Chiamami Col Tuo Nome: perché andare a vederlo

Finalmente il grande giorno è arrivato: Chiamami Col Tuo Nome sbarca nei cinema italiani! Tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, il nuovo film di Luca Guadagnino, dopo 84 anni dall’uscita nelle sale americane, è arrivato anche qua. Era anche ora, EH.

Il film, per quelli tra voi che hanno vissuto in un eremo tra le montagne del Gennargentu per tutti questi mesi, parla della storia d’amore tra il giovane Elio ed Oliver, assistente di suo padre, ambientata negli anni ’80 e con la campagna lombarda come sfondo. Per evitare denunce e minacce di morte, ho deciso di evitare accuratamente spoiler riguardo la trama della pellicola, ma allo stesso tempo proverò a spingervi ad andare a vederlo sul grande schermo.

Prima di tutto, il regista è l’italianissimo Luca Guadagnino, regista di vari film ma soprattutto di quel capolavoro della cinematografia occidentale contemporanea che è il video di Festival di Paola e Chiara. Praticamente un eroe italiano e proprio per questo dovremmo sostenere lui e il suo film.

In secondo luogo gli attori, il giovanissimo Timothée Chalamet (candidato agli Oscar per questo ruolo) e il più navigato Armie Hammer. Non solo entrambi mettono in piedi una convincente performance attoriale, ma soprattutto la chimica tra i due buca davvero lo schermo. Nonostante siano entrambi eterosessuali, sono stati capaci di creare l’intesa e la passione necessaria per rendere convincente la storia d’amore tra i due protagonisti. E sono anche due gran fighi, il che non fa mai male.

Un altro motivo per cui vi consiglio di andare a vedere Chiamami Col Tuo Nome è l’intera estetica del film, tra colori pastello, jeans a vita alta, pesche e catenine d’oro, il tutto passato sotto un filtro retrò-ma-non-troppo. Ricreando quell’atmosfera vintage che adesso va molto di moda, ma senza snaturarla al limite della parodia come spesso accade cough cough remake di IT cough cough, l’universo narrativo accoglie e cattura lo spettatore, portandolo ancora di più ad immedesimarsi nei protagonisti.

Le musiche del film sono un altro valido motivo per amare questo film. In particolare i due temi principali, Mistery Of Love e Visions Of Gideon dell’artista americano Sufjan Stevens accompagnano ed arricchiscono la messa in scena. Non soltanto la voce e la produzione delle canzoni si sposano meravigliosamente con l’estetica del film, ma i testi d’amore creano anche parallelismi tra Elio ed Oliver e scene riprese dalla letteratura classica e dalla Bibbia.

L’ultima motivazione che posso darvi è che finalmente è bello vedere un film a tematica queer che non soltanto viene messo alla pari dei suoi corrispettivi eteronormati (grande soddisfazione la candidatura come Miglior Film agli Oscar), ma soprattutto in cui il fatto che la coppia sia dello stesso sesso passa relativamente in secondo piano. I problemi, le lotte, la passione che vediamo crearsi e accadere sullo schermo c’entrano ben poco con il genere dei protagonisti, rendendo la storia di Elio ed Oliver ben più di un film gay.

Quindi non aggiungo più altro, cercate la sala più vicina a voi e andatelo a vedere, perché (indipendentemente che l’abbiate già visto o meno) è importante supportare questi film pieni di rappresentazioni meno convenzionali. E anche vedere il culo di Chalamet gigantesco sullo schermo non è che sia proprio malaccio, ecco.

Buona visione!

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Sebs

Sebs

Studente di cinema sardo trapiantato a Bologna. Tra i miei interessi rientrano le serie tv, le drag queen e la continua lotta contro il regime patriarcale. Rispondo anche al nome di Alaska Thunderfuck o Trixie Mattel, but you can call me Joanne.
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