Le 9 cose che ricorderemo di Sanremo 2014

Sanremo 2014 Logo

La musica è finita, le Sorelle Kermesse se ne vanno e noi di Signorponza.com siamo pronti a lasciarci alle spalle questa faticosa settimana che abbiamo dedicato al Festival di Sanremo 2014. Un Festival decisamente sottotono rispetto all’edizione passata, ma qualcosa che rimarrà nei nostri cuori, nel bene o nel male, c’è.

  • La noia. La vera protagonista di questa edizione è stata lei. Gli ascolti, calati a picco rispetto allo scorso anno (#Flopremo), confermano la sensazione che da più parti si è avvertita fin dalla prima puntata. È vero, c’è la crisi, non ci sono soldi, bisogni stringere i cordoni della borsa, la Rai fatica ad arrivare a fine mese. Il risultato però è stato comunque pessimo e al di sotto delle aspettative. Non sono bastate le telefonate di Fabio Fazio a tutti i suoi amichetti ai quali, immagino, abbia chiesto anche un sacrificio sul cachet. Ma siccome Sanremo non è Che tempo che fa, né uno di quegli show con Roberto Saviano che piacciono a noi gente di sinistra, la squadra dei vari Massimo Gramellini, Flavio Caroli, Claudio Baglioni, Luciana Littizzetto, vari ed eventuali non ha funzionato. Per fortuna Sanremo 2015 non è poi così lontano e a noi non ci resta che fantasticare su una possibile conduzione affidata a Carlo Conti. Che riporti il Festival ai fasti dei tempi di Pippo Baudo, chiamando in gara i nomi che a tutti noi piace sentire: Marcella Bella, Fiordaliso, Anna Oxa, Massimo Ranieri, Loretta Goggi, Viola Valentino… E superospiti degni di questo nome, oltre che comici simpatici (Checco Zalone invece che Maurizio Crozza ed Enrico Brignano, ad esempio). La colonna “gayometro” è pronta per essere riempita di voti dal 10 in su.
  • Raffaella Carrà. L’unica vera KWEEN del palco del Teatro Ariston. L’avevo già elogiata dopo la prima serata, ma i complimenti per lei non sono mai abbastanza. La sua performance sulle note di due canzoni del suo nuovo album è già entrata nella leggenda quasi quanto gli show in playback di Britney Spears a Las Vegas. Ma hanno fatto altrettanto anche la sua carica, la sua travolgente simpatia e la sua esecuzione di Fatalità, questa volta dal vivo. L’unica “anziana” ospite di questo Festival che non ha appesantito ulteriormente lo spettacolo e ha portato paradossalmente una ventata di freschezza. A questo punto Raffaella Carrà prossimo Presidente della Repubblica e Cha Cha Chao Muchacho Chao Giorgio Napolitano.

  • Stromae e le facce agghiacciate delle prime file. Diciamoci la verità: memori delle passate esperienze con Shaggy (feat. Chiara Civello) e Macy Gray (feat. Loredana Bertè e Gigi D’Alessio), a nessuno pareva del tutto anomalo che un cantante entrasse sul palco dell’Ariston ubriaco e strafatto. Dopo qualche secondo, leggendo il testo della canzone, si poteva intuire che la sua fosse tutta una messa in scena, un’interpretazione molto fedele del senso del brano. La cosa più divertente, però, è stata che il testo lo potessero leggere solo quelli che seguivano il Festival in televisione. Gli imbalsamati che occupavano le prime file erano all’oscuro di tutto (e figuriamoci se erano in grado di capire il francese) e le loro facce fatte di stupore misto a terrore e sdegno sono state uno degli spettacoli più belli di tutte e cinque le serate.  E non sono nemmeno sicuro che alla fine abbiano comunque capito.

  • Rocco Hunt e (soprattutto) i suoi genitori. Il vincitore morale delle Nuove Proposte per me rimane Diodato con Babilonia. Rocco Hunt ci ha invece dimostrato che basta inserire “terra dei fuochi” nel testo di una canzone per vincere e che senza call center televoto legittimo al giorno d’oggi non si va da nessuna parte. Menzione speciale e premio della critica per i suoi genitori.

  • Arisa che canta Cuccuruccucu con gli Who Made Who. Ci sono stati pochi sprazzi di luce in questa edizione di Sanremo, musicalmente parlando. E sto pensando ad esempio a Damien Rice e Rufus Wainwright, per citare due ospiti internazionali. Anche il duetto tra Arisa e gli Who Made Who nella serata di venerdì che ha celebrato la canzone d’autore italiana rientra fra questi rari momenti di eccellenza. La canzone scelta da quella che sarebbe diventata la vincitrice della Kermesse è stata Cuccuruccucu di Franco Battiato e a me piace pensare che la vittoria se la sia meritata anche per questo.

  • Fabio Fazio che cerca di togliersi di dosso l’immagine di persona noiosa, non riuscendoci. L’immagine di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto che escono e raggiungono sul palco Arisa che sta cantando Controvento dopo essere stata proclamata vincitrice, descrive abbastanza bene il disagio di questo Festival. In particolare quello di Fabio Fazio, ansioso di scrollarsi di dosso un’immagine di persona noiosa/buonista/monotona. E allora eccolo che sul palco accenna qualche movenza tutto tranne che dannatamente pop (cit.), risultando a suo agio e sciolto quanto uno spaventapasseri in mezzo alla pista di una discoteca.

  • The Bloody Beetroots. Sarà stata quella maschera da supereroe e quell’aria un po’ misteriosa. Sarà che forse sul placo dell’Ariston rappresentava musicalmente quanto di più innovativo abbiamo proposto in Italia e all’estero negli ultimi anni. Sarà quel sorriso. Ma so per certo che alcuni membri della redazione di Signorponza.com si sarebbero fatti fare le peggio cose da lui.

Bloody Beetroots Sanremo 2014

  • Peppe Vessicchio. Lui protagonista di Sanremo lo è sempre stato, insieme alla sua inseparabile barba. Luciana Littizzetto ne ha fatto la vera icona di questa edizione, coinvolgendolo persino in uno sketch che lo ha visto vestire i panni dei Daft Punk. Insieme ad Andrea Mirò vince il Premio della Critica Signorponza.com per il Direttore d’orchestra più simpa. Iconic.

Peppe Vessicchio Sanremo 2014

  • Il ritorno di Giusy Ferreri. Sanremo 2014 ha sancito il ritorno sulle scene di Giusy Ferreri, dopo alcuni anni non proprio esaltanti. In gara quest’anno ha presentato due brani toccanti (= da donnamerda) e quindi ci ha fatto subito impazzire. Poco importa che il look che ha sfoggiato facesse tanto 2008 e che in classifica sia finita lontana dal podio. Quel che conta è che sia tornata la Giusy un po’ cassiera, un po’ donnamerda che tutti noi amiamo (il 25 marzo tutti davanti alla Feltrinelli per comprare il suo nuovo album e poi in Piazza Duomo per TRL Live). Anche perché per citare il mio amico Matteowolk:

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