Atypical: un’atipica serie TV su Netflix

“Eccola lì, la classica serie TV che ridicolizza e parla a sproposito dell’autismo ricalcando una macchietta fin troppo conosciuta: quella del cosiddetto autismo ad alto funzionamento. Il genio incapace di relazionarsi con la società e di sperimentare empatia; si tratta di una sottocategoria del disturbo dello spettro dell’autismo, paradossalmente molto più noto agli sceneggiatori di film e serie TV che agli psicologi di tutto il mondo, che di forme di autismo di questo tipo ne vedono davvero poche”.

Questo è stato il mio affrettato pensiero dopo circa dieci minuti di visione della nuovissima serie di Netflix Atypical, piccola produzione nata dalla penna della sceneggiatrice Robia Rashid.  Partita un po’ in sordina, in realtà Atypical è diventata in poco tempo famosa grazie al passaparola dei fedelissimi abbonati del servizio di streaming.

Ormai parlare di autismo è diventato molto complicato, non perché sia un argomento tabù, quanto perché le macchiette e gli stereotipi che ruotano attorno a questa patologia sono ormai talmente numerosi da aver reso difficile districarsi fra un Rain Man e uno Sheldon Cooper.

Eppure questa atipica serie TV sembra esserci riuscita, nonostante il mio disappunto iniziale.

Quello che colpisce di Atypical non sono le peculiarità più o meno approssimative con cui l’autismo di Sam viene narrato, quanto il quadro che si descrive attorno a lui. La famiglia, gli amici e gli anti-amici, le ragazze e la terapeuta. Come dietro ogni storia ben raccontata è la precisione del contesto e dei personaggi a fare la differenza.

Atypical protagonisti netflix

Le otto puntate della prima stagione ci offrono due letture molto diverse della medesima storia.

Nella prima l’autismo è il protagonista indiscusso, la difficoltà di vivere in una mente che non comprende le normali regole del cosmo, percepire la realtà come filtrata da una lente di occhiali così spessa da deformare ogni cosa. Sam cresce, scopre cose nuove e nuove competenze. Dietro di lui il suo mondo lo segue, attento che ogni più piccola scoperta possa ferirlo o alterare quel fragile equilibrio del quale sembra fatta la sua vita. Sono tante persone che camminano all’interno di una cristalleria: ogni passo, persino ogni rumore potrebbe creare un danno irreparabile.

Atypical Protagonista Netflix

Tuttavia la seconda lettura è sicuramente la più interessante. Sam è un ragazzo sì atipico, ma rispetto ad un mondo disequilibrato, fatto di errori, cose non dette, bugie, tradimenti e incomprensioni. Il mondo malato è punto focale di questa storia, Sam solo un equilibrato e inconsapevole spettatore. Un mondo atipico è davvero troppo imperfetto per comprendere le semplici e lineari leggi che regolano la perfetta e inalterata vita del protagonista.

Sam ci prova: impara regole, si adatta, annota sul suo taccuino ogni particolare di questa strana vita, esattamente come un bravo terapeuta annota le informazioni sul proprio paziente. Incasella l’incasellabile, rende esplicito l’implicito costringendo il contesto che ruota attorno a lui a un incessante e scomodo esame di realtà.  E così come un buon terapeuta mette il paziente davanti alle proprie incongruenze, anche Sam chiede spiegazioni a un mondo inconsapevole e imbarazzato che sul lettino del terapeuta sembra starci poco volentieri. Ogni nuova scoperta è un nuovo disequilibrio, ogni persona un sintomo di una patologia grande e collettiva che l’equilibrato protagonista registra e non scorda.

Sam Atypical Netflix

In sordina, durante tutta la stagione, c’è anche la descrizione di un mondo reale e difficile. Questo viene narrato attraverso le sporadiche e poco accurate conversazioni che Elsa (no, non la protagonista di Frozen, ma la mamma di Sam) fa con il suo gruppo di sostegno per l’autismo, all’interno del quale le mamme descrivono le difficoltà quotidiane nel vivere con un figlio con spettro dell’autismo.

Un piccolo escamotage dell’autrice della serie per ricordare che, spesso, questa patologia non è semplice quanto quella descritta nella storia, ma una cosa abitualmente troppo complessa perché uno sceneggiatore abbia il coraggio di raccontarla così come è realmente.

Alla fine degli 8 episodi, dopo tutti gli sforzi, le annotazioni e le esperienze, Sam riesce a capire, pur con le limitazioni che la sua difficoltà comporta, i meccanismi che regolano i comportamenti del paziente sul lettino, il mondo. L’atipico e strano mondo in cui è inserito.

È un lieto fine?


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