Il ritorno di Gionata: la definitiva cancellazione di Tinder

Ben ritrovati in una delle rubriche più dissociate del Signor Ponza. Ovvero dove l’impossibile accade, ed il dramma si cela sempre dietro un angolo. Superati i bagordi per il #PonzaVision e con il ritorno in auge della barba sopra ogni cosa, ma anche sopra a chiunque, eccoci tornare a noi, a riprendere le file di quel discorso che avevo iniziato due settimane fa. E che questa settimana trova finalmente la sua conclusione, perchè un accollo non sarà mai un fidanzato, e Tinder non sarai mai Grindr. A dispetto del nome!

Il ritorno di Gionata, che erroneamente avevo chiama Jonatan, commettendo comunque un errore – La definitiva cancellazione di Tinder 

tinder

Le mie certezze di non rivedere mai più Jonatan sono state tali fino a quando una mattina di dieci giorni fa circa mi sono svegliato, come di consueto all’alba, ed ho ritrovato un messaggio su Tinder. Giubilo in tutto il reame, penso festoso mentre l’app carica ed immagino infiniti manzi dall’altra parte. Einvece. Il mittente? La Calabria: “Sto venendo a Roma. Devo fare dei giri. però voglio prendere un caffè prima che riparto.” Ecco qua. Un’altro caffè. Un’altra inutile occasione. Penso ad un diversivo. Chiamo chiunque per cercarmi qualcos’altro da fare. Niente da fare, tutti impegnati, e tutto mi grida vai. E penso che questo poveretto è venuto dalla Calabria e vuole un caffè. Un caffè non si nega a nessuno. Anche se il primo è stato disastroso. Se non lo ricordate cliccate qui.

“Ho riflettuto molto a quello che mi hai detto nelle nostre conversazioni. Ho pensato che non hai tutti i torti. Io devo trovare una collocazione in questa società, e devo cercarmi un lavoro.” dice sicuro di sé. In  realtà avevo fatto un discorso molto più ampio. Si può riassumere con “non ti devi accollare ASAP“. E’ evidente che non ha capito. “Infatti, ho pensato che a settembre mi iscriverò allo Ied, ci sono un paio di corsi che mi interessano e poi troverò un lavoro alla sera, tipo cameriere. Vorrei riuscire a pagarmi da solo l’affitto di una stanza. Una cosa piccola, ma dignitosa. Così potremo vederci e conoscerci meglio”. Ecco, per l’appunto tutto il contrario di ciò che io intendevo dire.

Certo che fatto via Whatsapp forse non abbiamo raggiunto l’obiettivo. In realtà il mio era un discorso che verteva sull’evidenziare tutti i dettagli che mi facevano desistere, come ad esempio che abbiamo una notevole differenza d’età (NOVE ANNI) che non sembrano niente, ma per me fanno molto, perché vorrei una persona se non coetanea ma di qualche anno più o meno di me. E nonostante questo, che è il principio del mio rifiuto, esiste anche il punto che avrei la necessità di circondarmi di qualcuno che abbia almeno già risolto la sua esistenza e che abbia una certa stabilità emotiva per placare tutte le mie turbe. Quindi che in soldoni, c’erano già di base sostanziali dettagli che non mi permettevano affatto di pensare a lui come un papabile fidanzato, figuriamoci convivente. Come invece lui voleva.

“Ma mica ho detto che voglio convivere? Tu stai travisando le mie parole!” dice sorseggiando un Milkshake alla fragola del Mc. “Guarda non è una questione di travisare. È proprio un discorso che secondo me, di base, non ci sono i presupposti. Sei un bellissimo ragazzo, ma non fai proprio per me.” dico rimanendo comunque sereno. Lì miei cari è successo il delirio. Il momento devastante e inaspettato. Il dramma, appena girato l’angolo. Il caro Jonatan ha iniziato ad urlarmene di ogni, nel bel mezzo della stazione Termini.

Nell’ordine: tu sei un coglione, un cretino, un inetto, una persona superficiale. Non capisco perché mi respingi e non mi dai neanche modo di poterci conoscere. Io ti voglio far vedere chi sono. Voglio farti capire il mio carattere e parlarti di me. Voglio farmi conoscere e tu scappi. PERCHEEEEEEEE”” SCAPPPPPPIIIIII. Perchè NON MI DAI QUESTA OPPORTUNITAAAAAAAHHH”” Io non voglio niente da te. Non voglio soldi, voglio solo frequentarti. Mi capisci. MI CAPISCIIIIIIIIIII???????”

Immaginate la mia faccia paonazza. Cinquanta sfumature di fucsia. Ho abbassato lo sguardo in cerca di una botola o un tombino dove sparire per sempre. Ovviamente non esisteva. Qualcosa come tremilasettecentocinquantasette occhi puntati addosso. Due dei due virgola cinque vigilantes di Termini si avvicinavano minacciosi. Ecco qua. Mi avrebbero arrestato perché non mi cagavo un ragazzetto calabrese che mi si era accollato. Me lo sentivo. “E’ tutto ok? Mica ce stanno problemi?” dice uno dei due con uno spiccato accento di Centocelle nord.

Io faccio no con la testa. Mentre con le mani mi facevo aria e con gli occhiali da sole cercavo di coprirmi tutta la faccia, inutilmente. “Va tutto bene, agente, è stato solo una sfogo. Ho bisogno di riposare” dice Jonatan sorridendo. Io penso che avrebbe bisogno più di un TSO immediato, ma i miei potenti mezzi non arrivano al Sindaco. Decido che devo fuggire, e anche subito. Mi sta per venire un attacco di panico, o peggio, istinti omicidi. Faccio finta di ricevere una telefonata “Si… Davvero? Ma dove è successo? OSSIGNORREEEE!!!! E adesso? Dai si si arrivo subito… Devo passare a prenderti qualcosa? Ok Ok… Il tempo che arrivo. Cià”.

“E’ tutto ok?” mi dice allarmato. “No scusa. Un mio amico ha avuto un problema a lavoro, non si è sentito bene e lo hanno portato in ospedale. Devo raggiungerlo, è da solo e spaventato. Devo andare via subito…” dico serio e credibile. “Oh, mi dispiace tanto. Posso accompagnarti?” mi dice immediatamente. “Certo. Così ti lascio in psichiatria e ti fai visitare per bene“. Non l’ho detto ovviamente, ma avrei voluto dirglielo ed urlando. “Ma no, non preoccuparti, poi devi ripartire tra un’ora. Insomma non faresti mai in tempo. Ecco mi dispiace, ma devo andare via subito” dico per chiuderla lì. “Ok. Ti abbraccio allora, con la promessa di continuare a sentirci!” dice.

Io ho annuito senza dire una parola. E mi sono eclissato sotto l’occhio indiscreto dei vigilantes di Centocelle che da lontano ci controllavano. La morale? La morale non c’è. Questa volta no. Sono solo tornato a casa ed ho cancellato Tinder dal telefono. Gli ho mandato un sms però, per correttezza: “Jonatan, fammi il piacere, cancella il mio numero”. Chiaro, rispettoso e diretto. Ecco a me avrebbe fatto piacere se me lo avessero detto. Lui non ha esitato a rispondermi: “MERDA MI CHIAMO GIONATAN”. Cancella. Blocca utente. Addio.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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