636677.8dd5717.d2017444d5964f338385d63985e4c44b
Il blog del Signor Ponza

Il DILF e la tana libera tutti

Bentrovati miei prodi! Visto che la settimana scorsa il post sul DILF gay  ha aperto a diverse riflessioni, e in molti avete commentato il post ma soprattutto mi avete mandato e-mail e DM per manifestare il vostro accordo o disaccordo, ho deciso questa settimana di sottoporre alla Vs attenzione un altro caso di uomo sposato. Ma questa volta, le cose, sono andate in maniera totalmente diversa.

Il DILF e il tana libera tutti

Qualche tempo fa, era una calda mattina romana, di quelle mattine che faresti di tutto all’infuori di quello che dovresti realmente fare. Io dovevo preparare le valigie perché ero in ferie e dovevo partire per l’Abruzzo. Quella mattina però un noto Boy80 ininterrottamente mi scriveva e reclamava la mia presenza per una mega scopata. Non vi nascondo che avevo voglia, soprattutto perché ero curioso visto che chattavamo sui vari social di genere da qualcosa come un anno.

Sono stato lì lì per solarlo, ma poi mi sono detto francamente: “stai andando in Abruzzo, dove di solito vince Federica, per cui vai e goditi questa scopata prima di partire”. E infatti. Prendo la macchina visto che il tipo abitava vicinissimo a casa e poco prima di mezzogiorno lo raggiungo. Arrivo da lui e ho come l’impressione che in quella casa vi abiti anche una donna. E non so perché ma da subito ho avuto il presentimento della presenza di un bambino.

Con la scusa di lavarmi le mani noto al bagno un pacco di pannolini, e, soprattutto, il Fissan Primo Bagnetto. Ok. Ho avuto quasi un attacco di panico. Sono tornato in salotto e sul divano c’era un plaid di Winnie The Pooh. Decido di indagare: “Sei single?” dico diretto senza censure. Lui non risponde, tergiversa e mi salta letteralmente addosso. Ok, penso, è sposato. Però davanti a quel gran momento di ormonella perché farsi scrupoli o domande simili? E infatti levatevi tutti ASAP.

Pasta Fissan

Diciamo che dopo i primi venti minuti di preliminari a gogo, in realtà capisco che lui vuole altro da me. Lui, nonostante io fossi stato molto chiaro, decide che sarà lui il passivo e che in qualche modo io dovessi scoparmelo. Detto fatto praticamente. Mi ritrovo con il preservativo inserito e con lui già pronto. Ecco non vi dico oltre, però, nonostante l’indole, stavo comunque apprezzando la situazione. Fino a quando il dramma si è palesato in maniera devastante e forse inaspettatamente drammatica.

Mancava poco alle 13 e sento inserire la chiave nella fessura della porta di casa. Con la coda nell’occhio fisso la porta e la vedo aprirsi, mentre Boy80 strepita per il piacere, inizio a sentire cocente la paura e l’ansia salirmi fino alle tempie. La porta si apre tutta ed una ragazza con un bimbo in braccio si materializzano a pochi metri da noi. Sento il suo urlo, sordo e al limite del pianto. E il gelo che inevitabilmente ha invaso tutto l’ambiente.

Vi invito tutti a focalizzare l’immagine: io nudo che esco da Boy80 e quelli che deduco essere sua moglie e suo figlio di fronte a noi che ci guardano. Lei ha iniziato ad urlare, con la porta sempre aperta, e a dirne di ogni al marito. Qualsiasi cosa. Con le lacrime che le rigavano il volto. Io ero sconvolto. Con la testa bassa e la faccia di duemila colori non osavo alzare lo sguardo. Ho deciso in quell’istante che era il momento di rivestirsi e uscire subito da lì.

Ovviamente non trovavo i miei vestiti. Nella foga del momento avevamo lanciato tutto chissà dove. Ero nel pallone totale. Individuate le mutande avevo un nuovo problema da gestire. DOVE AVREI BUTTATO IL PRESERVATIVO? Niente. È rimasto addosso a me, nelle mutande. Avevo l’ansia e dovevo muovermi. Mentre Boy80 cercava di capire cosa dire, io mi rivestivo alla velocità della luce. Le urla di lei avevano preso il posto dei miei pensieri ed io non avevo neanche più la percezione di quello che il mio cervello mi diceva.

