Cara ArciLesbica, è il momento di smetterla

Le appassionate amazzoni di ArciLesbica ne hanno fatta un’altra delle loro.

Qualche mese fa infatti si erano schierate contro la GPA (“gestazione per altri”, termine che preferisco a “gravidanza surrogata” e decisamente a “utero in affitto”) adducendo una motivazione che avremmo potuto leggere su un cartellone di qualsiasi Family Day o in un tweet di Adinolfi:

“[…] la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre”.

Inutile dirvi la shitstorm che le nostre amiche di ArciLesbica si sono tirate addosso, soprattutto perché il “comunicato” è stato rilasciando durante il mese dei Pride con tante Famiglie Arcobaleno formate da due papà che si sono sentite umiliate da parole così forti e così violente su qualcosa di molto più complesso. Anche perché è chiaro che il testo faccia riferimento alle famiglie composte da figli con due padri e non da figli con due madri. Come diceva Orwell: “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Come dicevo, tuttavia, in ArciLesbica non erano abbastanza contente e ne hanno combinata un’altra delle loro: hanno postato un articolo di Medium, mettendolo addirittura come elemento in evidenza sulla loro pagina, che inneggia alla superiorità delle donne “nate donne” e mette una distanza egemonica tra le donne cisgender e le donne transessuali. Vi cito alcuni passi illuminanti di questi articolo (la traduzione è mia, il post è inglese):

I asked why as a woman who was born with woman parts it is now considered transphobic to want to have conversations about the distinct and unquestionable differences in life experience between cis and trans women.
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Ho chiesto perché, da donna nata con parti da donna, ora è da considerarsi transfobico avere conversazioni sulle chiare e indiscutibili differenze nell’esperienza di vita tra donne cisgender e donne transessuali.

[…]

I respect everyone’s rights to their pronouns, to surgeries they want, to safe spaces, to tolerance, and to living as humans with human rights and respect. And I will help you fight for that. But my being born with a vagina and the treatment that comes from that matters in the conversation around the rights of trans women.
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Rispetto il diritto di tutti ai propri pronomi, alle operazioni chirurgiche che vogliono, a spazi sicuri, alla tolleranza, e a vivere come umani con diritti umani e rispetto. E aiuterò a combattere per questo. Ma il mio essere nata con la vagina e il trattamento che deriva da questo è importante nella conversazione circa i diritti delle donne transessuali.

[…]

And I am not saying transgendered people do not also face oppression and suffering and feelings of disgust, but there is a huge and important difference. And whether you were able to see it or not, if you looked male for part of your life, you experienced a different life than myself. You got privileges regardless of if you were aware of them. And no matter what your oppression and violence does not validate your right to supersede woman in the discussion. Women face that shit too.
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E non dico che le persone trasngender non si trovino ad affrontare oppressione e sofferenza e sentimenti di disgusto, ma c’è un’enorme ed importante differenza. E che si sia in gradi di vederlo o meno, se si ha avuto l’aspetto di un uomo per parte della propria vita, si ha avuto un’esperienza di vita differente dalla mia. Si ha avuto dei privilegi che se ne sia consapevoli o meno. In ogni caso, la loro violenza e oppressione non validano il diritto di sostituire le donne nella discussione. Anche le donne affrontano questa merda.

[…]

If the transgender women’s movement wants all women on their side, the way to get our support is not to ignore us when we cry out about the differences and voice our needs as women who were born women, that just makes it harder for us to want to hear you.
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Se il movimento delle donne trans vuole tutte le donne dalla loro parte, il modo per ottenere il nostro supporto è di non ignorarci quando gridiamo le differenze e diamo voce ai nostri bisogni di donne che sono nate donne, questo rende per noi più difficile volervi ascoltare.

