Finisce il free trial di Apple Music: che cosa faccio?

Sono passati tre mesi e siamo qua, sotto i fari di questa realtà: il periodo di prova di Apple Music sta scadendo, le promozioni estive di Spotify sono un lontano ricordo e Deezer… beh, a Natale qualcuno avrà pure ricevuto una loro gift card per sbaglio. Si avvicina quindi il momento di fare una scelta che condizionerà in maniera indelebile le nostre vite: quale servizio di streaming adottare? Quale è oggettivamente il migliore e quale invece si adatta meglio alle nostre esigenze? Perché spendere dieci euro al mese quando per ascoltare buona musica è sufficiente entrare in un negozio H&M?

Money Honey

Inutile nascondersi dietro un dito, per noi cresciuti a pane e Prendere o lasciare il prezzo è forse l’aspetto preponderante nella scelta di un servizio di streaming. La cifra magica è €9.99, un costo ormai universale valido tanto per la versione premium di Spotify quanto per quella di Deezer e Apple Music. Spotify e Deezer offrono anche una modalità gratuita supportata da pubblicità neanche troppo invadenti per chi è abituato alle radio tradizionali, ma con alcune limitazioni da mobile (il primo consente la sola riproduzione casuale, il secondo esclusivamente l’uso dei servizi Flow e Mix di cui parleremo più avanti). Apple Music regala invece i soli tre mesi iniziali e alcuni servizi aggiuntivi come Beats 1 e Connect. La faccenda si fa ben più interessante qualora vogliate condividere la spesa con qualche amico o parente: Spotify offre il 50% di sconto per ogni membro della famiglia che si iscrive a Premium, Apple Music invece propone un account formato famiglia a prezzo maggiorato (15 Euro) che supporta però fino a sei differenti utenti. Non è esattamente la politica conciliante di Netflix (per intenderci: un unico account che può usare chiunque ovunque), ma senz’altro un deciso passo avanti rispetto ai DRM che ci hanno vessato per anni.

9.99 is the magic number9.99 is the magic number

A Million Love Songs

Dovrebbe essere l’aspetto più importante, eppure spesso finisce in secondo piano, disorientati come siamo tra numeri roboanti e annunci a effetto: quale tra i servizi di streaming ha il catalogo effettivamente più vasto? Numeri alla mano, la classifica riserva qualche sorpresa. Al primo posto Apple Music che, forte dell’imbattile catalogo iTunes, è entrato di prepotenza nel business con 37 milioni di brani già pronti all’ascolto. Stupisce invece il secondo posto di Deezer che, grazie alle stime che lo danno a 35 milioni, supera non solo il colosso Spotify (30 milioni) ma anche Tidal (25) e il cuginetto Google Music (18). I numeri però sono talmente grandi che, come Forgotify insegna, non sono certo instrumental e cover per bambini a fare la differenza. Anche sulle esclusive è comunque difficile dare un verdetto inappellabile: Apple Music può contare su un paio di nomi in più (tra cui quello, passato forse sotto silenzio, di Taylor Swift), Spotify su uscite istantanee allo scoccare della mezzanotte e sulle deliziose-e-poco-più Spotify Sessions, Deezer sull’EP di Chanty. La differenza la fanno soprattutto i singoli brani, alcuni artisti indipendenti, vecchi dischi italiani. Difficile trovare un servizio che convinca tutti: l’indispensabile raccolta Speciale Sanremo 2011 la trovate solo su Apple Music; di contro Ricordatevi dei fiori, opera prima di Valeria Rossi, è solo su Spotify e Deezer, lo stesso Deezer che ha inspiegabilmente escluso Tre Parole Live dal proprio catalogo. A conti fatti è un pareggio, soprattutto perché tutti e tre consentono comunque di riprodurre gli mp3 scaricati sul computer in altri modi (i.e. comprati legalmente da Jamba, rippati dalle Tora! Tora! Compilation).

La discografia di Naike ‘Nayked’ Rivelli Carrisi è fortunatamente presente in tutti e tre i servizi.La discografia di Naike ‘Nayked’ Rivelli Carrisi è fortunatamente presente in tutti e tre i servizi.