Capivo solo che dovevo fuggire via. Riprese tutte le mia cose ho guardato per l’ultima volta Boy80 e l’ho visto umiliato e senza più una dignità, mi giro e decido che è arrivato il momento di uscire dalla sua vita e soprattutto da quella della sua dolce metà. Lei sbraitava ancora, urlava e si dimenava, ma composta e ferma sempre con il figlio tra le braccia. Io ho fatto un passo verso la porta ed ho, per la prima volta, incontrato il suo sguardo.

Ero agitato, impaurito, e se solo avessi potuto evitare tutto quel dramma in qualche modo lo avrei fatto. Ma oramai la bomba era esplosa. E non potevo di certo tornare indietro. Non io almeno. Mi sentivo però colpevole ho alzato lo sguardo, e stavo per aprire la bocca e scusarmi, ma lei, mi ha fulminato “Tu non parlare. Non dire niente. Esci e vattene. E non ti voglio vedere mai più”. Mi sono gelato ancora di più. Ho abbassato lo sguardo ed ho allungato il passo, chiudendomi la porta alle spalle.

Mi sono sentito la più grande merda del mondo. Devo essere onesto. Ho deciso di chiamare l’ascensore, ma era occupato, e le urla erano ancora la colonna sonora. Fanculo l’ascensore, sono sceso per le scale. Tre piani a piedi non mi avrebbero ucciso. Anzi. Al primo piano incontro una signora che era uscita per via del casino. “È tutto ok? Che è successo?” mi chiede come se nulla fosse. “Lo saprà prestissimo Signora, giuro che lo saprà!”. E fuggo via verso casa.

Penso di non averci messo meno di un’ora per calmarmi. Ero sconvolto. Poi i miei coinquilini mi hanno fatto notare che tutto sommato non era colpa mia. Insomma se non fossi stato io sarebbe stato qualcun altro. Questa settimana non mi sento di scrivere nessuna morale, ma spero che questo racconto apra gli occhi ai più che continuano ad avere il piede in due scarpe. Nessuno sgama mai niente. Ma signori quando succede, poi è difficile trovare una soluzione.

Boy80 quella sera mi avrà scritto e chiamato continuamente. La moglie lo ha buttato fuori di casa, e lui voleva venire a casa mia. Io ero in Abruzzo, lontano con la consapevolezza che ciò che succede a Roma, rimane a Roma. Mai come questa volta.

[Le puntate precedenti di MANiCURE]

Manicure Logo

[Il blog di Annabelle Bronstein]
[Segui Annabelle su Twitter]

Commenti via Facebook

Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
Annunci

Comments (23):

    • Signor Ponza

      27 marzo 2014 at 22:37

      Ieri sera io basito a bocca aperta mentre programmavo e leggevo per la prima volta questo racconto.

      Rispondi
  1. Giacomo

    27 marzo 2014 at 13:45

    Mi sono sentito a disagio solo nell’immaginare la situazione in cui ti sei trovato.

    Rispondi
    • Annabelle Bronstein

      29 marzo 2014 at 12:18

      Non ho parlato per almeno tre ore dopo l’accaduto.

      Rispondi
  2. LeoneLewis

    27 marzo 2014 at 23:10

    credo che tutto sia nato dal fatto che tu abbia tradito il tuo ruolo

    Rispondi
    • Daniii

      27 marzo 2014 at 23:43

      sottoscrivo… se c’è na cosa che non va tradita sono I RUOLI! Porta solo disgrazie.

      Rispondi
    • Annabelle Bronstein

      29 marzo 2014 at 12:19

      I ruoli sono roba vecchia. Oramai stiamo andando verso la totale versatilità

      Rispondi
      • Daniii

        4 aprile 2014 at 00:11

        Dio mio che brutta cosa hai scritto… un’olocausto versatilizzante è l’ultima cosa che ci vuole al mondo…

        Rispondi
    • Signor Ponza

      30 marzo 2014 at 14:17

      Alla faccia di chi dice che i ruoli non esistono più

      Rispondi
  3. Guy Overboard

    28 marzo 2014 at 08:24

    …spero ancora che sia tutto inventato! Non per lui, non per la moglie e manco per il bambino, ma per te perchè dev’essere stata davvero una sensazione di merda. Dalle sensazioni che hai scritto verso la fine (che anche io ho provato per situazioni più o meno simili) credo proprio che abbiamo entrambi avuti un’educazione cattolica ferre, perchè in certe situazioni esce fuori prepotentemente, facendoci sentire in colpa come se fossimo noi il demonio che ha causato “il male”.

    Detto questo, questo è il tipico DILF che deve morire malissimo. Il concetto di “diversivo” mentre stai con un’altra persona, del sesso opposto, è qualcosa di ipocrita e orrendo, soprattutto se è perpetuato. Diverso è essere l’escamotage per cominciare poi un percorso di “liberazione”.

