan di American Gods, è proprio il Jinn). E in confronto alle bombe che cadono (letteralmente) dal tetto di casa, i fantasmi fanno decisamente meno paura.

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Filodrama

Sono nato sabato grasso di Carnevale e vabbè, ho già detto tutto. Mi piacciono le montagne russe e i parchi di divertimento, la perfezione degli alberghi, le poltrone. Non mi piacciono le persone che vincono nella vita. Ho un brutto rapporto con l’entusiasmo, nel senso che non ce l’ho quasi mai e quando mi viene sarebbe meglio non averlo. Ho studiato cinema ma faccio tutt’altro, non colleziono cose simpatiche e non ho un hobby da rivendermi nelle conversazioni con la gente. Vivo a Milano, e la amo senza riserve.

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