La vita è un telefilm – #AskFabry

Life’s a show and we all play a part
And when the music starts,
We open up our hearts

Recitava così la nostra amata protagonista di Buffy the Vampire Slayer, e mi sento di fare questa citazione colta per introdurre l’argomento del post odierno, rassicurando tutti i lettori che non trattasi di un mattone psicologico come gli ultimi pubblicati. A tal proposito vorrei ringraziare chiunque mi abbia espresso il proprio consenso riguardo la direzione che ha assunto la mia rubrica ultimamente e invito chi non lo abbia ancora fatto a rimediare scrivendomi a [email protected] Anche oggi sono riuscito ad inserire la mail da qualche parte che ci si impenna il page rank o una cosa del genere che mi ha detto Signor Ponza ma che io non ho capito perché stavo pensando, ovviamente, ad altro. Per l’occasione abbiamo anche una domanda, giunta nonostante io lo abbia vietato alla mia suddetta mail. Egidio abbassa le luci:

Caro Fabry, caro Ponza,

voi che siete grandi fruitori di serial americani potrete sicuramente rispondere alla mia domanda. Passando gran parte del mio tempo incollata al computer mi nutro di telefilm, e fin qua niente di male. Il mio problema è che mi immedesimo molto, troppo, nei personaggi e oltre a stare male per loro mi creo delle vite parallele. Come faccio a riprendere la retta via e a non permettere che i personaggi dei telefilm interferiscano con la mia vita?

Sara

Carissima Sara, grazie per esserti rivolta alla nostra rubrica nonostante sia parecchio evidente che quello a cui avresti dovuto chiedere aiuto è uno psicologo. Sinceramente avrei voglia di mollarti due ceffoni in faccia e vederti girare come una trottola fino all’agenzia Adecco più vicina a casa tua, ma la mia immensa bontà d’animo mi spinge a risponderti non prima di averti presa in giro un pochino. Ti immagino nella tua cameretta tappezzata di poster sbiaditi dei Backstreet Boys, adagiata con poca grazia sul letto intenta a divorare quantità patologiche di telefilm. Una mano sul mouse intenta a cercare nuove puntate per saziare la tua fame di entertainment e una mano infilata in tubo di Pringles perché sei cicciona. Ma io per giudicarti non sono assolutamente nessuno perché siamo uguali, solo che io sono magro. Mi spiego meglio:

Tutto quello che so riguardo al sesso l’ho imparato dalla sola e unica Samantha Jones. Lei e  la sua classe senza tempo mi hanno insegnato che degli uomini non si butta via niente, che nella vita devi provare qualcosa prima di dire che non ti piace, e che i maschi sono buoni solo a quello. Quando ho un appuntamento mi trovo sempre a pensare “Samantha gliel’avrebbe già data?”. Niente, e poi ho anche il coraggio di chiedermi come mai non mi richiamino. Ma quello che conta è che grazie a Samantha sono riuscito a tenere sempre un atteggiamento distaccato nei confronti dell’altro sesso, perché essendo gay ho preferito farmi tutti gli uomini che almeno respirino dal metro e settantacinque in su.

Nonostante Sex and the City sia stato per me fonte di grande saggezza, una Bibbia a cui attingere ogni volta che un uomo mi capitasse tra le mani, non sono riuscito nell’intento e accidentalmente qualche volta mi sono innamorato. E poi bho, tu lo ami e lui ti ama ma all’improvviso succede qualcosa di terribile e l’incantesimo si spezza, le risate si trasformano in lacrime, il buon umore diventa voglia di suicidarti e scambi la simpatia con l’apatia. Signore e Signori, ecco a voi Meredith Grey, protagonista indiscussa della mia vita, colei che meglio rappresenta il concetto di #donnamerda, la vera sottomessa con i baffi che passa la vita a piangere tra un uomo e l’altro, una che sulla carta di identità non ha l’altezza ma il numero di persone che sono morte nella sua vita. In poche parole, me.

Ma anche basta inserire GIF in questo articolo di grandissima levatura, primo perché mi sono rotto di cercarle e in secondo luogo perché ho un sacco di cose da dire. Vivere dentro il telefilm significa una e soltanto una cosa: la tua vita ti fa schifo. Alza il tuo grosso culo rinchiuso nei pantaloni della tuta e chiama un amico, e se non hai un amico da chiamare pensa a cosa hai fatto per arrivare a questo punto. Ti sei lasciata andare perché rimanere in casa è più facile, nessuno che possa ferirti tra le mura domestiche, nessuno che ti crei disagio. Hai preso i telefilm e li hai piazzati proprio là, in quel vuoto che non sei riuscita a riempire altrimenti. Tu lo hai fatto con persone di cellulosa, altri lo fanno con il cibo, con la droga, l’alcol e via discorrendo. Prima che Raffaele Morelli si impossessi di questa rubrica ci tengo a dire ancora qualcosa. Non c’è niente di male nell’appassionarsi a qualcosa, a prendere quotidianamente parte della nostra giornata da dedicarvici, il problema nasce quando questa surrogazione è chiaro sintomo di un malessere più grande. Se affidi i tuoi problemi ai dialoghi dei tuoi beniamini della televisione sei, e non trovo altre parole per dirlo, nella merda. La vita fa schifo ma ne abbiamo una sola, non sprechiamola correndo dietro alle canzoni, alle parole, ai sentimenti di altri che nemmeno esistono. Ma non lo vuoi trovare qualcuno messo peggio di te con cui fare amicizia? Stai tranquilla che sopravviverai a tutto, e non accantonare mai i telefilm, quelli non ti deludono quasi mai.

Poi niente, la prossima volta una domanda del genere vai a farla a qualcuno che non si sia tatuato le citazioni di Grey’s Anatomy addosso. 

XoXo

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Fabry

Livelli di egocentrismo da denuncia penale. Sto zitto solo quando dormo e ascolto solo quando si parla di me.
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