L’abbonamento Spotify divide gli italiani

Sono giorni che i social media si dividono tra chi ha Spotify e chi lo odia come il suo peggior nemico. Ma a cosa si deve tutto questo odio?

L’app di musica in streaming più famosa al mondo una settimana fa ha iniziato a mandare emails ai suoi utenti dicendo “Caro utente, abbiamo rilevato un’attività anormale sull’app che stai usando quindi l’abbiamo disabilitata. Non ti preoccupare, il tuo account Spotify è al sicuro” che possiamo tradurre “caro mio, ti abbiamo scoperto. Sappiamo che hai craccato l’app e usi un account farlocco per ascoltare musica senza pagare il canone Spotify”.

L’avessero mai fatto. Gli utenti che hanno ricevuto questa email sono insorti una manifestazione di odio contro l’azienda svedese (guess what? Spotify è svedese come Ikea, gli Abba ed H&M) pretendendo di poter usufruire dei loro servizi gratuitamente.

Non vorrei finire per fare la maestrina come al solito, ma… Spotify gratuito esiste, ma con funzionalità limitate e la presenza di pubblicità. Viceversa per avere tutti i servizi completi bisogna pagare un canone mensile, che per le famiglie (fino a 5 persone residenti sotto lo stesso tetto) diventa davvero irrisorio.

Ma perchè è giusto pagare il canone Spotify?

  • Per ogni ascolto di una canzone Spotify paga i cantanti: in sostanza più li ascoltate e più guadagnano (io probabilmente sto creando il fondo pensionistico di Paola Iezzi). Scherzi a parte, con i servizi di streaming i cantanti recuperano tutti i soldi che una volta si vedevano recapitare con l’acquisto dei loro album. Visto che ormai cd e musicassette sono elementi di modernariato (mentre i vinili sono veri e proprio oggetti da collezione!) ai cantati per tirare a campare non rimangono che le app di streaming musciale.

  • Spotify non è una ONLUS, si tratta di un’azienda informatica. Oltre a sviluppare e gestire una piattaforma che vi permette di ascoltare musica, hanno anche il compito di creare algoritmi per facilitare il vostro ascolto (i famosi daily mix) e ovviamente attraverso statistiche creare delle classifiche dei brani più ascoltati per paese e altre cose simili. Per fare tutto questo hanno bisogno di persone che ci capiscano di musica e di informatica a cui devono chiaramente pagare degli stipendi. Non bastasse questo, il fatto che abbiano in custodia i vostri dati sensibili (nome, cognome, conto bancario) li costringe ad ingenti investimenti per proteggere il loro sistema operativo e fare in modo che i vostri dati rimangano al sicuro.

Ma aldilà di tutto, si tratti di Spotify o di un altro servizio, quello che si utilizza e non è gratuito va pagato, altrimenti si chiama rubare. Vorreste che qualcuno vi chieda di lavorare gratis? Non credo. Il principio è lo stesso.

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claussibraun

Milanese espatriato, vivo a Bruxelles. Parlo almeno 3 lingue al giorno, ma non sempre le stesse. Delle volte sogno anche coi sottotitoli.
Eurovision Song Contest connoiseur, le 5 presenze in loco fanno da garanzia. Viene da se che amo la musica pop, magari anche un po’ baraccona ed appariscente. Una canzone uptempo con un key change, un ventilatore e dei lustrini e sono contento. Se la canzone è svedese, sarò vostro per la vita.
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