Cinque canzoni da aggiungere in valigia

La caccia al tormentone dell’estate è senza dubbio uno degli sport più divertenti mai approvati dal CONI. Purtroppo da qualche anno Alessia Marcuzzi, già nota per rovinare i sogni di noi ragazzi di oggi (i.e. L’Isola dei Famosi), grazie all’infallibile e inappellabile meccanismo del Coca Cola Summer Festival ha già deciso la canzone regina dell’estate, privando noi poveri andreasalvetter dell’unico passatempo che desse un senso alla bella stagione.  Non ci resta quindi che cercare le canzoni che in un universo parallelo – quello in cui la Marcuzzi si limita a contrattare il cachet per Così fan tutte 7 – avrebbero dominato le nostre vacanze e che invece qua non ce l’hanno fatta. Ne ho selezionate cinque e, sì, siete sempre in tempo ad aggiungerle in coda alla musicassetta che avete preparato per i lunghi viaggi in macchina verso il mare.

Erik Hassle

Erik Hassle ha ventisette anni, è svedese e deve espiare una colpa piuttosto grossa: aver scritto Can’t Remember To Forget You, quella che rischia di passare alla storia come l’ultima brutta canzone incisa da Rihanna (e una delle tante di Shakira). Sarà per questo forse che nessuna compagnia telefonica ha ancora messo le mani sopra a No Words nonostante 1) un ritornello appiccicoso 2) un video scemo 3) quel giusto mix tra malinconia e spensieratezza che rende capolavori le canzoni. Il pezzo gira già da qualche mese, ma le classifiche non l’hanno accolto con il mio stesso entusiasmo: dategli un ascolto e non potrete più farne a meno.

Rakele

Insieme a Moreno, Rakele è forse la cantante che peggio si è giocata la carta di Sanremo. Un timido tentativo di popstar italiana passato completamente inosservato: poco più che maggiorenne, i gusti giusti, una voce importante e una penna quantomeno interessante. Niente è come noi non è la sua miglior canzone (a questo proposito dovreste ascoltare questa cover non dichiarata di Tove Lo), ma è esattamente il tipo di pezzo che dovrebbe cantare Emma Marrone per farci digerire il suo status di cantante italiana più importante degli anni Dieci. In mano a Rakele invece Niente è come noi diventa la ballatona da cantare sotto i temporali estivi, arricchita da un bridge da far impallidire la Michielin.

Compny

I Compny, nonostante abbiano pubblicato appena tre singoli, dovrebbero essere presenza fissa di ogni playlist estiva: forse troppo pop per essere indie e troppo indie per essere pop, è impossibile però ascoltarli senza pensare al sole che batte in faccia, ai piedi nella sabbia, ai raybanlavodkalodoredelmare. Lovers è uscita a marzo, Gently Let You Down a giugno, ma ascoltatele pure nell’ordine che preferite: in entrambe c’è l’amore in crisi, quello che malgrado i colpi si rialza e quello che invece finisce, praticamente tutta l’estate riassunta in sette minuti. E le copertine sono bellissime.

Gemma

Gemma (purtroppo non Galgani) è il nome che Felicia Douglass ha scelto per il suo nuovissimo progetto con il produttore Erik Gundel. Ben lontana dalle sonorità rock degli Ava Luna, As Ever è un perfetto esempio di come si possa fare musica di gran classe nel 2015: non a caso l’elusive chanteuse ha scelto come singolo apripista dell’omonimo album (ne riparleremo senz’altro tra le uscite discografiche di ottobre) questo piccolo gioiellino deliziosamente a metà tra r&b ed elettronica. Non esattamente il classico tormentone dell’estate.

Machineheart

Crederci sempre e arrendersi, beh, mai. Quando i machineheart rilasciarono un anno fa la prima versione di Circles non ottennero il successo meritato. Il pezzo era però talmente forte da meritare una seconda possibilità: l’asso nella manica si chiama Vanic e ne ha realizzato un remix più radio-friendly promosso poi a versione ufficiale con damnatio memoriae della precedente, sparita da ogni angolo del web come una foto venuta male di Beyoncé. Purtroppo la cura a base di remix, che ha fatto la fortuna di tanti tormentoni radiofonici, non ha sortito lo stesso effetto su Circles: alla fine l’unico guadagno del 2015 edit è il video coloratissimo che trovate sotto.

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Maxxeo

Mi chiamo Matteo (ma vorrei mi chiamaste Carlo) e non vivo a Milano. Ho dieci anni più di quanti ne aveva Anna Tatangelo quando vinse Sanremo e qualche taglia in più di Monica Leofreddi. Scrivo per il Signor Ponza fondamentalmente perché come logopedista di Tea Falco ho fallito.
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