EXPO Milano 2015: 3 motivi per cui l’ho amato e 3 motivi per cui l’ho odiato

Siamo oramai agli sgoccioli di EXPO Milano 2015, l’evento che ha dominato il chiacchiericcio più o meno serio di chiunque dalla Toscana in su e anche di chi invece calca i domini Terroni. Dopo che il mio debutto in famiglia Forrester Ponza ha scatenato una shitstorm che nemmeno Marino quando è andato a New York City, sfido nuovamente la sorte del parere del pubblico per tirare le somme di cosa è stato top e cosa è stato flop di questa Esposizione Universale nostrana che per motivi di lavoro ho visitato più spesso del Glitter in questi ultimi sei mesi.


TOP #1: IL TEMA

Siamo stati tremendamente fortunati. Il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita è forse il migliore tra gli ultimi e anche tra i prossimi. Pensate che ci siamo scansati il tema Energia del Futuro che è toccherà al Kazakistan nel 2017, nonché la rottura di cazzo di Costa e Oceani che vivono della Corea del Sud nel 2012. Il cibo è sicuramente un tema in cui noi italiani abbiamo qualcosa dire ai visitatori stranieri e allo stesso tempo per noi è stata l’occasione per tuffarci in porcherie e maialate da tutto il mondo.

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TOP #2: L’ALBERO DELLA VITA

Ne ho sentite tantissime sull’Albero della Vita, tra cui che sembra un carciofo alla giudea (ok, questo un po’ è vero) e che è una cagata pazzesca se paragonata alla Tour Eiffel. Beh, amici webarchitetti, vi ricordo che l’Esposizione di Parigi, in cui venne costruita la cosa più fotografata della Francia, avveniva in un periodo di sviluppo industriale e urbanistico diverso. Noi abbiamo dovuto trovare un progetto sostenibile economicamente e dal punto di vista ambientale: se avessero proposto qualcosa di vagamente simile in grandezza, costi e impatto ambientale (vi ricordo che la Tour Eiffel non è fatta di vimini o di seitan) sarebbe venuto su un casino che la storia della carne rossa non se la sarebbe filata nessuno di striscio. L’Albero della Vita a me è piaciuto tantissimo oltre che visivamente anche a livello concettuale, ovvero l’idea del “vivaio” in cui viene coltivato l’ingegno del nostro Paese e delle sue eccellenze (sviluppate in Palazzo Italia),  rafforzato dal fatto che l’intreccio dell’Albero è ispirato proprio alla pianta michelangiolesca di Piazza del Campidoglio.

TOP #3: IL PADIGLIONE DELL’OLANDA

Da non confondere con il Padiglione corporate New Holland (società di produzione mezzi agricoli), il Padiglione dell’Olanda di giorno non lo si vede bene. Diciamo che svanisce tra le gigantesche costruzioni limitrofe perché non ha nulla del classico concetto di “padiglione” perché è costituito da una serie di “tendoni” che trattano brevemente del tema di EXPO vissuto attraverso il tema della fiera di Paese, con tende e baracchini che vendono prelibatezze a prezzi modici, tra cui spicca un panino con il formaggio fritto che ogni volta che ci penso mi si inturgidiscono i capezzoli. Ma se di giorno andare lì e farsi scoppiare le arterie con il colesterolo è il must, di sera dei dj set truzzissimi trasformano tutto in un mini rave party dove gente non proprio sobria si dimena come menadi in estasi mistica.

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FLOP #1: LE CODE

Sì sa che a noi esseri umani piace sentirci più intelligenti della media delle persone e per questo cerchiamo di anticipare i loro comportamenti. Vedi d’estate quando per partire con la loro macchinina le famiglie cercano di capire quando mettersi in viaggio per non beccare il traffico, in quella pratica dietrologica anche chiamata “partenza intelligente”. Ecco, per EXPO questo pattern psicopatologico si è ripetuto ed il grosso delle persone ha deciso di riversarsi sul Decumano a partire dalla seconda metà di Agosto, dando origine ad una delle cose per cui tutti ricorderemo di questo evento: LE CODE. Io son stato fortunato, ho visto tutto nella prima metà di EXPO, ed il massimo che ho fatto di fila è stato 45 minuti per il Kazakistan… ma nell’ultimo periodo le code son diventate il tormentone e il terrore di chiunque varcasse gli ingressi di Cascina Merlata e Roserio. Palazzo Italia, Giappone e Kazakistan son stati i tre nuclei di agglomerati umani in cui la durata di attesa per l’accesso ai rispettivi padiglioni era in media di 6-7 ore (e secondo me l’unica cosa per cui farei 6 ore di fila è un concerto di Britney Spears). E l’Internet non ha perdonato, come potete vedere in questa serie di messaggi che la gente ha lasciato sui muri del padiglione nipponico:

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FLOP #2: I PANINI DA CASA

L’inizio di EXPO è stato caratterizzato dalla polemica sul costo dei cibo all’interno del sito. Secondo me le persone pensavano che stavano andando alla Sagra della Porchetta e che una volta dentro ti avrebbero dato gli assaggi di arrosticini agli angoli di ogni padiglione. Io personalmente ci ho mangiato 9032093209320134 volte in EXPO e la spesa media è 15€, come pagheresti in qualsiasi posto “etnico” a Milano. Conta che sei in fiera, quindi il prezzo magari è in rialzo su alcune cose… ma beh, se vuoi in Viale Monza ti vendono il Kebab a 1,5€ in vera carne di nutria del Naviglio Martesano. Questo preambolo per introdurre la categoria che più ho odiato, ovvero quelli che si son portati i panini da casa. Ma dico io, vai ad una manifestazione sul cibo, sull’alimentazione, puoi assaggiare robe che nemmeno hai mai sentito nominare e ti porti il panino col ma mortazza? MA ‘STI PORACCI? Detto che a superare queste teste di minchia ci sono solo due sottocategorie di persone con il livello intellettivo di Bonobo morti, ovvero chi andava a comprare i panini e il prosciutto da metterci dentro al Supermercato del Futuro di Coop, oppure andavamo a mangiare pizza/toast nei chioschetti. Farei un commento anche su Eataly, ma vorrei evitare una querela.

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FLOP #3: GLI OSPITI A CASA

giphy (4)Lo dico ora, questo è un punto scritto con ironia. Però una delle cose che più ha terrorizzato chiunque abitasse a Milano con almeno uno/due parenti o amici in qualsiasi regione d’Italia son stati le richieste di ospitalità per poter andare a visitare EXPO.

Ciao! Come va? Senti non è che avresti un angolino per me? Sai volevo vedere EXPO!”
“Ehi! Hai visto già EXPO? Ti va di andare insieme? Magari se conosci qualche posticino economicissimo, sai ho appena dovuto dichiarare bancarotta fraudolenta e non posso permettermi nulla, MA OH EHI SE NON DISTURBA VENGO DA TE”

E così per tutti questi sei mesi abbiamo dovuto fare lo slalom tra scuse e bugie per evitare di diventare un AirBnb abusivo. Chi poi ha deciso di acquistare un Season Pass ha dovuto anche fare da guida scout e portare i vari ospiti all’esposizione unviersale, rifacendo code, rivedendo le stesse cose venti volte, ripetendo le trecentododicimila volte le stesse cose.

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solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).

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