La mia pizza è meglio di quella di Cracco

Avete per caso un amico grafico o designer? Provate a chiedergli quante volte gli sia capitato di avere un cliente sborone e gradasso dal feedback facile del tipo “tutti questi soldi per fare due scritte con un po’ di colore?“. Oppure se avete che ne so, un amico traduttore, quante volte si è sentito dire “devi farmelo entro domani ché sennò posso usare pure Google traduttore“.

Ancora meglio, pensate agli anti-vaccinisti. Una categoria tremenda che grazie ad un account Facebook e una barra di ricerca si permette di sindacare e di screditare anni e anni di studi, secoli di ricerche, luminari della medicina solo perché “l’hanno letto su internet“. Fortuna che è facile trovare una maggiore controparte che preferisce dar credito ad esperti piuttosto che andare avanti per sentito dire su temi così importanti e complessi. È un po’ come dire che perché una volta ho letto l’oroscopo di Paolo Fox posso andare a dire a Margherita Hack che è una cogliona.

Se vi è venuta l’orticaria al solo pensiero di questi tuttologi, potete capire come mi sento riguardo a una cosa che a me sta molto a cuore: la cucina. Perché la cucina è una cosa seria, noi italiani lo sappiamo bene. Nella nostra cultura il cibo è un momento centrale della vita sociale, familiare: unisce, aggrega, siamo legati alle nostre radici, soprattutto culinarie. Ecco a volte un po’ troppo. Perché la cucina è un mondo molto più ampio e complesso del piatto di lasagna del pranzo della domenica. Anche la cucina, come per tutti i campi sopra citati, ha le sue eccellenze e i suoi esperti che non sempre sono vostra nonna. A meno che vostra nonna non sia Annie Feolde. Certo il mondo della cucina non è solo ristoranti da 200€ a cena e guide Michelin ma è un mondo vastissimo che fa il giro e si nasconde anche negli posti più lontani del mondo.

Pochi giorni fa è partita la bufera per la pizza margherita di Carlo Cracco. Nel bistrot della nuova apertura di Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, il famoso chef serve anche la pizza. E propone una rivisitazione della pizza margherita che ovviamente secondo il popolo del web non ha niente a che vedere con LA VERA PIZZA NAPOLETANA MARGHERITA!!!111.

E infatti no, non è la pizza napoletana margherita, è Carlo Cracco che rivisita la pizza napoletana margherita. Tornando al discorso esperti, credo che Carlo Cracco si possa permettere di rivisitare come meglio crede la pizza margherita. Anche solo fosse per marketing o per provocazione. Cracco non è infatti “quello di Masterchef” o “quello delle patatine”, ma uno che fa questo mestiere da più di trent’anni e di presentazioni non ne ha di certo bisogno. Sarebbe come dire che Massimo Bottura che crea il suono della lasagna dovrebbe imparare come si fa la vera lasagna da vostra zia Carmela.

pizza di cracco in galleria

Se ne è criticato anche il prezzo di 16€ perché con quella cifra a Napoli di pizzette a portafoglio te ne compri 10. A parte che, credo, 16€ non sia neanche il doppio di quello che puoi pagare altrove nell’ecosistema delle pizzerie gourmet di Milano, non mi sembra sia una novità che mangiare in ristoranti, come può essere quello di Cracco, costi: si paga un certo tipo di servizio, ma soprattutto chi c’è dietro la cucina, un team enorme che lavora a ritmi e livelli altissimi e un determinato tipo di prodotti così come ingredienti selezionati. Insomma, non ci vuole tanto per fare questo ragionamento, come è facile capire la differenza tra un abito Ferragamo e uno di Zara o un Mirò e un quadro dell’IKEA.

Tutto questo per dire cosa? Che no, le trattorie non sono meglio dei ristoranti stellati. Che vostra mamma non è più brava di Iginio Massari a fare la torta di mele. Sono due cose diverse. Se il vostro concetto di cucina si limita a piatti semplici, porzioni abbondanti e prezzi bassi siete liberi di mangiare solo ed esclusivamente nelle trattorie o agli all you can eat. C’è chi però nella cucina ci vede altro: sperimentazione, novità, rivoluzione. Piatti complessi che non sono sempre quello che ci aspettiamo e a volte neanche facile da capire. Idee tradizionali e semplici portate al loro punto più alto da chi ha gli strumenti e le conoscenze per farlo. E se per voi certe cifre, certi piatti, certe esperienze non hanno senso, lasciate proprio perdere. Quindi non sentenziate su un mondo che non vi appartiene, mentre in forno si stanno cuocendo i vostri Sofficini.

E ovviamente no, la mia pizza non è meglio di quella di Carlo Cracco.

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clippermark

Ho 26 anni e sono nato in Abruzzo anche se negli ultimi anni ho iniziato a cambiare città come le mutande. Vado spesso in Germania per cercare di capire come mai mettano l’ananas sulla pizza ma voglio viverci da quando ho scoperto che mi piace. Da ormai 4 anni scrivo ricette sul mio blog "Una cucina per Chiama" ma tutto è iniziato quando da piccolo ho visto in TV Antonella Clerici: io però ho imparato a cucinare.
Dicono di me: "stai sempre in giro", dico di loro: "fatevi i cazzi vostri".
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