Ho chiesto ad Aurora cosa significa essere trans

Cosa significa essere trans? Ultimamente il karma pare esserla un po’ presa con loro, a dirla tutta. Ricorederete forse le uscite infelici di ArciLesbica di qualche mese fa, il ban voluto da Trump sulla presenza di persone transessuali all’interno dell’Esercito Americano e ancora prima, sempre nell’America di Donald, la raccapricciante bathroom bill che di fatto obbliga le persone ad utilizzare gli spazi pubblici (spogliatori, bagni, docce) in base al genere indicato sui propri documenti di nascita. Ultimo l’arrivo in Italia del Bus Delle Libertà, che percorrerà l’Italia combattendo la cosiddetta teoria Gender.

Personalmente mi son sempre sentito molto ignorante sul mondo delle persone transessuali. Nonostante viva in una città tendenzialmente cosmopolita su tantissimi aspetti e nonostante appartenga ad una cultura che per definizione è inclusiva di tutte le identità di genere e orientamento sessuale, mi sento tremendamente inadeguato per una persona che vive nel 2017. Per questo ho chiesto ad una mia amica virtuale di aiutarmi, attraverso una breve intervista, a capirne di più. Spero che possa essere utile anche a voi.

Domanda: Ciao Aurora! Ti va di presentarti e raccontarci un po’ chi sei, la tua storia e quello che vorresti vedere nel tuo futuro?

Risposta: Ciao, sono Aurora, ho 28 anni e sono una studentessa di Servizio Sociale.
Sebbene abbia iniziato a truccarmi appena raggiunta la maggiore età, ho preso pienamente coscienza di me stessa solo intorno ai 24 anni, momento in cui ho iniziato il mio effettivo percorso di transizione.
Al momento sono in ballo (da poco più di 2 anni) con avvocati e tribunali per esser riconosciuta come Aurora anche dallo Stato Italiano e sto riscontrando non pochi problemi: quando il transfobo occupa una posizione di potere, le cose non si mettono bene. Il mio obiettivo attuale è ovviamente quello di laurearmi e di trovare lavoro nel mio campo. Per il futuro, chissà, mi piacerebbe arrivare a sposare il mio compagno ed avere una vita non troppo noiosa.

D: Mi spiace tu stia incontrando tutte queste difficoltà nel farti riconoscere per chi sei. Com’è la situazione legislativa italiana in merito? Quali sono i principali scogli che chi affronta un percorso di transizione incontra? Ci fai anche un esempio dei disagi che questa mancanza legislativa comporta nella tua vita quotidiana?

R: La normativa vigente è la 164 del 1982, una legge che in realtà è molto vaga. Si parla della possibilità di rettifica “a seguito di intervenute modificazioni ai caratteri sessuali”, ma non si va troppo nello specifico. Per anni, i giudici hanno stabilito che i richiedenti si sottoponessero ad operazioni che andassero ad apportare modificazioni ai caratteri sessuali primari; solo recentemente, invece, Cassazione e Corte Costituzionale si sono pronunciate in merito, permettendo a numerose persone trans di ottenere documenti conformi alla propria identità solo a seguito di avvenute modificazioni dei caratteri sessuali secondari. Il problema è che la legge non è cambiata e che, nonostante le linee guida di Cassazione e Corte Costituzionale, siano i giudici locali ad avere ancora l’ultima parola. Se ti trovi davanti un giudice transfobo, quindi, il percorso legale sarà tutt’altro che facile.

Mi è sembrato di capire che, in media, ci si impieghino almeno due anni per ottenere la rettifica. Due anni in cui siamo costrett* ad abbassarci le mutande ogni volta che qualcuno ci chiede di mostrare i nostri documenti. La situazione può essere particolarmente stressante e compromettere il normale funzionamento di un individuo.

In quali situazioni vi trovate a dover esibire i vostri documenti? Provate a fare mente locale.
Andare in Posta, in Banca, essere fermat* dalle forze dell’ordine, viaggiare in città così come all’estero… la lista è sicuramente lunga. Particolarmente difficile, poi, è riuscire a trovare padroni di casa disposti ad affittarci stanze o interi appartamenti. I pregiudizi e la transfobia si fanno sicuramente sentire.
Altrettanto difficile, poi, è trovare un posto di lavoro. Come tutti gli altri esseri umani abbiamo bisogno di un tetto sulla testa e di cibo nel nostro piatto, ma trovare un datore di lavoro disposto ad assumerci nonostante i documenti difformi è tutt’altro che facile. Fortunat* sono coloro che hanno una famiglia che l* appoggia e sostiene anche economicamente: senza le nostre famiglie ci sarebbe davvero difficile sopravvivere a questi anni di limbo.

D: Nanni Moretti diceva in un suo famoso film “Le parole sono importanti!”. Facciamo un po’ di chiarezza: quali sono i termini giusti da utilizzare quando si parla con una persona transgender? Quando non conosciamo il percorso della persona, quale è il modo più corretto per rivolgerglisi per non urtare la sua sensibilità?

R: Quando incontriamo qualcuno per la prima volta e non sappiamo bene come rapportarci, è bene innanzitutto aprire le orecchie ed ascoltare: sarà la persona stessa, attraverso il modo in cui parlerà di sé, ad indicarci quali siano i pronomi corretti da utilizzare.

In generale è bene non fare domande invasive (specialmente se si tratta di semi-sconosciut*); vi basterà pensare: “farei una domanda del genere ad una persona cisgender che non conosco?”. Dato che ho appena utilizzato un termine che magari non tutti avranno già sentito, è bene fare un minimo di chiarezza. Con “cisgender” andiamo ad indicare qualcuno che si sente a proprio agio nel genere che gli è stato assegnato alla nascita (“sono nato maschio, mi sento uomo”). Quindi, quando si parla di persone non-trans*, è bene non indicarle come “persone normali” né tanto mento come “persone eterosessuali”.

D: Ecco cosa vuol dire “cisgender”. Ma per cosa stanno invece i termini FtM e MtF? Se, e in caso, quando vanno utilizzati? 

R: FtM (female to male) e MtF (male to female) sono delle sigle che vanno a riassumere velocemente qual è il tipo di percorso che il soggetto sta seguendo. Personalmente, non le apprezzo particolarmente, credo siano giusto utili in una primissima fase esplicativa e che, per il resto, sia preferibile utilizzare le espressioni “uomo trans” e “donna trans”, rispettivamente.
Ovviamente questo non è un discorso che vale per tutti e ci sono sicuramente persone che definiscono la propria identità anche attraverso queste sigle.

D: Orientamento sessuale, identità di genere e l’atteggiamento (non so se è il termine corretto, mi riferisco uomini gay effemminati vs uomini gay con atteggiamenti più mascolini) sono tre cose ben distinte e separate, ti va di aiutarci a far chiarezza? Ad esempio ci sono donne transessuali attratte da donne, giusto?

R: Quello che definisci “atteggiamento”, io lo infilerei sotto l’ombrello dell’espressione di genere (gender expression): insomma, il modo in cui appari esteticamente (abbigliamento, capelli, trucco), il modo in cui ti muovi, parli e ti comporti. L’espressione di genere può essere una combinazione di aspetti maschili, femminili e androgini, a prescindere da quella che è l’identità di genere del soggetto.
Non per niente, ad esempio, troviamo uomini trans che utilizzano cosmetici o capi di abbigliamento considerabili tipicamente femminili. Identità di genere ed espressione di genere sono quindi due cose separate.

E sì, ovviamente esistono uomini trans gay, donne trans lesbiche e tutte le sfumature dell’arcobaleno.
Quando si parla di persone transgender, tutto gira intorno all’identità personale, al come ci sentiamo, al genere nel quale ci identifichiamo. L’eterosessualità, l’omosessualità, la bisessualità, l’asessualità, ecc, invece, sono orientamenti sessuali, indicano cioè da chi siamo attratti, di chi ci innamoriamo, con chi andiamo a letto.

D: Rimaniamo sul tema del rispetto della sensibilità. Articoli, nomi nuovi, pronomi, domande da non fare: quali sono i consigli e le “regole”? C’è una netiquette di buona educazione?

Come dicevo anche poco sopra è bene sempre ascoltare. Su internet è anche particolarmente facile: parliamo di noi stess* in continuazione ed andare a cogliere i giusti pronomi è davvero una passeggiata.
Ci sono però una serie di cose che non bisognerebbe mai chiedere ad una persona trans, a meno che non sia lei stessa a volerne parlare con voi.

Innanzitutto chiedere informazioni relativamente al suo nome precedente: non è un’informazione di cui avete bisogno, il nome che vi stiamo fornendo è il nostro nome, il nostro vero nome.
Sullo stesso livello, abbiamo anche la richiesta di poter vedere foto pre-transizione: ancora una volta, ciò che vedete davanti ai vostri occhi è ciò che siamo, domande come queste ci mancano di rispetto e ci fanno sentire fenomeni da baraccone. Non siamo tenut* a mostrarvi un prima ed un dopo (magari per ricevere anche commenti spiacevoli a riguardo), deal with it.

La più scottante è ovviamente quella sulla famosa “operazione”. La maggior parte delle persone sembrano essere ossessionate dai nostri genitali e questa è sicuramente una delle domande che ci vengono poste più spesso. Tendo a rispondere a domande relative ai miei genitali andando a porre, a mia volta, domande sulle dimensioni/sulla conformazione dei genitali del mio interlocutore: in questo modo, solitamente, capiscono quanto sia sbagliato ed invasivo andare a chiedere ad una persona cosa abbia nelle mutande. A meno che non abbiamo una certa intimità con voi, è ben difficile che verremo a parlarvi dei nostri genitali.
Nel caso foste curiosi, troverete comunque risposte alle vostre domande su internet, in particolar modo su Youtube!

D: Ci sono persone che per ignoranza legata al contesto socio-culturale non hanno nemmeno idea di da dove iniziare sull’argomento, ma in cuor loro non c’è nessuna volontà di offendere o essere insensibili, semplicemente nel loro orizzonte-mondo, è limitata l’incredibile sfaccettatura della realtà: quale è il grado di “tolleranza”? Faccio un esempio “Luigi (nome a caso) è una persona buonissima, che non ha nessun tipo di pregiudizio e nemmeno il minimo pensiero transfobico ma ha vissuto sempre in contesti urbani molto arretrati con conseguente livello di conoscenza del mondo LGBT+ assolutamente pari a 0. Incontra una persona transessuale e fa tutti gli errori che abbiamo indicato fino ad ora. Come reagiresti? Credi sia giusto che anche la comunità trans, vista l’ignoranza della maggioranza delle persone sul tema, invece di agire in maniera “difensiva” si proponga in maniera propositiva spiegando queste cose, che purtroppo non sono ancora scontate per tutti?

R: Tendenzialmente, quando qualcuno è in buona fede e la sua ignoranza è genuina, non ci facciamo troppi problemi a correggere e ad educare. Certo, non tutte le persone trans hanno così tanta voglia e pazienza di mettersi ad educare perfetti sconosciuti ed è assolutamente comprensibile.

Come sempre, internet è una grande risorsa per coloro che vogliono uscire dall’ignoranza: online è pieno di persone trans che parlano tranquillamente di sé e della propria transizione: vi consiglio davvero di fare qualche ricerca. Diverso, invece, è quando qualcuno continua a commettere determinati errori intenzionalmente e con l’obiettivo di ferirci.

In generale, credo sia fondamentale un’educazione sessuale, affettiva e di genere nelle scuole, sin dalla primissima infanzia. Solo in questo modo riusciremo ad avere adulti che vivono la propria sessualità in modo sano e disinvolto e che hanno una sufficiente preparazione riguardo a determinate tematiche. Un’educazione di questo tipo, è anche l’unico modo per andare a contrastare la violenza di genere e i continui femminicidi.

D: Andiamo sotto le coperte. Come ci dicevi anche tu poco prima, l’argomento su cui tutti davvero sanno poco è legata alla parte sulle operazioni di cambio sesso, con la conseguente “ossessione” che nominavi. Proprio per chiudere il cerchio e magari evitare per placare la curiosità di qualcuno (ed evitare che lo chieda in futuro ad una persona trans) ci fai una breve panoramica sulle possibilità, compresa dei motivi che possono spingere o non spingere le persone transessuali ad operarsi?

R: Diciamo che, in generale, ogni persona trans vive la propria transizione e la propria identità in modo unico. Non tutte le persone trans sono medicalizzate. Solo alcune persone trans si sottopongono alle cosiddette “gender confirmation surgeries”.

