I colori dell’estate e l’abbronzatura perfetta

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È giunto il momento. Sembrava così lontano e invece eccoci qua, a gonfiare la testuggine gigante da legare sul portapacchi dell’auto. Finalmente si parte!

Nell’ultima riunione di redazione a Studio Aperto è già stato organizzato tutto: fior fior di giornalisti sono stati dotati di tenda Quechua – quella che si lancia per aria e si apre come solo You quando si trasformava in Creamy – per accamparsi nella piazzola di sosta al casello di Melegnano, alla barriera di Barberino del Mugello e sul tratto Salerno-Reggio Calabria. Tutti pronti a trasmettere un servizio puntuale e utilissimo dal titolo “Partenze intelligenti”.

Autostrada Bollino Nero

Eh no signori, partenza intelligente è un ossimoro bello e buono, come mettere nella stessa frase “Francesca Dellera” e “attrice”.

Può essere considerata “partenza intelligente” un jet privato per la Micronesia; o, tutt’al più, un viaggio in auto verso Silvi Marina alle quattro del mattino del 7 aprile. D’intelligente nelle partenze di massa, ad agosto, c’è davvero poco, credetemi.

Ma c’è un modo per dimostrare il contrario, ovvero che quando si va in vacanza non si lascia a casa il pesce rosso e il cervello: l’abbronzatura è la cartina di tornasole del quoziente intellettivo dei più (al pari del test d’ingresso al MENSA) e della personalità di intere famiglie (come quello di Rorschach).  A seconda del grado di abbronzatura è possibile scoprire chi è cafone, sciatto o più semplicemente stupido. Vediamo come.

Innanzitutto: anche la persona con più melanina di Mario Balotelli deve ricordare che abbiamo appena trascorso un lungo inverno e una primavera decisamente fredda. Questo significa che i primi giorni d’agosto, di mattina s’aggireranno per spiagge e lungomare spose cadaveri, cugine di Laura Palmer, i vampiri di Buffy e i corpi senza vita di CSI. Salvo poi arrivare all’ora dell’aperitivo e trovare gente che sembra essere uscita da una grigliata sul fiume Ticino, più rossa e spellata di un peperone alla piastra nella cucina de La prova del Cuoco.

Mario Balotelli in spiaggia

Non solo il dermatologo avrà già spiccato un mandato di cattura nei confronti dei più, ma credetemi se vi dico che il pantone 294, detto “Paonazzo”, è la cosa più fuori moda che esista dopo i jeans con la striscia colorata ai lati delle gambe. Signori, chiunque di voi abbia la carnagione opalescente, non tenti di trasformarsi immediatamente in Naomi Campbell, perché arriverete nella sala da pranzo dell’Hotel Mariuccia gonfi e fosforescenti che nemmeno con un weekend a Fukushima.

Altro particolare per cui prestare molta attenzione è ciò che s’indossa in spiaggia. È semplice da capire in fondo: dove il sole trova un ostacolo, la pelle non si abbronza. Questo elementare principio di fisica e biochimica va tenuto in considerazione per evitare che la sera, sul proprio corpo, vada in scena uno spettacolo di ombre cinesi. Se il segno del costume può essere sexy, qualsiasi altra cosa – come quello di maniche corte, spalline, collanine o fattore di protezione spalmato a manate – darà di voi l’idea di un ragioniere con la sindrome di Asperger.

Abbronzatura fail

E poi passiamo a tutt’altro genere, ovvero coloro che arrivano al mare che sembrano appena usciti dal CERN di Ginevra. Di una tonalità appena sotto quella della suola del mocassino Valleverde, i tan addicted hanno già speso una media di 4.000 euro al solarium Lampone per sfoggiare una tintarella sintetica invidiabile. Non appena si sdraiano sul lettino, si cospargono con olio da frittura e da lì si alzano solo una volta per fare cacca, pipì e mangiare in un tempo stimato di massimo sette minuti. Col passare delle ore, e dei giorni, imbruniscono e avvizziscono come Oetzi la mummia del Tirolo, senza sapere, forse, che la pelle bianca è decisamente più aristocratica della schiena bruciata di un raccoglitore di pomodori.

Lo so, con ‘sta benedetta crisi i giorni a disposizione sono pochi e bisogna concentrare tutto, ma i pannelli fotovoltaici stanno bene sul tetto dei nuovi Autogrill ecosostenibili, non sulla battigia di Lido degli Estensi.

Ma tant’è.

Quindi, come per ogni altra cosa, il trucco sta sempre nella misura: ben venga la nuance dorata di una patatina che fa molto Barbie Malibù; assolutamente sconsigliato prendere fuoco come un bonzo tibetano. Quello fa più Barbie Roccella Ionica.

A tutti, buona estate.

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Valerio Canevaro

Soubrette d'indole, copywriter per professione, sono come la traccia fantasma in un album di Paola & Chiara: pochi ci arrivano, meno mi amano.
Cresciuto con la speranza di scoprire una parentela con almeno uno dei Ricchi e i Poveri, ho sempre studiato poco e bevuto molto. Non posso vivere senza i miei gatti e almeno 50 gocce di Xanax al giorno. Disoccupato in amore, freelance per lavoro, astigmatico all'occorrenza, la mia vita è pericolosamente simile a una soap opera argentina doppiata in bresciano.
A sette anni sapevo fare la spaccata, a venti la french manicure bendato, a trentacinque più un cazzo. Nel futuro vorrei condurre una maratona benefica che unisca la raccolta fondi alla forma fisica: 30 ore per la vita. 40 per i fianchi.

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