Capi e leader, quella sottile differenza che a molti sfugge

Ben ritrovati in questo momento di demenza del lunedì, momento in cui io mi posso sentire una blog star e voi delle persone stupende.

La rubrica della foto della settimana, si sa, è un pretesto bello e buono per poter parlare un po’ di quello che mi pare; come se durante un esame vi chiedessero di commentare una poesia di Leopardi e voi rispondeste raccontando della morfologia del pastore tedesco.

Non vi stupirete, quindi, se la foto che ho scelto ha poco a che fare con le notizie di questi ultimi giorni. L’immagine in questione raffigura il boss che noi tutti vorremmo avere, ma anche no. Vorrei infatti concentrarmi sulla figura del capo, essere mitologico che alcuni amano, moltissimi disprezzano ma a cui tutti noi tendiamo, in uno spasmo continuo verso l’evoluzione sociale e l’affermazione di sé.

Il capo, il boss, il megamanager possiede alcune caratteristiche fondamentali di cui io, evidentemente, sono del tutto priva che sto cercando di carpire. Posso considerarmi un’ottima galoppina osservatrice di capi, avendone cambiati circa una dozzina nel giro di quattro anni scarsi. Di conseguenza, ecco alcuni aspetti o atteggiamenti che devi possedere se vuoi essere o diventare un capo (non necessariamente bravo):

Devi SENTIRTELA CALDA. MA TIPO BOLLENTE. nessuno starà mai ad ascoltare un genio con la faccia da ratto, o un amministratore delegato che assomiglia a un crostaceo. Quelli che hanno successo e sono ridotti così sono i politici, ma quella è un’altra storia. Se vuoi fare il capo in una multinazionale, devi sentirti superiore a Dio, alla Madonna e a Cher contemporaneamente. Anche se non hai idea di quale sia il core business della tua azienda, FINGI. Tiratela tantissimo con completi firmati e facendo il brillante con la macchina aziendale, e la promozione sarà più vicina.

– Se non capisci un cazzo di quello che stanno dicendo le persone che hanno lavorato per mesi su una presentazione, niente panico. Annuisci e falli terminare. Poi commenta con inglesismi a caso (qui una lista dei più gettonati), ed esortali a continuare a lavorare a vuoto (ma sostituisci questa espressione con la più felice “non fermiamo le idee, ragazzi. Continuiamo a fare scouting di nuovi modelli di sviluppo“).

Sii irragionevole. Sragiona. Permettiti il lusso di proporre cazzate irrealizzabili, solo per il gusto di farlo. Il numero di casi di esaurimenti nervosi tra i tuoi stagisti è direttamente proporzionale al successo che potrai ottenere. La società produce bulloni? E tu proponi di differenziare il rischio iniziando a coltivare carrube. Funziona, questo farà di te un capo con una visione a lungo termine.

Getta nello sconforto i tuoi sottoposti, sfidandoli a fare qualcosa di cui la società non ha bisogno, su cui tu non hai le competenze ma che ti farà guadagnare punti cattiveria; i punti cattiveria sono quelli che ti serviranno ad essere considerato un genio visionario agli occhi del board.

Non farti vedere debole. Mai. Ad esempio, elargire permessi è un segno di debolezza. Sii duro anche per la gestione degli orari di lavoro, e se puoi cerca di troncare sul nascere questa ridicola farsa delle ferie. Il commitment aziendale si misura in ore lavorate, chi non ne accumula abbastanza non è da considerarsi un buon lavoratore.

Come detto, queste sono solo linee guida che mi sento di suggerire a chiunque voglia scalare la piramide aziendale in poco tempo. Noterete che molti consigli presuppongono l’essere delle brutte persone delle persone senza un’anima delle carogne schifose. Ma d’altronde, essere buoni capi è difficile e comporta tempo. Nella mia vita e ascoltando i racconti di chi mi sta attorno è evidente che pochi prediligono la strada dell’essere leader, preferendo fare semplicemente i capi. A tutti loro voglio dire: Ci vediamo tra una decina d’anni, quando VOI sarete alle NOSTRE dipendenze. Iniziate a preparare le slide o i file Excel, che ne avrete bisogno.

Baci & Payroll,

Wannabefre

Freflex Logo

Commenti via Facebook

Wannabefre

Credo nell'ironia e nel sarcasmo come armi per conquistare il mondo.

Sognavo di fare il prete, ma poi ho finito per studiare economia. Se però mi chiedete cosa sia il cuneo fiscale io vi rispondo che cuneo lo potete dire a vostra sorella, razza di maleducati.

Vivo di pasta, sushi e Nutella sui biscotti di pastafrolla, pertanto credo che le persone che non mangiano siano meschine e abiette.

Sono una figa, perché oltre ad avere gli occhi verdi e una faccia che si abbina ai centrotavola fatti all'uncinetto, so anche la tabellina del cinque a memoria. Il mio sogno di vita è essere pagata per trasformare ossigeno in anidride carbonica.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: