Intervista a Matteo B Bianchi: una vita a scrivere, da Mara a Maria

Finisce l’estate e, come ci insegna Noemi, arriva un autunno difficilissimo. Una stagione fatta di serate davanti alle serie tv e ai nostri programmi preferiti. Una successione di domeniche passate sul divano in compagnia di un libro e di una bella tisana drenante.

Saprete anche voi quanto sia difficile scegliere un buon romanzo, uno di quelli con una trama tanto coinvolgente da farvi chiudere in casa e staccare il telefono. Ecco noi di Signorponza.com abbiamo pensato di passare del tempo in libreria a cercare spunti interessanti. E ci è venuto in mente un autore pazzesco: Matteo B. Bianchi. Abbiamo quindi pensato di conoscere un po’ meglio lui, che è anche autore televisivo, e i suoi romanzi di successo.

Claussibraun: Matteo B. Bianchi. Scrittore, autore di programmi radiofonici e televisivi, ma anche autore di riferimento della comunità LGBTIQ italiana. Ti riconosci in questa ultima definizione?
Matteo B Bianchi: Mah non lo so, non mi sento “autore di riferimento”. Casomai è il mio romanzo Generations of Love a essere diventato un “testo di riferimento”. Non l’ho scritto con questo intento, ma visto che “me lo dicono tutti” ormai do questa cosa per assodata. In tanti l’hanno usato come “biglietto da visita” per il loro coming out, l’hanno fatto leggere ad amici, sorelle, fratelli, genitori.

Ecco, parliamo di “Generations of Love”. Il libro è la storia di un coming out, il tuo, per una volta vissuto non in chiave drammatica e introspettiva, ma in modo oserei dire comico e molto pop. Quanta verità e quanta fantasia c’è nel romanzo?
È assolutamente tutto vero. Magari, ecco, per certi episodi ho dovuto fare delle scelte narrative. Ad esempio, in un capitolo parlo di una vacanza in inter-rail in giro per l’Europa. In realtà si tratta di più viaggi avvenuti in momenti diversi e io li ho legati tra loro. Diciamo che spesso la vita è più confusa di un romanzo quindi scegli con attenzione cosa vuoi raccontare e come farlo. Ci sono episodi che non aggiungono nulla o rendono il tuo messaggio confuso e quindi li scarti.

“Generations of Love” è del 1999, è stato ristampato innumerevoli volte e nel 2016 è uscito nuovamente in versione “Extensions”. Hai raccontato di aver ricevuto molte lettere, email, e piccioni viaggiatori in cui i lettori dicono che “è la loro storia”. Secondo te è un testo ancora attuale?
Non nego che il contesto in cui è stato scritto il romanzo sembri un passato lontanissimo. Parliamo dei primi anni novanta. Non c’era internet ed era complicato conoscere altri ragazzi, il senso di isolamento era molto più amplificato. Però i sentimenti che si provavano allora sono ancora gli stessi di oggi: l’innamoramento, il tradimento, l’ammettere la propria omosessualità. I tempi cambiano ma i sentimenti no.

Il romanzo è ambientato in provincia di Milano, ma sono in tanti da Bolzano a Palermo a identificarsi con la storia, come te lo spieghi?
Il collante è sicuramente la provincia. La realtà del paesino non cambia con la latitudine. Tutti conoscono tutti. Tanto in Alto Adige quanto in Sicilia si è esposti al giudizio di parenti e conoscenti, ci si sente isolati e si sognano fughe verso città più o meno lontane.

A pochi mesi di distanza dall’ultima ristampa di “Generations of Love” è uscito il tuo nuovo romanzo “Maria accanto”. La storia di una ragazza milanese qualunque che vede la Madonna (non la cantante, per capirci). E non ha visioni legate alla sfera religiosa, semplicemente Maria le appare perché vuole avere un contatto con la vita di tutti i giorni. In copertina ci presenti una Madonna vestita casual. Come ti è venuta questa idea?
Nel romanzo una delle prime cose che fa Betty, la protagonista, è portare la Madonna da H&M per prendere un paio di jeans. Visto che devono essere amiche le chiede che almeno si vesta come una ragazza di oggi. Quando cercavamo l’immagine per la copertina, per pura casualità, abbiamo trovato questa scultura di un’artista francese che rappresenta la Madonna col velo ma sotto i blue-jeans. Era perfetta.

