Intervista ad Alex Palmieri: dal Web alla TV (e Maria), fino al nuovo singolo “But Nobody Knows”

Alex Palmieri fa parte di quella (sempre più folta) schiera di artisti che devono gran parte del loro successo alla potenza del web. È stato uno dei primi a rendersi conto delle potenzialità che la Rete poteva offrire a chi vuole fare musica (il suo debutto risale al 2011), quando ancora lo facevano in pochi. Il panorama oggi è cambiato (“Oggi giorno chiunque canta e ha un minimo di aspirazione a farlo professionalmente carica almeno un video di una cover su Youtube o sui social“), ma Alex si è distinto negli anni grazie alla sua determinazione e ai risultati che ha raccolto (oltre 500.000 views su Youtube, esibizioni in tutta Europa, passaggi televisivi e molto altro).

Oggi esce il suo nuovo singolo intitolato But Nobody Knows, un brano dall’aria pop internazionale (come piace a noi), con sfumature di hip hop e toni dark, che fanno sempre un po’ uomo misterioso. I toni sono quelli che si addicono alla fine di una storia d’amore, il tema centrale di But Nobody Knows.

Quando si ascolta un nuovo singolo è facile, quasi automatico, cercare analogie con altra musica che già conosciamo. In questo caso è quasi scontato dire che nel panorama italiano è raro  (purtroppo) ascoltare questo tipo di sonorità (“ogni Paese è attaccato alla sua tradizione e alla sua musica, noi semplicemente non discendiamo dal soul e dal black, genere invece di culto in altri Paesi come per esempio negli Stati Uniti“), anche se forse ormai sono maturi i tempi per abbracciare anche in Italia del sano e buon pop moderno.

Alex Palmieri But Nobody Knows

Abbiamo approfittato dell’occasione per fare quattro chiacchiere con Alex Palmieri sul rapporto degli artisti con il web, con la tv, con gli haters, ma anche facendoci portare nel dietro le quinte del “Trono Gay” di Uomini & Donne e del nuovo video in arrivo a novembre.

Signor Ponza: Sei stato sicuramente uno dei primi artisti italiani che hanno intravisto un’opportunità nel web e l’hanno sfruttata per ritagliarsi uno spazio importante come cantante. Nonostante questo, il percorso di chi “nasce sul web” in Italia (e fa il cantante, non il “semplice” youtuber che racconta storie) non è mai semplice e arrivare al grande pubblico non è alla portata di tutti, anzi. Se pensiamo a quanto succede a livello internazionale (ad esempio Justin Bieber, Shawn Mendes o Troye Sivan), sembra quasi che le possibilità di diventare grandi star, con la relativa credibilità, siano maggiori. La senti anche tu questa differenza? E se sì, hai provato a darti una spiegazione?

Alex Palmieri: Al giorno d’oggi chiunque canta e ha un minimo di aspirazione a farlo professionalmente carica almeno un video di una cover su Youtube o sui social. Credo che il sistema televisivo italiano, quello radiofonico e la stampa in generale non lascino spazio a nomi nuovi se non quelli che durante l’anno vengono fuori da X Factor, The Voice o Amici. E che puntualmente finiscono nel dimenticatoio con l’edizione successiva. Io, da questo punto di vista, ho avuto una determinazione credo pari a pochi: non mi sono ritrovato dall’oggi al domani davanti al grande pubblico o con un fanbase gigantesco, il mio lavoro è stato lento e molto duro per arrivare a quello che ho costruito fino ad ora dal lontano 2011 (anno del mio debutto artistico). Forse il fatto di essere stato tra i primi mi ha aiutato ad avere un seguito più interessante, ma la mia testardaggine ha giocato un ruolo fondamentale. Le porte chiuse in faccia sono sempre state tantissime, ma non mi sono mai arreso. A oggi non so quanti ragazzi usciti dai talent abbiano visto i loro brani piazzarsi nella top 5 iTunes, o quanti abbiano portato i loro pezzi su palchi europei davanti folle infinite. La strada che ho scelto è durissima, ma non mi sognerei di cambiarla con quella di altri che hanno avuto il percorso più comodo e spianato, pieno di tanti e veloci fari luminosi… parti di un percorso che conducono verso il baratro.

Tornando a quello che dicevi all’inizio, se si guarda al mondo social oggi e si fa un confronto con gli anni in cui tu hai cominciato la carriera, si può dire che le possibilità di farsi notare sono sicuramente maggiori (esistono tantissime piattaforme, tantissimi fruitori, internet è ovunque), ma è aumentata anche la concorrenza, perché allo stesso tempo sono molte di più le persone che “ci provano”. Se fossi oggi un adolescente Alex Palmieri, pensi sarebbe più facile o difficile intraprendere questa strada?