Non si sceglie di essere trans, ma si può sicuramente scegliere il percorso di transizione che più sentiamo adatto a noi.

Ad alcun* basta indossare un abbigliamento conforme al proprio genere, cambiare nome e pronomi. Altr*, invece, dopo un adeguato percorso psicologico seguito da professionisti, decidono di iniziare ad assumere ormoni per arrivare a sentirsi più in sintonia con il proprio corpo.
Altri* ancora, sentono la necessità di sottoporsi anche a varie operazioni per alleviare la disforia e per allineare il più possibile il loro corpo alla loro identità di genere.
Ogni scelta è valida. Ogni scelta va rispettata.
Una donna trans operata non è “più trans” o “più donna” di una donna trans non operata né tanto mento di una donna trans non medicalizzata.

Quando si parla di tematiche trans-related, è preferibile parlare esclusivamente di “genitali” senza andare necessariamente ad utilizzare termini quali “pene” o “vagina”. In questo modo, infatti, è possibile rispettare tutte quelle persone trans che soffrono di “bottom dysphoria” (disforia nei confronti dei genitali che hanno dalla nascita) e che preferiscono non si utilizzino certi termini per definire le loro parti intime. Sono piccoli accorgimenti che non costano davvero nulla.

C’è chi decide di non sottoporsi ad operazioni che coinvolgano i genitali per paura (si tratta comunque di operazioni molto invasive e sicuramente complesse); c’è chi effettivamente, per motivi di salute pregressi non può né assumere ormoni, né tanto meno sottoporsi a certe operazioni e c’è chi invece si sente a proprio agio con i genitali che ha dalla nascita e non sente il bisogno di sottoporsi ad alcuna operazione.

D: Ho solo un’ultimissima domanda, personale, ma che ho un sacco di curiosità di farti. Come mai la scelta del nome Aurora? Quale è stato il processo? Lo hai scelto tu da sola o con le persone a te care?

R: Non è facilissimo scegliere il proprio nome da adulti. Spesso, l’idea iniziale è quella di trovarne uno simile a quello che ci è stato dato alla nascita dai nostri genitori, ma non sempre la cosa funziona.

Attraverso il mio nome ho voluto riappropriarmi in qualche modo di un’infanzia che non ho potuto vivere appieno, come la bambina che ero. La Bella Addormentata nel Bosco era il mio film Disney preferito quando ero piccolissima; conoscevo a memoria le battute di Malefica, ma non credo che il resto del mondo avrebbe reagito bene davanti ad una tizia che si presenta con il nome di una strega cattiva delle fiabe. Quando sono andata a consultare mio padre, mi ha risposto proponendomi due nomi: Alba ed Aurora. Forse era un po’ destino!

Vorrei concludere ringraziandoti di avermi dato questa occasione: ritengo che sia importantissimo, quando si parla di determinati argomenti, che la voce delle persone trans venga ascoltata. Troppo spesso le nostre voci vengono silenziate, troppo spesso qualcun altro parla al posto nostro.

D: Ringrazio io te per la disponibilità! Ho imparato davvero tante cose che non sapevo e magari siamo riusciti in quello che dicevi all’inizio, ovvero offrire tramite Internet dei contenuti che possono aiutare a fare chiarezza e diminuire l’ignoranza sul tema. Vi lasciamo una serie di brevi video YouTube che approfondiscono in maniera chiara e semplice gli argomenti di cui abbiamo parlato.

La nostra breve intervista con Aurora finisce qui. Speriamo di avervi dato tanti input e stimoli di riflessione per la vostra vita quotidiana: né io né lei siamo medici, psicologi e non ci interessa andare nel “tecnico”. Quando d’ora in poi vi troverete a confrontarvi con persone che hanno attraversato o stanno attraversando un percorso di transizione avrete qualche strumento in più per essere rispettosi di una delle tante varietà che ci sono al mondo.

La parola magica è sempre “empatia”: ricordate sempre che quello che per voi può sembrare innocuo e inoffensivo per qualcun altro può essere incredibilmente doloroso. Se a voi non costa nulla essere attenti sull’uso di un pronome, perché non risparmiare a qualcun altro della sofferenza? Non meritiamo forse tutti della possibilità di essere felici?

(in copertina, illustrazione del sempre bravissimo e gentilissimo Emilio Piliu)

 

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solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).
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