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Il blog del Signor Ponza

La “nuova” Arcilesbica: la paura dell’invisibilità

Come ogni lunga e complessa serie tv che si rispetti la vicenda che coinvolge le avventure delle attiviste di Arcilesbica giunge a un epilogo: uno di quelli che non ti aspetti, uno di quelli che chiude finalmente la trama per aprire altri svariati possibili scenari che forse vedremo nelle stagioni successive.

Prima di parlare dei fatti recenti vi facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti: attraverso un comunicato del 25 Maggio 2017 Arcilesbica dichiara la sua distanza da molti movimenti LGBTI Italiani, in quel momento attivi nell’organizzazione dei Pride. Motivo di questo gesto è la contrapposizione delle posizioni in merito alla GPA, rispetto alla quale Arcilesbica si dichiara fortemente contraria.

Da lì si apre un boom mediatico e anche all’interno della stessa Arcilesbica Nazionale nascono i primi tumulti interni ma nonostante ciò la politica dell’associazione continua coerentemente a mostrare un pensiero sempre più criticato. Ne è un esempio la condivisione che fanno di un articolo di Medium, all’interno del quale si evincono contenuti fortemente transfoboci adducendo la necessità di porre una differenza fra donne cisgender e donne transgender.

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Ma veniamo all’epilogo tanto atteso: fra varie rivolte interne e critiche del mondo LGBTI il mandato del direttivo di Arcilesbica termina la sua naturale carica, questo ci porta all’8 Dicembre 2017, data di convocazione  del congresso nazionale di Arcilesbica per votare il nuovo direttivo.

Il congresso termina il 10 Dicembre con l’affermazione di quella che molti ritengono essere la “linea dura”, le mozioni candidate erano due: la prima era la mozione uscente dal titolo inequivocabile “A mali estremi, lesbiche estreme”, la seconda, la così detta “linea morbida”  era quella che portava il nome di  “Riscoprire le Relazioni”. Con buona dose di stupore “A mali estremi, lesbiche estreme” è la mozione vincente.

Così, a seguito dei risultati del Congresso, la nuova presidenta è Cristina Gramolini, militante di Arcilesbica sin dai suoi albori, mentre la segreteria è composta da Roberta Vannucci (presidenta uscente), Giovanna Camertoni, Lucia Giansiracusa, Sara Rinaudo, Raffaella Natalello e Silene Gambino.

La linea prevalente

Dire che ha vinto una linea dura sembra quasi un eufemismo; basta leggere infatti il documento della mozione, per capire quali ideologie si muovano dietro questo direttivo.

La linea vincente è quella che oggi molti chiamano “ Femminismo radicale”. Ma cosa significa femminismo radicale? Non esiste un femminismo più o meno radicale: o si è femministe/i oppure no. Non esiste una linea dura o una linea morbida: esistono due linee diverse con idee diverse.  Tracciati che partono però dalla medesima necessità: lottare contro le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale. Anche se per giungere agli stessi obiettivi si invocano, tuttavia, strategie molto diverse.

Quello che caratterizza la politica proposta dalla mozione maggioritaria è l’azione aggressiva che sembra tagliare ogni possibilità di comunicazione con chi non aderisce all’unisono alla proposta, entrando nell’ottica del “o siete con noi o contro di noi”. Le prepotenti posizioni a favore dell’abolizione della GPA nel mondo, l’opposizione a qualunque tipo di intervento estetico non necessario, la contrarietà ad accettare un’etichetta identitaria non binaria, sembrano opinioni così aspre da risultare quasi bigotte, paradossalmente contrarie a molte lotte sostenute da sempre dalla comunità LGBTI. Tuttavia quello che traspare dietro tutte queste opinioni così nette e poco collaborative è una sincera e qualche volta motivata paura.

Paura dell’invisibilità

La paura dell’invisibilità. E come dargli torto? Possiamo solo immaginare cosa sia vivere in un mondo che ti discrimina il doppio, in una società maschilista e qualche volte molto omofoba, le donne lesbiche spesso non hanno trovato appoggio in una comunità LGBTI che per molto tempo le ha rese trasparenti e poco visibili.

Quello di cui le protagoniste di questa giusta lotta hanno paura è una politica che per favorire l’inclusione finisca con il neutralizzare le diversità. La paura è quella di risultare di nuovo invisibili, di lottare per l’uguaglianza svalutando il valore della donna.

Paura della dominazione maschile

La volontà di svincolarsi e autodeterminarsi rispetto ad una società che sottolinea in che modo le qualità femminili debbano indirizzarsi, esclusivamente alla fisicità del corpo e alla sottomissione al potere maschile, è palpabile e palese nelle scelte politiche della nuova direzione di Arcilesbica.

Nella contrarietà che questo Direttivo dimostra rispetto alla Gestazione Per Altri (che continuano impropriamente a chiamare “Utero in affitto”) possiamo riscontrare il timore che dietro ciò che si dimostra come una libera scelta di autodeterminazione della donna, si celi un ennesimo inganno: la tacita oppressione maschilista che spinge il mondo femminile verso il suo stereotipico ruolo di cura.

Anche qui, come spesso accade, la paura non permette una visione globale e coerente della questione: se da una parte Arcilesbica parla di necessità di uscire dagli eteronormativi canoni di cura e maternità della donna, dall’altra, con il suo atteggiamento manifesta una contraddittoria rivendicazione del ruolo insostituibile della madre nei confronti dei figli. Un passaggio del loro manifesto dice “Va però riconosciuto che nella relazione con chi nasce la madre è in posizione preminente, dato il suo integrale coinvolgimento biologico, psicologico e relazionale nella gravidanza e, se vuole e può farlo, anche nell’allattamento…”.

Ma non dovevamo svincolarci dagli stigmi di cura come esclusiva della figura femminile?

Paura che offusca

Ecco la paura, quel timore che si declina in mille vincoli e regole rigide e alcune volte dittatoriali che mostrano tutti i sintomi di una vita costantemente condizionata da una presenza maschile, più che visibilmente fastidiosa. Le paure sono difficili, si annidano e ci condizionano più di qualunque stereotipo sociale. Poco importa che sia motivato: quando il timore si annida ci fa agire in modo irrazionale e l’aggressività sembra l’unica soluzione possibile; ecco che allora dietro il desiderio di genitorialità si cela la repressione maschile, dietro alla chirurgia plastica la conformazione ad uno stereotipo femminile voluto dagli uomini, dietro alla volontà di non etichettarsi in un genere specifico la scelta di delegittimare il potere femminile annullandolo. Il punto è che dietro ogni paura si cela un fondo di verità: così dietro ogni questione sollevata dalla mozione che si è imposta, si individuano tracce di ragione e comprensione. Ma ciò che non trova comprensione è la politica poco inclusiva, quella che non lascia spazio al dialogo né all’azione maschile che viene completamente tagliata fuori.

La forma di espressione preferita sembra quella dell’aggressività verbale; il grido di questa Arcilesbica è un grido alla visibilità sociale. Gli effetti di quest’urlo li vedremo con il tempo.

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fede_dbb

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Federico, Fede_dbb perché non sono in grado di inventare Nickname fighi e accattivanti.
Studio e scrivo per passione, interagisco per dovere.
Sfilo la Pen-Drive senza rimozione sicura perché mi piacciono le emozioni forti.
Guardo il mondo dai miei 1,67 metri, inizio frasi che chiudo subito perché ho paura di come vadano a finire le cose troppo lunghe.
Dottore in Psicologia, speaker e attivista lgbti ma il mio unico vero lavoro è accumulare like su IG.
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