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Il blog del Signor Ponza
Maurice Apes Revolution

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie (e degli orangotango)

L’appuntamento con le tradizionali recensioni cinematografie curate dal sottoscritto e impreziosite dalla presenza di Anna Praderio è stato sospeso per qualche settimana, non tanto perché fossi in ferie (non mi sono mosso da Milano), ma perché al cinema non vi era nulla di guardabile. Per non perdere l’abitudine, questa settimana mi sono sacrificato e sono andato a vedere Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie.

Apes Revolution è il sequel de L’alba del pianeta delle scimmie e si svolge 10 anni dopo. La popolazione umana è stata ormai decimata da un virus, mentre le scimmie, guidate da Cesare (Andy Serkis), si sono evolute e hanno stabilito una colonia in una foresta fuori da San Francisco. Gli umani superstiti, nel tentativo di ripristinare una centrale elettrica, si imbattono in un gruppo di scimmie, non troppo contente di vederli. Malcom (Jason Clarke) è uno studioso che cerca di stabilire con loro un rapporto pacifico, anche se non tutti sono d’accordo. Né da una parte, né dall’altra.

Per prima cosa questo film può essere visto tranquillamente anche da chi non conosce i capitoli precedenti della saga, visto che io ero totalmente ignorante sul tema. E l’ho trovato un film in generale molto godibile e che mi ha stupito in positivo. Certo, la critica ne parlava come se fosse un film da dodici Oscar, ma questo mi pare un tantino esagerato: bene o male succede tutto ciò che ci si può aspettare da un film di questo genere.

Tuttavia è anche una pellicola che affronta, da un punto di vista “originale”, alcune questioni chiave che tutti i conflitti, compresi quelli attuali, presentano. E uno dei messaggi principali è piuttosto convincente: molto spesso, non bastano persone sagge e illuminate per evitare il peggio.

Un mio personalissimo applauso va a Andy Serkis, l’attore che interpreta la scimmia Cesare, che ho scoperto essere lo stesso interprete di Gollum ne Il Signore degli Anelli. Allo stesso tempo vorrei dare un abbraccio fortissimo all’orangotango Maurice, che ogni volta che compariva sullo schermo mi faceva scoppiare a ridere perché sono fondamentalmente uno scemo.

Maurice Apes Revolution

PS: Per la cronaca era previsto un finale alternativo. E ovviamente è già in lavorazione il sequel in uscita nel 2016.

Livello di SHAZAMMABILITÀ: bassissimo. Tenendo conto che la colonna sonora è composta da due tracce.

Livello di BONAGGINE DEL CAST: basso. A meno che non vi piaccia molto pelo.

Quanto dura / quanto sarebbe dovuto durare: 130 / 120 minuti. Dai, almeno lo sforzo di stare entro le due ore.

Mi devo fermare dopo i titoli di coda per vedere la SCENA NASCOSTA o posso andare direttamente a casa? No.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 3 Anna Praderio su cinque

3 Anne Praderio

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Comments (5):

  1. LorenzoC

    19 agosto 2014 at 13:41

    Vorrei essere psicologo e indagare il filone narrativo in cui gli Uomini si imbattono in un “altro” che gli è superiore fisicamente, intellettualmente e moralmente. Ormai è un cliche.

    Rispondi
    • Daniii

      20 agosto 2014 at 18:30

      Direi che e’ assolutamente normale dell’animo umano essere affascinati da storie in cui c’e’ una sorta di minaccia per la sopravvivenza dell’umanita’, rappresentata da qualcosa che e’ piu’ forte di noi. io stesso ne subisco il fascino!
      Pero’ sono anche molto curioso adesso di vedere che combina Maurice 🙂

      Rispondi
      • LorenzoC

        22 agosto 2014 at 12:30

        Secondo me non ci hai pensato bene.Le minaccie di sterminio sono “reali”, non serve andarne ad immaginare altre. Una epidemia o un asteoride che causa una estinzione di massa come già successo altre volte.

        E’ chiaro che una specie di un altro pianeta che arrivi sulla terra possiede una tecnologia che noi non possediamo quindi si trova in posizione di superiorità tecnologica. Che sia però in grado si minacciare la specie umana è un altro paio di maniche perché un conto è fare arrivare un veicolo esplorativo, un altro conto portarsi dietro le risorse necessarie a controllare un pianeta e a mettere in difficoltà una specie che su quel pianeta è di casa. In quel caso è più probabile l’uso di macchine auto-replicanti, che utilizzino le risorse in loco e la cui forza è nel numero e nella indifferenza alle condizioni ambientali.

        Piuttosto c’è una specie di masochismo nel continuare ad insistere sull’umanità debole e senza Dio che si imbatte in un “altro” vigoroso e benedetto dal Signore. Si frustami, fammi male.

        Rispondi
        • Daniii

          22 agosto 2014 at 12:40

          Va beh forse non ho la tua fantasia, ma non capisco il punto: il problema non e’ che essere raggiunti in massa da una civilta’ piu’ avanzata che automaticamente vuole sterminarci sia improbabile, il punto e’ che noi stessi per la nostra natura siamo affascinati da storie in cui qualcosa di piu’ grande di noi ci mette in pericolo. Non e’ masochismo, e’ la legge del mercato, evidentemente queste storie vendono perche’ il pubblico ci si riconosce!

          Rispondi
    • Signor Ponza

      24 agosto 2014 at 14:23

      Non so se lo hai già visto (non vorrei spoilerare troppo nel caso), però secondo me in questo caso il nemico non è superiore, né inferiore. Gli Umani si imbattono in un “altro” che alla fine si dimostra essere molto simile. Ed è questo che li mette in difficoltà.

      Rispondi

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