L’allegoria del presepe (feat. Victoria Cabello)

Bentornati a L’ora di religione, la rubrica che Lorena Bianchetti, ora che è senza lavoro, se la sogna. Per questo nuovo ed ultimo appuntamento prima di Natale ho optato per un argomento molto amato dai fan dell’home decor natalizio: il presepe. Innanzitutto vorrei subito lanciare una polemica con Real Time che non propone un factual show sulla costruzione del presepe, magari condotto da Csaba. Niente.

Un accenno sulle origini del presepe lo avevo già fatto parlando di San Francesco. Il nostro amatissimo Santo, infatti, ha avuto l’idea di portare in Umbria una rappresentazione teatrale natalizia dopo un viaggio a Betlemme, dove andò come ambasciatore di pace già mille anni fa. La tradizione della rappresentazione vivente del presepe si è tramandata negli anni. Io stesso ho partecipato ad un presepe vivente e la regista, avendo già inteso il mio enorme talento velenoso, mi fece fare Erode. Avevo solo 17 anni.

La forma di presepe che oggi noi allestiamo in casa arriva invece dal Settecento, quando i maestri artigggiani napoletani hanno avuto questa idea: rappresentare il presepe in statuine ambientate nella contemporaneità. Infatti, anche oggi, le statuine che compriamo hanno abiti settecenteschi e poco realistici.

In realtà tuttora a Napoli hanno la fissa della contemporaneità del presepe. In effetti, se vogliamo vederla da un punto di vista profondo, sarebbe come se la venuta di Cristo si attualizzasse ogni anno. Cosa sarebbe accaduto se Gesù bambino fosse nato all’epoca di X Factor, ad esempio? L’avrebbero chiamato Gesù tesorino? Ecco la risposta:

Il senso di attualità nei presepi di San Gregorio Armeno è sempre più stretto. La nostra inviata, ormai disoccupata, Victoria Cabello, è andata per noi alla ricerca delle statue più belle trovate nei vicoli. Ciao Victoria, vedo già alle tue spalle statue colossali di Papa Francesco. Mostraci chi c’è. Molto affranta dalla recente scomparsa, Victoria ammira la statuina di Nelson Mandela che è decisamente la nota di colore giusta per il nostro presepe. Un silenzio vale più di mille parole, è vero? Ecco.

Ecco Victoria, mostraci altri personaggi, magari politici, chi abbiamo? Victoria devi sempre essere così di sinistra? Vabbè, come vedete, c’è anche Renzi, fresco di vittoria alle primarie PD:

Bene, grazie Victoria.

Allora, dall’attualità adesso passiamo alla storia del presepe. L’anno scorso il Papa emerito Benedetto XVI ha scritto un libro sulla nascita di Gesù, specificando come la tradizionale famiglia da mangiatoia con animali annessi è una costruzione irreale. Infatti, stando alle sue parole, l’asino e il bue non sono contemplati nei Vangeli ma sono figure allegoriche. La notizia deve aver fatto davvero colpo sulla stabilità del pontificato di Ratzinger che, a pochi mesi dallo scorso Natale, abdicava per ritirarsi a riflettere. L’asino e il bue, quindi, rappresenterebbero il primo il popolo laico e il secondo quello ebraico, prostrati davanti all’arrivo del Bambinello. In realtà vari personaggi del presepe sono in realtà allegorici: i Re Magi, ad esempio, simboleggiano le popolazioni conosciute fino ad allora mentre le locande rappresentano la tentazione. Perfino i pastori sono un’allegoria, nonostante siano presenti anche nel Vangelo. Infatti, lontani dall’immaginario di Brokeback Mountain, i pastorelli rappresentano i peccatori che si ravvedono alla vista del piccolo Gesù.

Il messaggio di fondo del presepe e del Natale in generale è l’assoluta normalità in cui è arrivato Gesù tra noi. E Gesù possiamo ritrovarlo in ogni neonato, così come la Madonna possiamo ritrovarla in ogni mamma, anche se questa mamma è una top model come Gisele Bundchen.

presepe

E, a proposito di natività, approfitto dell’ultimo spazio per fare gli auguri a chi compie gli anni oggi, ossia il nostro amato Papa Francesco!

papa francesco

Riassumendo ciò che abbiamo imparato:

  1. se mettete i dinosauri nel presepe va bene, basta trovare un significato allegorico;
  2. la strada per sentirsi ‘dio in terra’ passa dall’umiltà;
  3. non mandate Victoria Cabello come inviata che fa dei casini.

L'ora di religione

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Leone Lewis

Il fatto che io sia nato il giorno della finale di Sanremo fa di me una di quelle promesse dell'Ariston non ancora mantenute. La mia vita la vivo in attesa di scendere quella scalinata di Gaetano Castelli, immerso nei fiori della riviera. Nel frattempo ho avuto la malsana idea di evangelizzare questo blog di dannati.
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