Dall’Islanda a Elvis: la nostra intervista a Wrongonyou

È uno degli artisti emergenti più apprezzati in Italia e all’estero, nonché una delle voci più originali del panorama folk nazionale: stiamo parlando di Wrongonyou, artista romano classe 1990, che tra pochi giorni rilascerà il suo primo album ufficiale, Rebirth (9 marzo). L’abbiamo intervistato per voi.

Signor Ponza – Il 2018 sarà un anno importante per te: un album in uscita (Rebirth) e una lunga lista di concerti in Italia e all’estero. Come stai vivendo questo periodo, tra promozione e preparazione?
Wrongonyou – Direi molto bene, sto trovando molti riscontri positivi ancora prima di partire, spero di non deludere le aspettative che sono parecchio alte! In più mi sto preparando vocalmente cantando molte ore al giorno così da poter sia sostenere i live ma soprattutto per il gusto e l’amore di cantare! La voce al centro di tutto!

Tra gli appuntamenti più importanti che ti aspettano c’è anche il leggendario festival SXSW. Del resto quello dei festival è un mondo che conosci bene. Sei a tuo agio sui grandi palchi o preferisci i live più intimi? Il vero Wrongonyou su che tipo di palco dà il suo meglio?
Qualsiasi palco va bene, come dicevo prima adoro cantare e quello è un binario ben distante da quello del “successo”. Sono felicissimo di partecipare a festival stranieri così da potermi confrontare con chi ha “inventato” la musica che faccio! I palchi sono sempre più grandi, ma io cerco di restare sempre lo stesso.

Da pochi giorni è uscito il nuovo singolo Prove it, accompagnato da un bellissimo video girato in Islanda. Ci racconti questa esperienza?
L’Islanda è un posto magnifico, al limite del reale, ma anche molto duro.. Direi crudo. Prove It (Dimostralo) ha dato ancora più senso a questo viaggio. L’Islanda regala viste e sensazioni mozzafiato ma vuole che le venga “dimostrato” che sei in grado di poterci stare, resistendo al suo vento e ai suoi terreni veramente poco stabili! Dovevo restare lì, piantato per terra, appena cominciavo a fantasticare con la testa e mi distraevo, mi ritrovavo con la faccia per terra.

Fin dal video di Killer si nota una grande attenzione formale ed estetica per i tuoi video, una cura che in Italia non è così comune, nemmeno per gli artisti più mainstream. È una cosa che effettivamente ti interessa in prima persona o c’è qualcuno che ti segue in questo?
Ho affidato quasi tutti i miei video musicali a Federico Toraldo, un regista che ha molto gusto e una delicatezza per i particolari che davvero pochi hanno! Di lui e del suo gusto mi fido ciecamente.. E abbiamo pensieri abbastanza affini! Si può dire che artisticamente siamo cresciuti insieme. Vengo da un mondo di musica straniera e ho cercato di fare sempre qualcosa di poco italiano e più internazionale, dove i video musicali sono molto più curati.

Ti abbiamo visto immerso nei boschi, sulla riva di laghi selvaggi e adesso tra i ghiacciai islandesi: la natura sembra essere un tema ricorrente nella tua produzione. È pura casualità oppure c’è un messaggio preciso che vuoi comunicare?
La natura è una delle miei più grandi fonti di ispirazione, nella musica e nella vita! Ogni volta che posso cerco di evadere e starmene un po’ per conto mio nei boschi o intorno a un lago.. Essendo appunto molto importante, ho deciso di portarla con me. Poi molti miei testi parlano del mio rapporto con la natura.

La tua carriera è decollata anche grazie alla piattaforma Soundcloud. Il tuo inner “Mountain Man” è quindi un fan di tecnologia e social network?
Direi di no, ma internet e tutti i vari Spotify e altri canali di diffusione musicale mi hanno davvero dato una grossa mano!

Il 9 marzo uscirà Rebirth, il tuo primo album ufficiale. Cosa indica la “rinascita” di cui parli?
Il mio ultimo lavoro si chiamerà Rebirth! E per me rappresenta una vera e propria rinascita, per motivi personali perché arriva dopo un momento abbastanza complicato della mia vita e soprattutto per motivi artistici, sento di aver trovato effettivamente la voglia e l’amore verso il cantare e la mia voce. Questo primo disco arriva dopo più di un anno di lavoro e di esperienze, registrato in parte a Los Angeles da Michele Canova, l’ho concluso nel cuore dei Castelli Romani con Flavio [email protected]

La tua musica ha ispirazioni evidentemente internazionali, già dalla scelta di cantare in inglese. È un’esigenza compositiva o un processo naturale?
Entrambe le cose. Sin da piccolo ho sempre ascoltato folk americano e tutto quello che gli gira intorno. Scrivo direttamente in inglese in modo spontaneo e di getto! È difficile che mi imponga di scrivere qualcosa.

Abbiamo da poco superato la settimana di Sanremo, quindi non possiamo non chiedertelo: lo segui?
Si assolutamente sono un grande fan di San Remo e lo seguo con molta serietà, quest’anno sono rimasto particolarmente colpito dalla canzone che ha portato sul palco Ornella Vanoni, secondo me il pezzo più contemporaneo e più sanremese!

Per finire una risposta secca: un artista italiano e uno straniero con cui ti piacerebbe collaborare.
Mi piacerebbe lavorare con molti artisti, in Italia direi anche Tiziano Ferro e all’estero spazierei dal folk alla trap, tipo da Bon Iver a Post Malone… per quanto sia impossibile, sarebbe stato bellissimo duettare con Elvis, ma oggi andrebbe bene anche Paul McCartney! ☺

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Filodrama

Sono nato sabato grasso di Carnevale e vabbè, ho già detto tutto. Mi piacciono le montagne russe e i parchi di divertimento, la perfezione degli alberghi, le poltrone. Non mi piacciono le persone che vincono nella vita. Ho un brutto rapporto con l’entusiasmo, nel senso che non ce l’ho quasi mai e quando mi viene sarebbe meglio non averlo. Ho studiato cinema ma faccio tutt’altro, non colleziono cose simpatiche e non ho un hobby da rivendermi nelle conversazioni con la gente. Vivo a Milano, e la amo senza riserve.
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