Il caso Kesha vs Dr. Luke

Ultimamente si parla un sacco di Kesha. Purtroppo non per motivi strettamente musicali, bensì per la battaglia legale che la vede protagonista contro Dr. Luke, stimatissimo e prolifico produttore musicale, e di conseguenza anche la Sony, l’etichetta discografica a cui la cantante è legata da anni.

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Tutto è cominciato nel 2014 quando Kesha Rose Sebert, questo il vero nome della popstar, si è rivolta ai giudici per liberarsi dal contratto che la lega alla casa discografica posseduta da Dr. Luke, una branca della Sony, chiedendo di non dover mai più avere a che fare col produttore. Le accuse furono pesantissime: molestie sessuali e continui abusi. Nel lawsuit Kesha fa riferimento a fatti ed accadimenti specifici, «ha accusato Dr. Luke di averla riempita di alcool e droghe in diverse occasioni, prima di farle avance sessuali. Kesha sostiene anche che una volta Gottwald le diede delle “pillole anti sbronza” durante una festa, e che in seguito lei si è risvegliata nuda nel letto di Gottwald senza ricordare cosa fosse successo» (fonte The Guardian). Accuse pesantissime, insomma, che Dr. Luke e i suoi legali hanno prontamente negato, dichiarando che tali allegazioni fossero parte di una campagna volta a screditare per l’appunto il produttore.

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Venerdì 19 Febbraio il giudice però ha respinto la sua richiesta, facendo presente come non ci fossero elementi sostanziali per confermare le accuse e che, contrariamente a quanto affermato dai legali della cantante, non ci fossero prove di un danno irreparabile nei confronti di Kesha e della sua carriera.

I legali della cantante, infatti, durante l’udienza hanno fatto presente come “la carriera di una popstar, oggi, sia relativamente breve e che quindi, tutto questo tempo passato lontana dalle scene, provochi un danno irreparabile nei confronti della nostra assistita.”

Il giudice Shirley Kornreic si è comunque pronunciata a sfavore, dando ragione a Dr. Luke e alla Sony, facendo leva sull’inconsistenza della richiesta, notando l’assenza di prove per i presunti abusi, dichiarando:: «mi state chiedendo di rompere un contratto frutto di intense negoziazioni e tipico del settore. […] Non capisco perché devo emettere una misura straordinaria come un’ordinanza»

I legali della Sony hanno fatto inoltre notare come Dr. Luke abbia investito più di 60 milioni nella carriera della popstar, e di non averle mai proibito di lavorare ad un nuovo disco senza il coinvolgimento del producer. Dichiarazione a cui i legali della popstar hanno controbattuto sottolineando come le fosse stato lasciato intendere che, in tal caso, la Sony non avrebbe promosso il progetto. Insomma, libera di incidere con chi vuoi, ma io non ti finanzio.

Alla decisione del giudice, Kesha è scoppiata a piangere, probabilmente sfogando mesi e mesi di frustrazione legata una battaglia legale combattuta dietro le scene, di cui noi abbiamo conosciuto solo gli aspetti scandalistici.

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#FreeKesha è diventato subito trending topic su Twitter, dove migliaia di fan hanno iniziato a cinguettare a favore della popstar. E insieme a loro anche tanti artisti, tra cui Lady Gaga, Lily Allen, Demi Lovato Kelly Clarkson (quest’ultima in particolare deve molto ad alcuni brani di Dr. Luke che hanno aiutato la sua carriera a decollare), i quali hanno subito dimostrato la loro solidarietà nei confronti della collega. Taylor Swift ha addirittura donato $250,000 allo scopo di supportare la campagna e aiutare con le spese legali. Avete notato che non vi ho citato neanche un nome maschile? Ad oggi mi risulta che solo il rapper Wale si sia pronunciato a suo favore.

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Cosa accade quindi adesso? Kesha può decidere di continuare a lavorare con la Sony, e ha due opzioni: tornare a lavorare col suo aguzzino col buon placet della casa discografica, oppure iniziare a registrare un nuovo disco senza il produttore, ma senza neanche il supporto della propria label. O magari iniziare una nuova battaglia legale, adducendo nuove prove.

Il caso in questione, sebbene agli occhi di molti possa risultare frivolo, è in realtà di una rilevanza inaudita. E’ l’ennesimo esempio di come le donne vengano poco tutelate dal sistema giudiziario, di come casi di abusi e stupro vengano presi con eccessiva leggerezza. Soprattutto se sei una ragazza giovane, agli inizi della carriera. E ancora peggio, bella e anche dai, bionda.

Chissà quanti pensano che Kesha si sia inventata tutto, d’altronde è quella che cantava mezza nuda una “canzonetta” come Tik Tok. Quella che nei suoi video si è sempre mossa in maniera eccessivamente sexy, la stessa che nella sua musica ha sempre parlato spudoratamente di sesso.

E povero Dr. Luke, uno stimatissimo producer che vanta hit dopo hit per le sue collaborazioni con Katy Perry, Britney Spears Kelly Clarkson tra gli altri, un tizio che ha soldi a palate e che potrebbe avere tutte le donne di questo mondo, perché quindi dover molestare e abusare di Kesha?

Double standard, come al solito, di cui nel 2016 siamo ancora pieni. Il caso Kesha è solo l’ennesima prova. E se pensate che a decidere sia stata un giudice donna…

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Cristiano Mars

Sono il gemello di Veronica Mars. In un'altra vita ero Mindy Lahiri, versione più magra. Ho (quasi) 28 anni, ma ne dimostro all'incirca 25, mentalmente anche di meno. Scrivo per passione e di ciò che mi piace.Leggo, ascolto musica e guardo serial come se non ci fosse un domani. Fanboy nell'anima.
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