In Case You Didn’t Know

Preso atto del fatto che difficilmente il singolo utente può ascoltare tutti e 30+ milioni di brani in catalogo e che la potenza è nulla senza il controllo ma soprattutto senza un’Anna Pettinelli che ci orienti tra le uscite discografiche di Alessio Bernabei e dei Dear Jack senza Alessio Bernabei, tutti i servizi di streaming stanno puntando molto sull’interazione con l’utente e la creazione di un’esperienza personalizzata quanto più vicina ai gusti di chi la usa. In particolare Apple Music ha incentrato gran parte della propria campagna promozionale di lancio sulla sezione Per Te: avendo dalla propria anni e anni passati a stalkerarci tramite Genius e integrandola con la divertentissima schermata di selezione di artisti preferiti a colpi di tap, ha realizzato una sezione di consigli musicali molto curata nelle playlist (ma siamo ancora al debutto, dovremo vedere se tra qualche mese saranno ancora aggiornato), ma un po’ troppo prevedibile nelle scelte. La vera sorpresa è invece Deezer: non si sa bene da dove prenda dati tanto accurati (difficile che sia il solo utilizzo di ❤️️ e 💔 durante la riproduzione della musica), ma il suo Flow è un enorme punto di forza forse sconosciuto ai più. Senza bisogno di scegliere nessun artista, nessun genere o nessuna radio, Deezer è in grado di passare una selezione teoricamente infinita di canzoni che Beats 1 levati: l’equilibrio tra pezzi preferiti/più ascoltati e nuove scoperte non ha eguali sulle altre piattaforme, rendendolo il sottofondo ideale per chi ha solo voglia di ascoltare buona musica ma cucita su misura. Da questo punto di vista Spotify è piuttosto carente, proponendo le classiche stazione radio basate su artista e canzoni, davvero niente che non facessero Pandora o Last.fm già qualche lustro fa. Una novità in questo senso è rappresentata da Scopri, la playlist aggiornata automaticamente da Spotify per proporre ogni settimana due ore di nuova musica calibrata sul gusto dei singoli utenti. Una bella idea e un deciso passo in avanti, anche piuttosto efficace, ma non all’altezza degli altri competitor.

Nessuno mi conosce come Apple Music.

Nessuno mi conosce come Apple Music.

Something Extraordinary

Nell’offrire funzionalità extra e accessorie la lotta si fa serratissima, con tre approcci completamente differenti. Spotify, dopo un primo momento di apertura più totale alle applicazioni di terze parti, si è man mano chiuso su se stesso, fino alla completa eliminazione dell’App Finder. L’unico a sopravvivere è Musixmatch, il karaoke tutto italiano che è stato integrato come feature ufficiale e affianca la già citata playlist Scopri e la sezione Running. Deezer sposa invece il più classico concetto di app: sono poche, non funzionano sempre benissimo, ma alcune sono divertissement non da poco (i grafici di Stateeztics, la sezione di X Factor con le esibizioni live). Agli antipodi Apple Music: nessun supporto delle terze parti, clamorosa la mancanza dello scrobbling da Last.fm, punta invece tutto sui contenuti esclusivi. Parliamo ovviamente di Connect, il social network per artisti che dopo il flop di Ping deve dimostrare ancora tutto e ancora non ha dimostrato niente, la sezione Per te e ovviamente Beats 1, la radio 24/7 made in Cupertino. I grossi nomi coinvolti (Zane Lowe è il più pubblicizzato, ma ci sono anche Elton John, Drake, St. Vincent) e le esclusive man mano maturate garantiscono a Beats 1 una promozione a pieni voti, ma funzionando indipendentemente dall’abbonamento ad Apple Music è ben lontana dal rappresentarne la killer application.

Stefania Orlando

No, Stefania Orlando non ha ancora pubblicato niente sul suo Connect.