Anche questo romanzo sta avendo successo, te lo aspettavi?
Il libro sta ricevendo un riscontro molto positivo, è andato in ristampa neanche un mese dopo l’uscita ed è la prima volta che un mio romanzo viene recensito da tutti i principali quotidiani, dal Corriere ad Avvenire (e quest’ultimo per me sarebbe stato impossibile con i miei libri precedenti).

A proposito di recensioni: che cosa si prova a essere recensiti positivamente da Michela Murgia?
Devo ammettere che mi avevano avvisato che Michela avrebbe recensito il romanzo. Io ero preparato al peggio, anche perché come ben sapete lei ha la fama di stroncatrice di romanzi. E invece ha detto cose molto belle, ha aggiunto che si è commossa alla fine del romanzo. La sua redazione mi ha confermato che è successo davvero!

Abbiamo letto che hai già firmato un contratto per realizzarne una versione cinematografica. Ci puoi dare qualche succosa anticipazione?
Guarda, al momento siamo ancora all’inizio del progetto. Ho incontrato la produzione e con altri autori inizierò a lavorare alla sceneggiatura. Non è la prima volta che mi occupo si sceneggiature, ma è la prima volta che lo faccio partendo da un mio libro.

Hai già in mente delle attrici che vedresti bene nei ruoli principali?
No, non ci ho ancora pensato. Produrre un film è un lavoro molto lungo quindi fantasticare è un po’ inutile. Preferisco pensarci quando sarà il momento. Nei miei desideri più sfrenati sogno un giorno di lavorare con Julianne Moore o Glenn Close, ma a parte il fatto che è del tutto impossibile, in questo caso non sarebbero adatte a nessun ruolo per questioni di età, quindi… Lasciamo che resti un sogno.

A proposito di schermo, passiamo dal grande al piccolo. Sei fra gli autori di “E poi c’è Cattelan”, programma di grande successo di Sky che vanta numerosi fan anche nella nostra Redazione. Qual è l’ingrediente segreto per fare un programma che va in onda da lunedì a venerdì senza mai ripetersi?
Ma noi vorremmo ripeterci di più, per esempio con delle rubriche fisse, e forse un giorno arriveremo a farlo. Quello che posso dirti è che la redazione lavora molto e produciamo centinaia di idee. Alcune vanno in onda. Molte altre vengono scartate.

Gli sketch che preparate vengono concordati con gli ospiti o li scoprono davvero una volta arrivati in studio?
Figurati se improvvisiamo! Quando hai a che fare con ospiti del calibro di Ed Sheeran o Robbie Williams devi concordare anche le virgole, con loro e con i loro agenti. Più le star sono grandi e più è complicato preparare lo sketch. Il nostro effetto sorpresa è sullo spettatore, non sull’ospite. Loro fanno quello che si sentono di fare, e di solito sono sempre molto contenti. Uno stile completamente diverso da Victoria (Victoria Cabello, nda), con cui ho lavorato molti anni, da Victor Victoria a Quelli che il calcio. Lì avveniva il contrario. Lei che è uno spirito scatenato, preferiva sorprendere l’ospite. Con tutte le conseguenze che ne derivavano. Pensa che l’unica volta che avevamo concordato tutto è stato il finto litigio fra lei e Ambra e invece praticamente chiunque ha creduto che fosse vero. Un’assoluta contraddizione televisiva.