    L’unica cosa: non aver subito paura se la casa di un DILF è piena di oggetti da neonato. Uno può avere avuto un passato, anche recente, ed avere a casa il necessario per il proprio figlio. Il problema è appunto entrare a far pare di un sistema “malato” in cui sei una valvola di sfogo tra un’uscita a far la spesa e una messa in piega dal parrucchiere.

    http://www.guyoverboard.com

    Rispondi
    • Annabelle Bronstein

      29 marzo 2014 at 12:19

      Credo di essere rimasto davvero traumatizzato da questa cosa. Non immagini quanto.

      Rispondi
    • LeoneLewis

      30 marzo 2014 at 14:34

      Provo a rispondere come se ci fossi stato io al posto di Annabelle perchè non voglio fare facili moralismi. Ammetto che sono troppo debole per resistere alle tentazioni quindi potrei facilmente commettere un errore del genere.
      E’ altrettanto vero però che mi sentirei gravemente in colpa perché non posso fingere di non aver intuito che stavo per commettere un errore, che avrei potuto fare delle domande, che c’era la possibilità di far soffrire qualcuno.
      Se il DILF ha le sue responsabilità, non potrei sottrarmi alle mie, sarebbe sciocco e immaturo rispondere ‘chissenefrega, cazzi suoi’. Non è questione di educazione cattolica, shintoista, atea, agnostica e quant’altro; è una questione puramente etica.
      Sono sicuro che un’esperienza del genere ti segni e ti ammonisca dal ripetere certi errori, quindi ha i suoi risvolti positivi tutto sommato.

      Rispondi
      • Guy Overboard

        31 marzo 2014 at 08:41

        Purtroppo sei caduto un facile moralismo: hai parlato di etica quando l’etica non c’entra niente. Se vado con un DILF e capisco che c’è “qualcun altro” (uomo o donna) con lui e sia a me che a questa terza persona va bene, il problema etico non si pone. Eticamente la poligamia non è scorretta. Il problema quindi come sempre è la consapevolezza. Se io sono consapevole, il DILF è consapevole e anche il suo compagno (o compagna) è consapevole e a tutti e 3 questa cosa sta bene, non c’è bisogno di sentirsi responsabili. In questo caso la responsabilità è nel DILF, perchè Annabelle comunque ha chiesto e lui ha tergiversato, quindi non c’era consapevolezza nella SUA coppia, che non è la mia, non è mia la responsabilità della coppia. Se loro sono consapevoli allora entro io in gioco, ed è mia responsabilità in quel caso essere consapevole di ciò che sto facendo.

        Quello che hai fatto purtroppo è stato giudicare subito in modo negativo una situazione “normalizzandola” e non considerando che invece i casi possono essere molteplici ed è errato subito dire “è eticamente scorretto”. Ci sono situazioni che possono volgere in modo diverso. E questo uno non lo può sapere finchè non viene esplicitato: non si può tirare ad indovinare “ad istinto” solo perchè sono tanti i casi di uomini fedrgrafi con una persona dell’altro sesso che mentono.

        Rispondi
        • LeoneLewis

          31 marzo 2014 at 08:55

          aspetta un attimo, calmino, perchè io non ho giudicato proprio nessuno visto che parlavo di ciò che avrei fatto IO.
          Sono l’ultima persona che può giudicare Annabelle o qualsiasi altro individuo figurati. Quindi ti parlo del mio punto di vista, nè più nè meno.

          Rispondi
          • Guy Overboard

            31 marzo 2014 at 10:20

            Forse non te ne sei accorto ma nel momento in cui dici cose come “Non è questione di educazione cattolica, shintoista, atea, agnostica e quant’altro; è una questione puramente etica” o “sarebbe sciocco e immaturo rispondere ‘chissenefrega, cazzi suoi'” stai dando un giudizio. Parli dal punto di vista, ma dai un giudizio comunque.

            Il senso del mio intervento quindi era per dire che le questioni possono anche volgersi in modo diverso da ciò che ci aspettiamo, quindi è un po’ troppo “chiuso” poter asserire in un modo così “totale” che un tipo di atteggiamento sia sintomatico di qualcosa, come l’essere sciocco o immaturi o “senza etica”, per quanto lo si dica riferendosi a se stessi (ma d’altronde si parla di sè per dare uno spunto riflessivo generico, non siamo mica al GF che uno deve interessarsi della vita altrui! 😀 )

          • LeoneLewis

            31 marzo 2014 at 10:31

            do un giudizio a me stesso che commetto quell’azione, mi faccio autocritica. non metterti sulla difensiva, non c’è bisogno.