Credo sarebbe nettamente più difficile. In questi anni ho assistito a tentativi di partenza di giovani ragazzi che dopo un primo brano, forse un secondo, e qualche videoclip low budget sono spariti dai blog e dalle news dei social. Come dicevo prima: conta tantissimo la determinazione. Nel mio caso forse ci avrei messo ancora più tempo, ma senza arrendermi alla prima delusione.

Abbiamo detto che il web è stato un trampolino di lancio. Da lì sono scaturiti singoli, album, esibizioni live in Italia e all’estero e anche la tv (sei stato ospite di vari programmi e ti sei esibito da Barbara D’Urso). Che cosa rappresenta per te la tv? Un mezzo, un punto d’arrivo, un’aspirazione?

Forse all’inizio della mia carriera la vedevo come “il traguardo per eccellenza”. Dopo i primi passaggi televisivi ho cambiato idea: mi sono reso conto che, avendo avuto la fortuna di andare varie volte in studi televisivi per performance o interviste, cresceva la mia voglia di arrivare a qualcuno di “importante” dell’ambito musicale attraverso le telecamere, ma puntualmente non succedeva mai. Allora ho cambiato mentalità e anzichè utilizzare la tv come canale verso “i big”, ho utilizzato il passaggio televisivo come strumento per potermi vendere da solo al grande pubblico. Ed effettivamente collezionando minuti sul piccolo schermo e pubblicandoli poi sui social, la scelta si è rivelata giusta. È stata anche la stessa filosofia con la quale affrontai il reality che feci su Rai Due, Social King 2.0. Non mi sono aspettato nulla dalla fine del programma, se non l’aiuto che poteva dare al mio curriculum. Nuovo materiale per arrivare a nuovi fans.

alex palmieri but nobody knows 3

A proposito delle tue altre esperienze in TV, sei stato anche corteggiatore di Claudio Sona nella scorsa edizione di Uomini & Donne. Cosa rappresenta per te quell’esperienza e che ricordo porti con te?

Avere Maria che mi parla a due centimetri dal naso è la prima cosa che mi viene in mente quando penso all’esperienza a Uomini & Donne. Ci sono cose che vedi in televisione, che pensi che siano “lontane” da te e dal tuo mondo e che poi ti si palesano davanti agli occhi: in quel momento mi pareva di stare davanti alla Madonna.

Porto con me un ricordo per lo più positivo, un sacco di risate, tanta ansia, il coraggio di essermi alzato per primo e aver invitato Claudio a ballare e l’onore di aver fatto parte di un grande momento per il mondo LGBT nella storia della televisione italiana.

Quindi credi che il programma abbia migliorato la percezione da parte del grande pubblico sulle persone gay e non sia stato, come sostengono altri, solo un modo di “spettacolarizzare” una realtà molto più complessa?

Credo che Maria e lo staff abbiano fatto del loro meglio per raccontare una realtà che purtroppo, ancora nel 2017, rimane un tabù. Un argomento trattato da molti con vergogna o a bassa voce. Non ho visto né percepito tutta questa strumentalizzazione in un programma che di per sé tiene incollati, da anni, milioni di spettatori. Mi auguro che questo continuo trattare l’argomento e inserirlo in un contesto generalista facendolo passare per “normale” – cosa che poi è nient’altro che quello – a lungo andare sia la chiave giusta per migliorare la nostra situazione.

Si sa che acquisendo popolarità, soprattutto su internet, ci si espone anche a tante critiche, spesso da parte di commentatori anonimi. Tu come ti poni nei confronti degli “haters” e in generale delle critiche? Le leggi, le ignori, rispondi in prima persona?

Mi diverto a mettere like ai commenti più originali, sarei curioso di vedere la loro faccia nel momento che ricevono la notifica. Mi fanno ridere quelli che ti scrivono “ma chi ti si fila” e nello stesso momento sono lì a commentare un articolo che mi riguarda su un blog. Non ho modo di rispondere perché gli insulti sono sempre tantissimi, mi limito a farmi qualche risata e passo oltre. Talvolta non capisco il bisogno di queste persone di perdere tempo dietro a una cosa che non piace loro: se io inciampo in un progetto, un artista, un brano , una sedia, una museruola che non è di mio gradimento, clicco sul prossimo pezzo. Là dove altri invece si accaniscono . Sicuramente alla base ci sono complessi personali che questi animali da tastiera dovrebbero risolvere!

