Chi ha incastrato Annabelle Bronstein? #2

Cercare di sopravvivere ad una notte insonne al lavoro è sempre stato difficile. Soprattutto quando in realtà della nottata precedente non ricordo una beneamata ceppa. Ho deciso di raccontare il curioso avvenimento alla mia collega. Lei che sa tutto di me. Rimane un po’ basita dell’accaduto, come ovvio, e immediatamente inizia a darmi consigli su come potrei rintracciare sto Mimmo. Le sfugge che io ho il suo numero di telefono.

Inevitabilmente però mi viene da chiedermi se io ho voglia di rivederlo. In realtà, questo tizio, mi ha presumibilmente drogato, visto che ho un buco di almeno sei o sette ore che non riesco minimamente a ricordare. Decido con la mia collega che è il caso di mettermi a googlare un po’ random per carpire delle informazioni. Ovviamente dopo un’oretta scarsa di niente, decido di abbandonare l’idea e finalmente nella mia testa si materializza un’idea concreta. Mandargli un sms. Semplice. Non mi sono spinto neanche oltre ad essere sincero. Avrei potuto scrivergli su What’sApp in effetti.

Ma no, poi tutto lo stress della spunta e doppia spunta. Ma chi ha le forze di subire un sopruso del genere? Sticazzi no? Decisa la strategia devo però mantenere una linea che per quanto mi riguarda, sia la più vaga possibile. Che è notoriamente semplice conoscendomi. Einvece. Decido di buttargli li un vago, freddo e distaccato “Come va la giornata?”. Si, impreciso e poco pretenzioso cerco il numero dalla rubrica e alla velocità della luce premo il tasto invio. Senza cura. E senza troppe aspettative sulla risposta.

Passa tutta la mattinata, ed in effetti una risposta non c’è stata. La mia collega, mi ci ritelefona prima di staccare. “No, non mi ha risposto” e chiudo. Mentre salgo in macchina per tornare a casa in realtà mi arriva un messaggio. “Tutto bene, grazie. Ancora mi riprendo da ieri sera. Ma che abbiamo fatto?”. E’ Mimmo che risponde. Balordo di un Mimmo mi sta prendendo per il culo o sbaglio? Per strada decido di mettere al corrente la sapiente Du Barry. La mia fida amicah che sa sempre tutto.

“Tesoro ma ti è piaciuto? Se ti è piaciuto è già una cosa positiva. Poi cosa te ne importa se quello era il fidanzato. Magari potreste diventare una Troppia. Io penso che la troppia sia il futuro degli omosessuali. Dopo quanto tempo di stufi di scoparti una persona? Pensa che se hai anche un numero due a disposizione, puoi giocare molto più di fantasia. Ma poi cosa ti interessa di questo Mimmo. Non sai assolutamente nulla di lui. Probabilmente non lo rivedrai neanche più… Non ti pare?”.

Bene. Adesso si che mi si sono chiarite le idee. Soprattutto perché la triste realtà vuole che io un’idea di Mimmo in realtà non ce l’abbia affatto. Non mi ricordo nulla. E quando lo chiarisco alla Du Barry lei in realtà mi piscia perché lo stava chiamando un tipo sul telefono di casa. Robe da Sip. Che inevitabilmente non sedano alcun dubbio anzi, ne alimentano altri centotrenta mila. A questo punto, mentre rincaso penso che in realtà la mia è tutta curiosità. Di ricordare chi  e cosa abbiamo fatto. Si, sono una pettegola.

Mi poggio sul letto, e decido, finalmente, di riposare un po’. Mentre sono li intento a pensare ad una risposta per Mimmo, in realtà mi addormento e abbandono totalmente la mia forma terrena.

Tre ore dopo.

Mi sveglio sudato in preda ad un incubo. Molto sudato. Non mi ricordo per niente il sogno, come mi succede spesso, purtroppo, anche se. Guardo il telefono e trovo due messaggi. Uno è di Mimmo: “Programmi per la serata?”. L’altro è della Du Barry. “Questa sera andiamo ad una festa di compleanno. Mi raccomando. Vestiti carino. E… Non mi rompere il cazzo vieni con me”. Rispondo subito alla Du Barry, e ignoro Mimmo. Insomma Mimmo chi cazzarola sei? Anche meno. NO?

In assoluto ritardo, come al solito, passo a prendere la Du Barry. Passiamo i successivi quarantacinque minuti a cercare parcheggio a Pizza Vittorio. Cosa davvero impossibile. Nel frattempo vagliamo le opzioni della serata:
A) Ubriacarsi. B) Limoni. C) Limonare ubriachi. Siamo entrambi proiettati verso l’opzione C. Appena arrivati come dei gatti in calore iniziamo a trangugiare alcool e a spruzzare ferormoni. Ovviamente nessuno ci si stra-incula. Nel bagno troviamo un glory hole in cartongesso che viene utilizzato per scrivere gli auguri di compleanno per il festeggiato. Un’idea divertente. Per questo aggiungiamo l’opzione D) Chiudersi in bagno con qualcuno.

Parliamo del più e del meno con chi ci capita, ma in realtà l’età media è riassumibile in due semplici macro gruppi: i minorenni e gli over 38. Gli over 38, anzi alcuni di essi, scatenano reazioni inaspettate nei nostri apparati riproduttori. Ma non ci filano neanche per errore. I minorenni (ovvero un folto gruppo di ragazzi nati negli anni ’90) ci danno chiacchiera. Ma hanno ancora i brufoli in faccia. Ed ecco, non sono il nostro genere. Mentre eravamo impegnati a riempirci i bicchieri e a cercare del prosecco però qualcuno suona alla porta.

Taglio la conversazione con il minorenne che ho di fronte, incentrata principalmente su tutto quello che si è perso degli anni 80. Di cui io in realtà ricordo solo degli orribili costumi di carnevale. Fingo di andare in bagno e di sottecchi sbircio la porta. Mi chiedo, quasi istintivamente chi abbia suonato. Dal lungo corridoio riconosco un viso famigliare. Anche se non ricordo il nome. Ma sono certo di conoscerlo. Cammina ancora un po’ e finalmente metto a fuoco. Il ragazzo che è appena arrivato era nel letto assieme a me e Mimmo questa mattina. Devastato dall’ansia, all’improvviso, mi chiudo in bagno. Si, il bagno col glory hole. E non ho idea che fare.

Il caso si infittisce. Il mondo è piccolo. E a Roma, come al solito, sputi in alto e ti ricade in testa. E, continuo a chiedermi, chi ha incastrato ANNABELLE BRONSTEIN?

Ovviamente, il dramma è sempre dietro l’angolo. E anche questa volta, non sarà da meno. Per leggere il mio blog clicca qui, per leggere le rubriche del Signor Ponza che ho scritto clicca qui. L’episodio precedente invece è qui

Una storia vera di Annabelle Bronstein, il logo è di Guytano__.

CHI HA INCASTRATO

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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