Sono stata al concerto degli One Direction

Buongiorno cucciolini, come state? Io mi trovo in un momento di nostalgia/eccitamento post concerto. Sì, sono stata al concerto degli One Direction. D’altronde, sono o non sono una teenager [+5(+1)] milanese? Non è che sono andata ad accompagnare una sorellina, una cuginetta, una nipotina. No no, io ci sono andata di mia spontanea volontà perché mi piacciono gli One Direction e non me ne vergogno minimamente. Mi piace la musica pop e loro fanno della bella musica pop. Ok, non ho 15 anni. E allora?

STACCE.

Comunque, tutto è cominciato il giorno di Natale, quando sotto l’albero ho trovato il biglietto per il concerto che credevo sold out (Chiara, ti ringrazio pubblicamente, sei la top). Sono stati mesi di attesa, di ascolti ripetuti dell’ultimo album e di innamoramento totale nei confronti di Liam Payne.

Ma eccoci: il 28 giugno è arrivato in fretta e io non ho ancora combinato nulla della mia vita, ma non importa, perché stasera vedrò gli One Direction.
Ci troviamo sotto la metro alle 5 del pomeriggio ed è un tripudio di directioner in ogni dove. Sgusciano da tutte le parti. Sono tutte addobbate: scritte sulle braccia, trasferelli, bandane, fascette, t-shirt. Sono un po’ moleste, ma le amo. Insieme a loro genitori e/o parenti, anch’essi addobbati, poracci. Arrivate allo stadio è tutto come in metro, ma all’ennesima potenza. Inizia la guerra tra directioner per la fascetta più bella. Noi ne compriamo una meravigliosa e ragazze, vi dovete proprio levare tutte. Davvero ho amato ogni cosa: le bancarelle con il merchandising tarocco orrendo, le signorine della Haribo che distribuivano caramelle, quelle delle patatine alla salsa barbecue, i bagarini.

A un certo punto decidiamo di entrare e salire al terzo anello e ci tocca scalare una torre di ottomila metri. Ma come fate ad andare tutte le domeniche allo stadio voi, ma che fatica. Propongo scale mobili e ascensori per ogni settore. Entriamo e wow, è già quasi tutto pieno! Come prima: ragazzine e genitori ovunque. Noi siamo le directioner più anziane. Ma dove sono i gay? Siete tutto fumo e niente arrosto.

Inizia il nostro calvario in attesa degli One Direction: ci fanno sentire musica discutibile, cantiamo Roar, passano novantamila volte lo spot dei 5 seconds of summer (immediatamente ribattezzati da noi anziane “5 seconds to Mars”) e siamo piene, Mariagiovanna, piene. Ci fanno vedere almeno 50 volte anche lo spot del profumo nuovo degli 1D: il pubblicitario subito in galera, grazie.

Il pre-show con i 5 seconds to Mars proprio non mi piace. ‘Sti ragazzetti non li sopporto: #teamOneDirection tutta la vita. Sfruttiamo il momento per spararci dei selfie e pubblicarli su Facebook dicendo così addio ad ogni tipo di relazione amorosa/sessuale per il resto della nostra vita.

Balliamo la macarena (???????), poi arrivano le 21 ed eccoli: aaaaaaaaaaaaaah!

Lo stadio trema, urlano tutte come delle sciamannate, compresa me. Le ragazzine piangono e si abbracciano. Che tenerezza infinita. Le due ore di concerto volano. La scaletta è top anche se mancano alcune vecchie canzoni, i fuochi d’artificio ci fanno sballare e loro sono adorabili. Ho cantato e ballato come una matta.

Highlight della serata: Liam che mi guarda negli occhi e mi mette incinta, Live while we’re young che è la canzone della mia vita, le lacrime su Little things, Story of my life e You and I, Zayn che non c’aveva voglia di stare lì, quel mattacchione di Harry, la fan action, le ragazzine in lacrime all’uscita, la mia amica scambiata per una youtuber, le auto con dentro i ragazzi che passano a due centimetri dalla mia faccia.

È stato bellissimo. Sono sicura che gli One Direction abbiano un potere benefico: quando li ascolto mi mettono di buon umore e tutto passa, giuro.

Alla prossima puntata!

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Ilalicious

Mi ispiro a Beyoncé, ma sono più Michelle Williams, quella delle Destiny's child che nessuno si ricorda.
Mi piacciono gli unicorni e gli arcobaleni, la musica pop e i programmi trash, i dolci e la pizza, i panda e i gatti ciccioni, i glitter e i minipony.
Scrivere mi aiuta a ordinare i pensieri e dare senso a ciò che mi accade. Anzi no, scrivo perché voglio diventare famosa come Chiara Ferragni.
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