In questo post, che ArciLesbica evidentemente appoggia in pieno, c’è così tanta discriminazione che non saprei da dove cominciare. In primis discrimina le donne cisgender dalle donne transgender, perché le prime hanno una vagina e le seconde no: è loro diritto “di nascita” quello di essere più donne delle altre perché hanno l’utero e perché hanno le mestruazioni. Poi passa a discriminare la discriminazione subita dalle donne cisgender da quella subita dalle donne transessuali perché – a quanto pare – essendo state uomini biologici, anche solo per parte della loro vita, hanno avuto una vita più facile delle donne nate donne. E possiamo continuare, perché in ogni paragrafo dell’articolo (che non ho riportato per intero) c’è un continuo rimando a quel concetto di “natura” che ancor più mi terrorizza quando usato da membri della comunità LBGTQ. Essendo poi gli stessi termini che vengono utilizzati dai più fervidi sostenitori della famiglia “naturale” composta da mamma, papà e figli a discapito delle altre.
Qui e lì nell’articolo si continua a parlare di “safe spaces”, di spazi “sicuri”. Di che si tratta? In Italia forse non ne abbiamo sentito tanto parlare, ma negli Stati Uniti è un tema molto caldo, legato alla cosiddetta “Bathroom Bill”. In sostanza si tratta di una legge passata a inizio anni in alcuni Stati Americani in cui l’uso di alcune strutture pubbliche (bagni, spogliatoi, etc.) è regolamentato dall’identità biologica presente sul certificato di nascita. Una legge chiaramente discriminatoria, perché obbliga le donne transgender ad utilizzare lo spogliatoio degli uomini cis (o gli uomini transgender ad utilizzare le strutture delle donne cis), con tutto il disagio, la vergogna e la violenza che ne deriva. Ebbene, chi scrive il post condiviso da ArciLesbica ci tiene a sottolineare che non vuole vedere “peni” negli spazi riservati alle donne, che vuole spazi solo per le donne cisgender, che sono nate con la vagina.

Tra l’altro, giusto per ricordarlo, nemmeno un mese fa il Presidente Trump ha cancellato l’apertura al servizio militare per le persone transessuali, con un tweet che recitava: “Our military must be focused on decisive and overwhelming victory and cannot be burdened with the tremendous medical costs and disruption that transgender in the military would entail. / Le nostre forze militari devono essere focalizzate su decisive e schiaccianti vittorie e non devono subire l’aggravio dei tremendi costi medici e i disagio che implicherebbe avere transessuali nell’esercito”. Una roba così raccapricciante che anche Caitlyn Jenner si sta facendo due domande.

Ma ciò che più mi fa imbestialire, è questa specie di condiscendenza quando si dice che loro manifesteranno per i diritti dei transessuali, basta che non si mischino ai loro diritti, perché loro sono nate con la vagina. Questo non è femminismo, questa è fallofobia.

Beh cara ArciLesbica, simpatizzanti al concetto di “100% Vagina Biologica” e così via, al prossimo Pride state a casa. Non ce ne frega un cazzo di vedervi in piazza con noi se il prezzo da pagare è accettare questa vostra superiorità fenotipica che vi siete autoregalate. Voi non siete superiori a nessuno: siete semplicemente donne cisgender, come altre sono donne transgeder, come esistono uomini transgender e uomini cisgender o qualsiasi altra identità di genere sia necessaria a far sentire anche un singolo individuo a posto con se stesso.

Non siete superiori perché il problema è sempre lo stesso, ovvero che siamo tutti uguali: occhi, capelli, mani, pene, vagina, neopene o neovagina. Perché la discriminazione di altri non significa accettazione per noi stessi, ma soltanto più discriminazione. Non siamo dei Pomodori Pachino con la certificazione OGM. Siamo esseri umani che vogliono amare, che vogliono essere amati e vogliono amarsi, amando il loro corpo, scegliendo il corpo che sentono loro.

La bellissima illustrazione di @Exemi – Emilio Pilliu per il Sardegna Pride

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solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).
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