Il tè delle cinque

Ben tornati anche questa settimana in un nuovo inaspettato episodio di #MANiCURE! Come di consueto vi porto a scoprire un nuovo ed esilarante partner scovato qua e là nei meandri della fauna capitolina. Anche lui, per certi versi sorprendentemente fuori dalla norma. Ma prima, non posso non rimandarvi a quello che anche quest’anno è l’appuntamento fisso! Ovvero tocca a voi nominarci per i #MIA2014, che avete sicuramente imparato a conoscere! E siccome io lo so che vi piace tanto fare le nominations, non posso non attenzionarvi questo link, dove trovate tutte le necessarie delucidazioni del caso. Detto ciò, vi lascio al post di questa settimana!

Il tè delle cinque

Devo iniziare a chiedermi seriamente se quello che mi succede sia strettamente riconducibile alla mia normale condotta o, invece, sia un discorso molto più semplice di probabilità e situazioni che si incastrano in via del tutto naturale. Tipo che sono sempre la persona giusta nel posto sbagliato. Perché dopo una collezione di imbarazzanti personaggi incontrati, e in questo spazio dettagliatamente descritti, inizio a credere seriamente di avere una sorta di maleficio che qualche strega mi ha fatto quando ero ancora in fasce. E mi perseguita. Ma tutto ha inizio un caldo pomeriggio di due settimane fa.

Ero lì steso sul letto con le gambe alzate, visto che altri due giorni e mi tocca metterci su Venoruton antiossidante crema perché con queste simpatiche temperature equatoriali tendono a gonfiarsi all’inverosimile. Mentre me la spassavo(!) con il quadro numero 123 di Farm Heroes Saga che sono piena che sono due mesi che non lo supero, ricevo una mail da bearwww. L’oggetto non necessitava l’apertura della mail: “HAI 12 MESSAGGI NON LETTI”. Fischia, penso! Addirittura dodici. Chiudo l’infernale giochetto ed apro subito il dimenticato social bear. Ed effettivamente vado a leggere questi messaggi che giacevano lì da un po’.

Ovviamente niente di entusiasmante, ad esclusione di un tale che mi scrive “sei davvero un tipo interessante”. E caso inaspettatamente ancora più entusiasmante anche lui non era niente male. Anzi, anzi. Eh. Trentasei anni, 192 cm per 88 kg, non magro, ma non grasso, un giusto compromesso. Avvocato. Barbuto. Slurp. Rispondo subito, e in meno di cinque minuti siamo lì che ce la chattiamo su WhatsApp. Una cosa veloce. Parliamo fitto fitto fino all’ora di cena, e siccome ce la intendiamo che vi potete levare tutti ASAP, ci diamo appuntamento il giorno dopo. Alle 17. Da lui.

Mary Cassat_CupOfTea_il thè delle 5

Io ovviamente non ero in me, perché finalmente mi girava bene. Un trentaseienne professionista, con tutti i punti giusti per essere un +1 super mega interessante. Decido di vestire in maniera più maschia possibile, e siccome ci devo andare dopo il lavoro mi porto appresso anche un piccolo nécessaire per essere perfetto e soprattutto profumato. Arrivo cinque minuti prima delle cinque, suono e salgo al terzo piano. Trovo la porta di casa accostata, busso e sento una voce che mi invita ad entrare. La casa è assurda. Mobili diversissimi tra loro e disordine inaspettato. Mi trovo prima in un piccolo disimpegno, poi in un corridoio che si apre su un grande salone. Sento risatine e bisbigli vari, e mi rendo subito conto di non essere solo.

Davanti a me una scena imbarazzante e sorprendete. Avete presente le bambine che giocano a bere il te e a fare le signore? Ecco di fronte a me c’era un tavolo di legno per bambini, basso, tra l’altro fatto benissimo con quattro sedie attorno, tre occupate rispettivamente dal Trentaseienne Professionista e Avvocato, che per l’occasione indossava soltanto un grembiule fiorato con un fiocco rosso all’altezza del petto, un commensale alla sua destra con un grembiule simile, di età più matura che si era messo una veletta in testa, alla sua sinistra l’ultimo partecipante che avrà avuto non più di trent’anni. Anche lui vestito di un grembiule. Sotto il grembiule, per tutti e tre, assolutamente niente. Nudismo.

Ho avuto un secondo di imbarazzo, e di assoluto vuoto mentale. “E adesso cosa dico? Cosa dico?” rimbombava nella mia testa. L’avvocato ha interrotto il nulla nella mia testa ed ha detto serio “Ciao, ben arrivato. Le ragazze hanno voluto già accomodarsi. Lì c’è un grembiule anche per te, indossalo. Veloce, prima che il tè si raffreddi.” Se gli occhi mi se ne potevano uscire dalle orbite sarebbe successo. Dovevamo giocare alle signore? Alle signore che bevevano il tè? Non ce la potevo fare. Ero arrivato li carico di positività e di pensieri avvincenti e positivi che vedere quella rappresentazione mi stava letteralmente facendo vergognare. Oltre a non capirne in maniera assoluta il perché.

Il trentenne, tra l’altro, era visibilmente imbarazzato, forse più di me. Era sicuramente caduto nella trappola dell’avvocato, esattamente come me. Ma lì ho preso una decisione. Sorridendo, affabile, ho detto: “Che bel quadretto. Perché invece che prendere il tè non passiamo direttamente alla fase in cui, magari, si prende qualcos’altro? Tanto siete nudi sotto!”. Delicato. Ecco in quel momento ho letto smarrimento in quegli sguardi. Ho letto, paura di dover rispondere. Ed ho letto vergogna. Il trentenne di scatto si alza ed abbandona il tavolo “Scusate, ma a me credo sia passata la voglia. Non avevo capito che avremmo dovuto fare una cosa così”. Tela.

Si riveste e in trenta secondi lo vedo chiudersi la porta di casa alle sue spalle. Ottimo. Meno uno, penso. I due, mi guardano un po’ adirati. L’avvocato sbrocca subito: “Ma cosa sei venuto a fare? A distruggerci il divertimento. Se non ti va di partecipare te ne puoi andare” si alza di scatto e non posso fare a meno di notare il suo enorme pene dietro quel grembiulino striminzito, mi prende per la spalla e mi accompagna in modo sgarbato alla porta “Vattene via, RICCHIONE! E cancella pure il mio numero!”. Mi rimbomba in testa solo la porta sbattutami in faccia, praticamente. Bene.

Nel tragitto verso casa, oltre alla mia delusione, che nel contesto mi pare un dettaglio, penso e ripenso a che cosa sta accadendo. Posso capire i giochi di ruoli, avere fantasia nel fare sesso, provare a spingersi oltre i limiti. Mi va bene tutto. Qualsiasi cosa atta a giustificare un’insana e mai soddisfatta voglia di cazzo. Ma giocare alle signore e prendere il tè, che fantasia è? Che senso ha? Non mi capacito. E forse sono, per la prima volta, davvero senza parole. Senza capire perché sia possibile che succedano cose simili. E soprattutto a me. Convengo infine, che sono sempre la persona giusta nel posto sbagliato. Ma questo è dal principio che lo avevo capito.

 “Com’è andata la giornata?” mi chiede la mia coinquilina appena rientro a casa. “A bene, niente di che. La solite storie di froci. Anzi, di ricchioni!”.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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