          • Guy Overboard

            31 marzo 2014 at 11:07

            Ma non mi sono messo sulla difensiva, al contrario ho evidenziato come il fatto che tu ti riferisca a te stesso sia letto in modo diverso di chi comunque sta leggendo un commento non per farsi i fatti tuoi personali ma per riflettere su un episodio. 🙂

          • LeoneLewis

            31 marzo 2014 at 15:56

            ci tenevo solo a dare un punto di vista diverso dal tuo sentimento assolutivo e sottolineavo come il senso di colpa non ha per forza a che fare con l’educazione religiosa ma deriva di più dal senso etico di responsabilità di ognuno di noi, semplicemente perchè, da come avevi posto l’argomento, sembrava quasi che se avessimo avuto un’educazione atea non ci saremmo sentiti in colpa in una situazione del genere. tutto qui.

          • Guy Overboard

            31 marzo 2014 at 23:49

            Il mio era un appunto per far notare ad Annabelle che dalle sensazioni descritte sentivo una forte educazione cattolica, non ho fatto un discorso assolutivo.

            E il mio commento ulteriore era per farti notare che il senso etico di responsabilità non c’entra niente, non perchè solo “l’educazione cattolica” faccia sentire la sensibilità, ma perchè è una questione di consapevolezza 🙂

          • Annabelle Bronstein

            2 aprile 2014 at 23:01

            Mamma siete pazzeschi!!! Vi adoro. Cmq. Sono d’accordo con entrambi i vostri punti seppur molto diversi. In qualche modo mi sento di aggiungere che be si, io vengo da una famiglia ed una educazione molto cattolica. Fino ai 15 anni io sono stato all’oratorio e all’azione cattolica. Poi in qualche modo quando ho preso consapevolezza della mia sessualità mi sono distaccato perchè quell’ambiente, in qualche modo mi stava stretto e perchè non mi sentivo pienamente accettato. Certo, la mia educazione, anche quella parte di me ha influito a farmi diventare quello che sono oggi. E non vi nascondo che mi sono riavvicinato solo un anno fa, quando ho deciso di cresimarmi. Adesso entrare nelle motivazioni e nelle mie scelte non mi pare il caso, perchè questa non è sicuramente le sede. E perchè comunque, forse, non ne parlerei. Ciò non toglie però che il non aver approfondito ha sicuramente causato un dolore. E questo io, personalmente, non me lo sono ancora perdonato al di là di tutto. Cmq ho adorato i vostri oculati scambi di opinione. E non avrei risposto se non perchè così almeno sono 20 commenti 😉 Scherzo (#einvece)!!!!!

          • Daniii

            4 aprile 2014 at 00:16

            leggo solo ora lo scambio di opinioni (anche se a volte sembrava più una gara a quante volte si puo’ scrivere “consapevole” in un commento) e AMO tutto e tutti, ma TI PREGO prenditi un rehab dalla parola OCULATO perchè io e te su sta parola non ci prendiamo assolutamente!

            In questo caso al massimo la parola che si poteva accettare era “accorti”, by the way.

  4. Paolo

    4 aprile 2014 at 10:13

    Una volta mi è capitata una cosa simile. Un italo-colombiano (o qualcosa del genere) che mi accolse in casa sua mentre nell’altra stanza c’era la figlioletta di nove anni, a dormire. Lui, anzi, per essere sicuro che andasse tutto bene, aveva chiuso la porta della stanza della bambina a chiave. La sensazione di disagio fu molto forte, accentuata dal personaggio che teneva in camera dei calendari di Mussolini (sì, certe vicende di cronaca dove il marito della fascista è un puttaniere io le ho vissute con anni di anticipo; il fatto che avesse questi calendari mi mise anche una certa agitazione, per cui cercai di farlo contento ma andandomene via il prima possibile, c’erano pure delle spade in casa…). Decisi di non averci più niente a che fare, non tanto per una qualche questione morale (il fatto che avesse una figlia non gli deve certo impedire di avere la vita sessuale che preferisce) ma per la psicologia della bambina, che anche se non sentiva o capiva niente a livello conscio, inconsciamente capiva benissimo; me la sono immaginata che cresceva come una donna con un forte odio verso gli uomini, generato dall’atteggiamento paterno e mi sono detto che non volevo essere complice.
    Paolo/Ugualiamori

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: