Il dramma dei cinquantenni

Buongiorno a tutti e bentrovati in quella che sembra essere una delle rubriche più discusse di questa primavera. Almeno per me. Questa settimana sono andato in fondo ad un’altra torbida storia. Un dramma, che si cela nei meandri più segreti di chi incontriamo. Anche solo per un caffè. E quando ne veniamo a conoscenza volano parrucche. E non solo. Ma non perché non possa andar bene, attenzione, ma solo perché siamo stati raggirati e presi in giro. Insomma, diventiamo in un secondo delle vere e proprie ragazze di periferia. (Lo so, non ci avete capito niente, ma questa è solo una preview. E voi non dovreste stare già più nei vostri slip).

Il Dramma dei cinquantenni

È arcinoto che io, oltre ad essere un noto stalker, sono anche un po’ cieco. Ma nell’era virtuale e moderna che viviamo il mio deficit visivo è una pagliuzza. Si perché esistono mezzi sofisticatissimi e all’avanguardia che purtroppo aiutano i manigoldi 50enni nel loro intento. Ovvero togliersi dieci anni. Ed io, a meno che non perquisisca la carta di identità, posso tranquillamente anche crederci. Perché sono un animo pio che si fida della gente. Soprattutto di chi magari pratica dell’ottimo rimming.

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Vabbè. Che ve lo devo dire a fare? Ho sicuramente scelto un cinquantenne fuori dalla norma. Insomma, qualora dovesse farsi vivo Brad potrei tranquillamente andare oltre il dettaglio età. Ma adesso entro nel vivo del dramma. Che come noto, si palesa sempre dietro l’angolo. Qualche tempo fa, in una di quelle ottobrate romane afose e inaspettatamente calde, ero in Prati per motivi di lavoro. Ed ero lì che aspettavo il 628 per tornare alla metro e quindi a casa. Quando, all’improvviso, una macchina della Rai mi si avvicina. Ecco in quel momento ho pensato solo una cosa: “Finalmente mi stanno per scoprire. Diventerò una star del piccolo schermo. E chiamo anche Fabry_“.

Giuro che ho pensato proprio questo. “Ciao. Hai una sigaretta?” dice il tipo avvicinando al finestrino passeggero. Ma cos’è uno scherzo? Mi chiede una sigaretta. “No mi dispiace!” dico deciso. Merda ne stavo fumando una in quel momento. Lui mi sorride, ed indica la sigaretta nella mia mano destra. “È l’ultima mi dispiace, non ne ho più” abbozzando un sorriso. Lui si guarda intorno, come se non sapesse più cosa dire, e poi esordisce: “Senti, qui dietro c’è un bel posto. Ti va di venire a prendere un caffè con me?”. Aiuto. Mi stava rimorchiando.

Guardo l’orologio ed inizio a guardarlo meglio. Barbetta incolta, mani grandi e tozze, occhi verdi. Bei denti. Fisico normale. Ma non magrissimo. Direi un tonico leggermente fuori forma. Un’ idea di pancetta. Un pacco interessante. Dall’aspetto non gli avrei dato più di 41 anni.  La mia incertezza però stava andando troppo per le lunghe. Insomma dovevo decidermi. Ma sì. In fondo un rimorchio per strada aiuta il mio ego a sopravvivere. Facciamo le chiacchiere di rito. Come ti chiami? Che fai? Dove vivi? Sei di Salerno? Domande alle quali rispondo rapidamente e come al solito, senza interessarmi minimamente di cosa mi dice lui.

Arriviamo presto al bar e ci accomodiamo. “Quanti anni hai?” mi dice sorridendo. “Trenta” dico, “e tu quanti ne hai?” lo incalzo. “44.” MMMmmmmm. Così tanti. Io ordino un tè freddo. Lui un caffè.  “Te li porti bene” dico sorseggiando il mio tè. “Ma… Ecco… Come mai mi hai fermato?” pausa. Che fa sempre molto #sonounapersonamoltointeressanteeriescoacrearephathos. “Bè, ecco… Secondo te…”. Ecco, io odio questa risposta. Perché in quel momento avevo già capito come sarebbe finita. Ovvero come è davvero finita. Io nel suo letto ASAP.

Sarò sincero. Non mi è dispiaciuto. Ci ha saputo fare molto bene. “Vado a darmi una rinfrescata” mi dice dopo averne fatte di ben donde. Ok, vai, penso tra me e me. Mentre ero lì però, qualcosa non mi convinceva. Non più almeno. C’era qualcosa che non mi tornava, ed ho iniziato a guardarmi intorno. E ciò che volevo era lì. Sul mobile della camera da letto. Il portafogli. Mentre sentivo ancora il rumore dell’acqua nella doccia, in un nano secondo ho aperto ed ho tirato fuori la patente. 1963. Era quello il suo anno di nascita. 1963.

Vabbè. Indignato. Offeso. E doppiamente preso per il culo, ho tirato fuori la mia agenda dalla borsa e scritto un messaggio. “La prossima volta che ti rimorchi qualcuno, almeno abbi la franchezza di dire che hai 50 anni. Non succede niente. Ma adesso, me ne vado. Ciao – F“.  Mi sono vestito di corsa e sono uscito, me ne sono andato. Sono salito di corsa sulla metro, perché sentivo che stavo per giudicarmi pesantemente. In metro, come mi accade sempre, mi sono lasciato trasportare dai pensieri che mi affollavano la calotta.

La morale: la morale è semplice. Non ha senso dire un’età per un’altra. Per quanto mi riguarda 50/40/42/55 possono essere dei dettagli. Mi rendo conto che non è così per tutti. Però, magari, principalmente per un discorso di gusti. Ma almeno per una volta, nel sesso, in quello ready-to-go, nato spontaneo da un rimorchio per strada, potremmo una volta lasciarci guidare dal momento. Viverlo senza troppo menate. Ebbene io me lo sono vissuto. E proprio perché ne sono stato soddisfatto, una bugia sull’età proprio non aveva senso. Ma tanto, adesso lo saprà anche lui, visto che legge il blog.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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