Ready to Run

Siamo sulle pagine del Signor Ponza e, al pari del blog di Linus, della radio di Linus e della tv di Linus, per contratto arriva il momento in cui bisogna parlare di corsa e fingersi entusiasti di fare esercizio fisico. Il collegamento in questo caso però non suona forzato perché in effetti gli stessi colossi dello streaming stanno puntando molto su questo campo, Spotify in primis. La sezione Running (arrivata poche settimane fa anche su Android, già disponibile da tempo per iOS) è in particolare una delle esclusive più forti del colosso verde: la promessa – in parte mantenuta – è quella di affidare all’app la completa gestione della musica, lasciando al runner l’unica preoccupazione di correre, correre e ancora correre. In particolare sono due le modalità che Spotify offre: da una parte una serie di classiche playlist compilate automaticamente dopo la selezione di un genere (Upbeat Run, Indie Kick, Reggae Run), dall’altra sei produzioni originali – i Running Originals, uno dei quali creato dallo stagista di Tiesto – che si adattano al cambiamento di bpm senza distorcere l’audio. In entrambi i casi il cellulare è in grado di rilevare il ritmo di corsa e scegliere il pezzo che si adatta meglio alla prestazione: non è così rivoluzionario ed efficace come gli spot volevano farci credere, ma su un altro pianeta rispetto alle semplici playlist “per correre e allenarsi” di Deezer e Apple Music.

Tutti e tre i servizi mettono comunque a disposizione una playlist perfetta per correre chiamata E•MO•TION.

Tutti e tre i servizi mettono comunque a disposizione una playlist perfetta per correre chiamata E•MO•TION.

ARTPOP App

Gli artisti odiano lo streaming per le ridicole royalties, noi per aver ucciso i lettori mp3: chi ha bisogno di un iPod da una dozzina di giga quando tutta ma proprio tutta la musica può stare su un cellulare al prezzo di pochi mega? Inevitabilmente la fruizione della musica si è spostata sugli smartphone, creando nuove sfide per gli sviluppatori di app. Difficile anche in questo caso scegliere la migliore. Apple Music, benché previsto anche per Android, è per ora disponibile solo su iOS, dove offre senza dubbio la migliore esperienza d’uso. Al netto di qualche rallentamento e un’interfaccia non sempre intuitiva, lo streaming è perfettamente integrato nella già preesistente sezione Musica e soprattutto con Siri. Forse un poco più intuitiva l’app di Spotify con la sua divisione in cinque tab fondamentali (Naviga / Attività / Radio / Running / La tua musica), ragionamento difficilmente applicabile alla nuova caotica di Deezer e le sue mille sezioni.
Da computer invece Apple Music si appoggia a iTunes, limitandosi semplicemente a integrare il già collaudatissimo software con un’intera libreria pronta all’ascolto. Deezer punta tutto sull’ascolto da browser, fornendo anche un client desktop però molto essenziale e decisamente ispirato alla versione mobile. All’opposto Spotify: pur disponendo di un player via browser, l’idea è quella di farvi scaricare il programma e consumare metà della RAM del vostro computer. Ne vale la pena però.

Siri

Siri è in grado di suonarvi anche quel pezzo degli Imagine Dragons nella colonna sonora di Selma.

We Are Your Friends

È il vero punto di forza di Spotify: la community, il gran numero di utenti e i contenuti da loro generati. Che si tratti di visualizzare cosa gli altri stanno ascoltando (e con la barra laterale è più facile dei tempi di MSN) o seguire le playlist degli altri utenti, Spotify non ha rivali. Deezer ci prova ma non ha una base di utenti all’altezza; il feed degli amici si limita a un triste stalking dei gusti degli amministratori e dei pochi brand che hanno deciso di aprirsi anche a Deezer. A questo proposito il report di Musically è lapidario: dei 6.34 milioni di utenti nel mondo, meno della metà sono attivi. Potete immaginare quanti in Italia. Apple Music non pervenuto: le uniche persone che si possono seguire sono le star tramite Connect, precludendo di fatto tutto l’aspetto social che ha fatto da propulsore all’intero settore dello streaming online.

Choice

In definitiva, no, non c’è un servizio oggettivamente migliore degli altri.

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Maxxeo

Mi chiamo Matteo (ma vorrei mi chiamaste Carlo) e non vivo a Milano. Ho dieci anni più di quanti ne aveva Anna Tatangelo quando vinse Sanremo e qualche taglia in più di Monica Leofreddi. Scrivo per il Signor Ponza fondamentalmente perché come logopedista di Tea Falco ho fallito.
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