Uno dei commenti critici ricorrenti nei tuoi confronti è che pubblichi foto con pochi vestiti addosso, diciamo così, e quindi ti si accusa di usare il tuo corpo per promuovere la tua musica. Facciamo due premesse: la prima è che sicuramente te lo puoi permettere, mentre la seconda è che nel mondo del pop gran parte degli artisti (sia uomini che donne) hanno usato anche la propria immagine per promuoversi. Cosa rispondi a questo genere di critica?

Ti ringrazio! In realtà mi ammazzo di palestra e neanche quello è abbastanza perché mangio come un facocero e per lo più mangio quello che mi passa davanti al naso. Trovo che ognuno porti avanti il proprio mestiere come meglio crede o come meglio riesce. In un modo o nell’altro il mio corpo mi ha aiutato in molte occasioni, anche a rimanere sempre un po’ al centro dell’attenzione. Dopo tutto non sono Giorgia o non ho la voce di Bocelli, perciò ho semplicemente pensato di giocare un po’ tutte le carte che ritenevo forti. Per quanto riguarda le persone che non sono d’accordo con il mio modo di espormi, semplicemente non le giudico perchè non sanno quanto sia difficile farsi strada nel mio ambiente. Credo che nei miei panni non sarebbero in realtà molto diversi da me. Ma lo sto facendo io e non loro, perciò prendo le critiche e le porto a casa insieme a altrettanti successi.

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Torniamo ora alla tua musica: sei pop, sei moderno, ma basta vedere qualsiasi talent show o classifica italiana per capire che questo genere è da noi considerato di “seconda classe”. È una cosa che ci fa uscire di testa. Ci aiuti a capire perché non se ne riesce ad uscire?

Credo che con il tempo questo discorso stia un po’ cambiando, grazie anche alle nuove generazioni. Il processo però è ancora lungo. Ad ogni modo, ogni Paese è attaccato alla sua tradizione e alla sua musica, noi semplicemente non discendiamo dal soul e dal black, genere invece di culto in altri Paesi come per esempio negli Stati Uniti, dove col tempo si è tramutata in dance o electro e ha contaminato altri generi. Il nostro percorso evolutivo è partito da un’altra strada e prosegue in questa direzione parallela. Quello che più mi fa “soffrire” non è tanto il nostro patrimonio musicale, quanto più la chiusura mentale tipica italiana verso ciò che non ci appartiene. Ora con l’avvento del web e Youtube le persone raggiungono pezzi e artisti sconosciuti nel Paese in cui premono play e questo espande tutte le culture e gusti musicali.

Io ho cominciato a fare questo lavoro tantissimo tempo fa, verso i 14-15 anni . Mentre i miei compagni ascoltavano le hit della radio, io sono cresciuto con tantissimi artisti stranieri mai arrivati in Italia (Shawn Desman dal canada per esempio, oppure la popstar koreana BoA e tutta la scia della musica Kpop). Quel tipo di ascolto ha inciso tantissimo sul mio lavoro e lo fa ancora oggi.

Abbiamo già presentato il tuo nuovo singolo “But Nobody Knows”, ma se dovessi cercare di convincere qualcuno che non conosce la tua musica o che è scettico nei tuoi confronti, che parole useresti per fargli ascoltare il pezzo?

Credo gli chiederei di darmi una possibilità. Una possibilità di essere ascoltato … ma non uno di quegli ascolti “usa e getta” che si fanno oggi nei confronti della musica. Di prendersi del tempo, una pausa, un caffè, di mettere le cuffie e premere play! di analizzare il testo, le parole. E se magari è una persona che si trova al termine di una relazione, gli chiederei di provare a rispecchiarsi in questo testo. Anche per quel che riguarda il concept musicale, che è diverso da molti dei brani che ho realizzato fino ad ora.

A noi hai già convinto. Sappiamo anche che a metà novembre uscirà anche il video della canzone. Che cosa dobbiamo aspettarci?

Nel video ho deciso di portare all’estremo il concetto del singolo, che è un po’ il lavoro che faccio di solito. Il brano parla del male che ci si fa spesso alla fine di una relazione. Ho quindi scritto il video pensando di far emergere il concetto “tutto quello che fai prima o poi torna indietro”. Sarà molto suggestivo e misterioso, in una location bellissima (che già potete vedere grazie al  trailer) e sarà diretto da Daniele Appiani.  Ci saranno molti ballerini, più che in altri miei precedenti videoclip. Lo amerete!

E con queste premesse, non possiamo che attenderlo con più trepidazione!

Il singolo But Knobody Knows di Alex Palmieri è disponibile su Spotify e Apple Music. Potete anche fare gli stalker seguirlo su Instagram e su Facebook.

But Nobody Knows cover Alex Palmieri

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