Il mio primo matrimonio

Sabato c’è stato il mio primo matrimonio. Ovviamente si è trattato del primo matrimonio a cui ho partecipato e non delle prime nozze che vedevano il sottoscritto nelle vesti di futuro marito, anche perché, come mia madre andava annunciando a tutti i parenti, io non mi sposerò mai.

La prima cosa che odio è il dover stringere la mano a decine di persone della cui esistenza mi può fregare quanto mi interessano le macchine e le moto.

In Chiesa invece hanno cantato delle canzoni davvero fighissime (compresa una cover di “Sound of Silence” di Simon & Garfunkel), peccato che Shazam non le abbia riconosciute. Dalla mia posizione avevo poi una buona visuale sui giovini del coro e sono pressoché convinto che una ragazzina, che somigliava a Effy di Skins, mi guardasse con uno sguardo che poco si addice all’ambiente in cui ci trovavamo. Poi qualcuno ha letto un brano che conteneva la parola di un tale Dio o qualcosa di simile, in cui il concetto principale era che la donna deve stare zitta e ubbidire sottomessa all’uomo. Al che ho deciso che è il caso di approfondire le letture di questo Dio, ché non sapevo fosse così interessante.

Infine la cena. Sono stato molto molto felice di essere assegnato al tavolo dei giovani, tutta gente di età compresa tra i 16 e i 26 anni. Questa felicità è durata circa lo spazio di cinque minuti, poiché di lì a poco la NOIAH e la STANCHEZZAH (non mi ricordo quando è stata l’ultima volta che ho dormito più di quattro ore) hanno preso il sopravvento. Vi dico solo che ero seduto vicino a una ragazzina di 16 anni che, con la stessa saccenza di Ermione Granger, sparava perle del tipo “no, io non guardo mai la Rai” o “a me piace l’uomo maturo.

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