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Il blog del Signor Ponza

Dobbiamo parlare di Levante, mi spiace

Mi spiace ma dobbiamo parlare di Levante. E lo dico con profondo rammarico perché lei mi piace, ascolto la sua musica dal 2013 e mi piacerebbe parlare di cose più utili, tipo il fatto che la decisione di Trump abbia scatenato una nuova Intifada. Il mondo va veloce e io sto indietro, quindi mi tocca dire la mia in vista della finale di X Factor.

È semplice e non mi dilungherò: come artista, come donna, come immagine che rimanda di sé Levante è un “prodotto” che fa centro. Il mondo della musica italiana dovrebbe fare pace con i propri gusti, andare oltre la frustrazione del mainstream e capire che o una cosa ti piace e quindi prendi tutto il pacchetto, oppure meglio lasciar perdere.

Levante a trent’anni è diventata giudice di X Factor, dopo una gavetta a mio modesto avviso sana. Lo posso testimoniare nel mio piccolo, dato che nel 2014 ero a un suo concerto in una piazza di un piccolissimo paesino dell’entroterra marchigiano e non eravamo più di 500 persone. Queste futili informazioni servono ad avallare la mia tesi: perché il successo genera invidia? Perché le donne (e ovviamente anche gli uomini) si sentono in diritto di salire su quel pulpito e criticare a nastro? Che noia. Non può essere che le uniche due opzioni siano vero e quindi non famoso, falso e quindi famoso e ricoperto di soldi. Se la qualità resta immutata, non credete che sia un po’ triste ridurre tutto a queste due categorie?

Ho letto, nell’ordine, critiche al suo femminismo che non è femminismo ma mero marketing, critiche ai suoi testi che non sono testi ma sconclusionate allusioni (“pezzo di me…”), critiche alla sua immagine che non è un’immagine genuina ma solo il riflesso di una donna narcisista che si mette in posa su Instagram.

Non sto cercando di convincere nessuno, piuttosto il mio scopo è invitare alla riflessione: è giusto, in nome di una presunta libertà di pensiero, scagliarsi così contro qualcuno? No. Personalmente non amo la musica né il personaggio di Fedez, eppure non scrivo sui muri quanto non sia il mio tipo. E ancora, la critica a Manuel Agnelli è durata il tempo di un battito di ciglia, nessuno ha più pensato che avesse venduto la sua anima da rocker per sedere su quella poltrona. Certo, l’autorevolezza si conquista con anni di musica e gli Afterhours sono un pilastro della musica nostrana, ma non sarà forse che “giudicando” una donna ci si soffermi troppo sulla sua immagine e poco su quanto valga realmente?

Il mercato discografico americano ha molto da insegnarci su questo fronte: non riusciamo a capire che anche nel nostro Paese può esserci un prodotto ben fatto e ben confezionato in lingua italiana. Il pregiudizio che solo Tiziano Ferro e Laura Pausini (al massimo toh, Giorgia e Mengoni) possano assumersi la responsabilità di un mercato discografico poco florido, non mi va giù. Non occorre trasformare la Michielin nell’ennesima Lorde (per altro con un risultato a dir poco imbarazzante e sgradevole) ma ascoltare attentamente cosa il panorama del quasi-mainstream ci offre.

Magari ho scritto in preda a un flusso di coscienza o magari no, ma vale la pena capire che attaccare Levante perché fa la poser su Instagram è qualcosa di davvero avvilente. Detto ciò, buona finale a tutti e che vinca il migiore!

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A vent'anni adoravo Carrie Bradshaw, a trenta ho più affinità con Meredith Grey. Una coincidenza? Io non credo.
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