Cade la neve e io lo capisco che sto invecchiando

Il primo segnale che ti dà consapevolezza che stai invecchiando è scrivere un post sul fatto che stai invecchiando. Come mi appresto a fare.

Martedì sera sono stato al Forum di Assago per la festa di compleanno di Radio Deejay. 30 anni e una passione per una radio che, un po’ come si fa solitamente per le squadre di calcio, mi è stata tramandata da mio padre. Rivedere sullo stesso palco tutti i personaggi che l’hanno fatta grande, dalla sua nascita nel 1982 a oggi, è stato un piccolo viaggio nella storia della musica e del costume di tre decenni. E un po’ mi veniva da sorridere quando non riuscivo a cogliere qualche riferimento oppure non riuscivo a riconoscere qualche personaggio appartenuto ai coloratissimi anni ’80. Ero così piccolo. Ma poco dopo mi è venuto da piangere quando mi sono reso conto che accanto a me c’erano persone che, allo stesso modo, non coglievano riferimenti e non conoscevano le canzoni che hanno fatto grandi i primi anni ’90, perché magari non erano neanche nati.

Poi quando sono uscito dal Forum nevicava. Le macchine erano coperte di neve che quasi sembrano tutte uguali, mentre le strade iniziavano ad essere ricoperte di uno strato bianco sempre più consistente. E allora ripensavo al fatto che fino a qualche anno fa la neve per me significava grande gioia, innanzitutto perché speravo che chiudessero le scuole (cosa per altro mai avvenuta), ma anche e soprattutto significava buon umore. Ora, i primi pensieri che faccio sono proprio quelli di un vecchio: “che palle, ora devo levare tutta la neve dalla macchina”, “che palle, ora le strade saranno impraticabili e ci sarà traffico”, “che palle, speriamo di non cadere camminando facendo figure di merda colossali”, “che palle questa neve che mi arriva negli occhi e nei capelli”.

E visto che ieri nevicava, e non avendo io mai usufruito della chiusura delle scuole per neve, avevo deciso di restare a casa a lavorare. Per poi scoprire, appena mi sono svegliato, che anche mio padre era a casa. Con l’influenza. Non ricordo di aver mai visto mio padre a casa con l’influenza. Né tantomeno immaginavo di dover essere io a prendermi cura di lui. E’ sempre stato tutto al contrario. E poi, essendo un uomo, ha chiaramente scambiato quel 38 di febbre per un attacco di tubercolosi, comportandosi di conseguenza.

Io pensavo che invecchiando si diventasse più affascinanti e basta.

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