Lady Gaga: le top 5 esibizioni della carriera

Quando il Signor Ponza mi ha proposto di scrivere un pezzo per celebrare il compleanno di Mother Monster, ho inizialmente esultato. Ma dato che nella vita gioie MAI, mi ha anche affidato l’arduo compito di festeggiare tale ricorrenza scegliendo 5 iconiche esibizioni messe in piedi nel corso degli anni da Lady Gaga sì ma Stefani Germanotta. Nonostante il consiglio del mio terapista di evitare stress inutili, ho deciso di accettare la sfida e quindi eccoci qua.

Dato che ormai anche PIENI di Paparazzi ai VMA’s, del medley di Tutti Insieme Appassionatamente agli Oscar o del più recente Superbowl, ho deciso di focalizzarmi su alcune performance che, sebbene totalmente iconiche, magari non sono estremamente conosciute. E per non fare torto a nessuno, ne ho scelto una per ogni era della carriera di Joanne Lady Gaga. Quindi preparate i fazzolettini (la scelta dell’uso da farne la lascio a voi) e avventuriamoci in questa carrellata, perché dopotutto “nostalgia’s for geeks”.


1) Beautiful Dirty Rich/Poker Face/Just Dance – Miss Sixty Fall Fashion Show (2008)

Quasi 10 anni prima della passerella del Victoria Secret Show a Parigi, Lady Gaga ne calcava un’altra, quella di Miss Sixty. Vi dico la verità, non conosco questo brand ma posso solo ipotizzare che sia la versione a stelle e strisce di Monella Vagabonda. Agli albori della sua carriera, troviamo una Lady Gaga che ricicla il costume di Poker Face con un impermeabile giallo e due ballerini al suo fianco. Nonostante lo scenario sia diametralmente opposto a quello del Victoria Secret, ciò che rimane invariato è la sua passione. Che si tratti di una sfilata di terzo ordine con un pubblico apatico o di uno dei marchi più famosi con un palazzetto adorante, lei ce la metterà comunque tutta come una vera professionista.

P.S. La tentazione di scegliere l’iconico incontro con Simona Ventura a Quelli Che Il Calcio è stata davvero, davvero forte.

2) Bad Romance/Alejandro – American Idol (2010)

Quando le vacche erano grasse: ecco come potremmo riassumere The Fame Monster. Il secondo album di Lady Gaga infatti rappresenta il primo vero picco della sua carriera, sia in quanto a popolarità che a livello artistico. L’esibizione che ho scelto in questo caso riassume un po’ l’intera estetica di questa era: dark ma accattivante, sexy ma sovversiva, baraccona ma con gusto. Ammantata come un personaggio di una favola gotica, Gaga si ritrova in una selva oscura circondata da uomini mezzi nudi, il tutto mentre un angelo fiammeggiante veglia su di loro. Non so voi, ma io non potrei chiedere di meglio.

3) Hair – IHeartRadio Festival (2011)

Ed ecco che le cose si fanno ardue. Essendo Born This Way il mio album preferito (probabilmente sia di Gaga che di sempre), mi sono trovato davvero in difficoltà a scegliere un’esibizione particolare. Ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
La mia scelta questa volta è ricaduta su una delle esibizioni più strappalacrime nella quasi decennale carriera di Miss Germanotta. All’IHeartRadio Festival del 2011 infatti Lady Gaga dedica la sua Hair a un ragazzino di nome Jamey Rodemeyer, suicidatosi un paio di mesi prima. Little Monster fino alla fine, Jamey a soli 14 anni si toglie la vita in quanto vittima di bullismo. Direttamente dal suo palco a Las Vegas, Lady Gaga coglie l’occasione non soltanto per celebrare la memoria di questo piccolo fan, ma anche per lanciare uno dei suoi messaggi chiave: bullying is for losers.

4) ARTPOP – The Tonight Show starring Jimmy Fallon (2014)

L’ARTPOP Era è stata senza ombra di dubbia la più controversa nella carriera di Lady Gaga. Complici la rottura con il vecchio manager e un sensibile abbassamento di risposta dal pubblico rispetto agli album precedenti, si è fatto in fretta a giudicare quest’era come FLOP. A cavallo tra il 2013 e il 2014, a pochi mesi dall’uscita dell’album, tutto sembrò fermarsi. Cancellato il video di Do What U Want, Lady Gaga smise di promuovere l’album e di farsi vedere in giro, lasciando i fan a brancolare nel buio. Ma quando tutto sembrava perduto, ecco che rinascere la fenice dalle proprie ceneri con l’annuncio del nuovo ARTPOP Ball Tour e di un nuovo ARTPOP Film. Ma la scintilla che inaugura questa nuova vita di ARTPOP, scaturisce in diretta al The Tonight Show. Serving futuristic Elenoire Ferruzzi realness, Lady Gaga riprende le redini della sua carriera e della sua vita, ricordando a tutti (e a se stessa) che her ARTPOP “could mean anything”.

5) Angel Down – Bitter End (2016)

Dopo 4 esibizioni nel vero senso della parola, di fronte alle professionali telecamere televisive, per la Joanne Era ho deciso di cambiare leggermente direzione. A cavalcioni sul balcone di un bar in cui ha appena finito di promuovere il nuovo album, Lady Gaga prende il microfono e blocca tutto il quartiere. Accompagnata soltanto da una chitarra e con l’immancabile capello rosa sulla testa, riesce letteralmente a paralizzare un’intera strada di New York sulle note di Angel Down. Magari le vendite degli album non sono più quelle di un tempo e forse la popolarità generale è andata a scemare, ma il carisma e il talento di un’artista non vengono scalfiti dal variare dei trend. In un’industria musicale (purtroppo) sempre più popolata da artisti usa e getta da lanciare e far scomparire a seconda delle necessità di mercato, Lady Gaga si riconferma per l’ennesima volta come popstar più iconica della nostra generazione. E se non siete d’accordo, tutto ciò che ho da dire è questo.

Con la scelta di queste esibizioni ho voluto un po’ ripercorrere l’intera carriera (e vita) di Lady Gaga dagli inizi fino ad ora, tracciando l’evoluzione di una delle poche nuove icone della scena musicale, ma non solo. E sì, ho lasciato l’oggettività a parte ma il little monster che è in me va lasciato uscire fuori ogni tanto.

Per cui, tanti auguri Lady Gaga! 100 di questi giorni alla faccia dei fan di Madonna di Britney di Beyoncé di chi rosica contro di te.

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Sebs

Sebs

Studente di cinema sardo trapiantato a Bologna. Tra i miei interessi rientrano le serie tv, le drag queen e la continua lotta contro il regime patriarcale. Rispondo anche al nome di Alaska Thunderfuck o Trixie Mattel, but you can call me Joanne.
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