Sempre a Sky sei anche tra gli autori della squadra di “X Factor”. Che cosa ci dobbiamo aspettare dalla nuova edizione e dalla nuova giuria?
Io a dire il vero mi occupo più che altro di Xtra Factor, che è la rubrica finale del programma. Lo scorso anno, con Mara Maionchi e Elio, abbiamo dato vita allo Strafactor, un talent alternativo con i cantanti più strani scartati dai provini di X Factor. Quest’anno Mara, meritatamente, è tornata in giuria nel programma ufficiale e quindi allo Strafactor siamo rimasti con Elio e altri due nuovi giudici che non posso ancora rivelare ma che si scopriranno nella quarta puntata, il 5 ottobre. Uno è una star, l’altro è una proposta molto alternativa che scommetto sarà una vera rivelazione.

Nel corso della tua carriera hai avuto l’occasione di lavorare con tanti personaggi diversi. Chi è stato il più imprevedibile?
Gianmarco Pozzecco, un ex giocatore di basket (ora allenatore, nda). Folle da legare, davvero incontenibile. Si è messo a dire cose che sapeva benissimo sarebbero state tagliate.

Il più affascinante?
Se per “affascinante” intendi “seduttivo”, ti dico Valeria Golino. Nelle tante volte che l’ho vista al cinema non me ne sono reso conto, poi una volta vicino sono rimasto stregato. L’avrei sposata. Altri esempi di personaggi estremamente seduttivi sono Filippo Timi e Ambra.

Il più vulcanico?
Mi viene da dire Cesare Cremonini, che è anche uno dei più stakanovisti. Una volta ho assistito a una sua prova a X Factor e ha voluto ripetere l’esibizione qualcosa come otto volte, perché voleva essere sicuro che risultasse al meglio. Con lui tra l’altro ogni anno realizziamo il filmato di apertura di stagione di EPCC e in quei casi ci riempie di messaggi e telefonate con idee e di suggerimenti. Diciamo che si sbatte molto.

Quello “meno piacevole”?
Forse sorprenderà come risposta, ma direi Vinicio Capossela. Che è assai diverso dall’immagine che presenta. Ti aspetti che la Marini faccia la diva, non un cantautore. E poi è difficile lavorare coi politici. Anche se devo dire che quelli di destra sono più consapevoli del mezzo televisivo e quindi in genere sono più disposti a mettersi in gioco. Per dire, ho avuto a che fare un paio di volte con Giorgia Meloni, e pur avendo idee politiche diametralmente opposte alle sue, riconosco che è stata un ospite perfetto. I politici di sinistra invece finiscono per risultare freddi e antipatici, perché restano prevenuti nei confronti dell’intrattenimento televisivo, il che è un errore.

Dovendo scegliere: preferisci essere scrittore o autore televisivo?
Guarda, ho accettato serenamente la mia bipolarità. Mi piace fare entrambe le cose. In TV si lavora tanto e in tanti. Questo significa che la tua idea iniziale viene discussa più volte e magari alla fine ne esce completamente diversa. A volte anche molto migliorata, ma è frutto di un risultato collettivo, raramente personale. Dopo mesi di lavoro in gruppo mi sale un desiderio sfrenato di tornare a scrivere da solo, in completa libertà, cioè di tornare alla narrativa. E dopo qualche settimana di lavoro solitario mi mancano i miei compagni. Te l’ho detto, è un caso di bipolarismo. Ma confesso che ormai sto bene in questa alternanza.

Grazie mille Matteo per il tempo che ci hai dedicato. Noi corriamo in libreria a comprare i tuoi libri. Subito!

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claussibraun

Milanese espatriato, vivo a Bruxelles. Parlo almeno 3 lingue al giorno, ma non sempre le stesse. Delle volte sogno anche coi sottotitoli.
Eurovision Song Contest connoiseur, le 5 presenze in loco fanno da garanzia. Viene da se che amo la musica pop, magari anche un po’ baraccona ed appariscente. Una canzone uptempo con un key change, un ventilatore e dei lustrini e sono contento. Se la canzone è svedese, sarò vostro per la vita.
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