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Il blog del Signor Ponza

Le case discografiche italiane belle addormentate nel bosco, svegliate da Spotify

Se c’è un settore che naviga in cattive acque, anzi fate conto che naviga praticamente in acque di fogna, è il settore discografico. Internet le ha letteralmente rovinate, perché è come se accanto al vostro negozio di vestiti firmati preferito aprisse uno di quei gran supermarket gestiti da immigrati cinesi con merce a basso costo. Con l’unica differenza che internet offre lo stesso identico prodotto delle case discografiche e in più lo offre gratis. Invece di innovarsi, il settore ha cercato di rispondere alzando i prezzi degli album nei negozi (che nessuno ha praticamente più comprato) e quello dei biglietti dei concerti (che per le popstar più famose hanno raggiunto oggi prezzi folli, quantificabili ormai con la vendita di almeno un organo vitale. Lady Gaga mi stai ascoltando?).

Un negozio di dischi nel momento di massima affluenza

Un negozio di dischi nel momento di massima affluenza della giornata

La musica digitale, principalmente venduta fino a oggi su iTunes Store, è pur sempre troppo cara. Devo ancora conoscere qualcuno che faccia acquisti regolarmente su iTunes e che abbia un reddito annuo inferiore a 100.000€.

Insomma, pirateria batte musica fisica e digitale, almeno fino a oggi.

Fino a oggi, perché da un anno a questa parte sembra che le cose stiano finalmente cambiando. Il primo grande passo in avanti è stato compiuto con iTunes Match. iTunes Match è il servizio Apple che permette di avere a disposizione la musica della propria libreria ovunque, grazie al cloud e al matching tra la propria libreria e quella dell’iTunes Store. In altre parole, iTunes Match è un enorme condono: tu paghi 25€ all’anno e la Apple è come se ti rendesse disponibile la musica che hai scaricato illegalmente, convertendola in tracce ad alta qualità delle quali puoi usufruire ovunque ti trovi.

Da settimana scorsa è stato invece fatto il secondo (grande) passo in avanti. Con lo sbarco di Spotify in Italia, per la prima volta sarà possibile in abbonamento usufruire di tutta la musica possibile e immaginabile. Spotify, infatti, fornisce in streaming tutta la musica del suo catalogo (che è davvero vasto) gratis (con alcune limitazioni) oppure pagando una quota mensile. Nel primo caso (quello per i braccini corti come me) si può ascoltare tutta la musica che si desidera per un totale di 10 ore al mese, accettando allo stesso tempo di ascoltare alcuni spot pubblicitari. Con l’account unlimited (4,99€ al mese) si eliminano pubblicità e vincoli di tempo, mentre con l’account premium (9,99€ al mese) è possibile non solo eliminare le limitazioni, ma anche scaricare la musica per l’ascolto offline e ascoltarla anche tramite l’app per dispositivi mobile.

Spotify

Non manca anche qualche lato negativo. Come mi ha fatto notare Ariel, ad esempio, la pubblicità può risultare in alcuni casi “invasiva”, al punto che durante la riproduzione degli spot non è consentito né togliere l’audio, né abbassarlo oltre una certa soglia.

Aspetti negativi a parte, Spotify (che ha anche un’interessante componente social per condividere canzoni e playlist con amici, parenti e conoscenti, nonché possibilità di ascoltare radio appositamente create in base ai nostri gusti) si candida ad essere una vera e propria rivoluzione nel mercato discografico italiano. Che forse, accettando l’arrivo in Italia di questo servizio, si è svegliato tardi, ma almeno si è svegliato.

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Comments (20):

  1. Signor Ponza su Facebook

    18 febbraio 2013 at 11:29

    Io sto ancora valutando se i 9,99€ al mese valgano o meno la pena, anche se per il momento con la versione premium in prova mi trovo veramente da dio.

    Rispondi
  2. Antonio Piras su Facebook

    18 febbraio 2013 at 11:30

    Anche io ci sto pensando… Non mi interessa granché l’ascolto offline, ma il poter levare la pubblicità non mi dispiacerebbe. Sto notando però che, a volte, alcune canzoni non vengono riprodotte :/

    Rispondi
  3. Pepello

    18 febbraio 2013 at 11:52

    Anche google music ha il servizio di match e si possono così uploadare fino a 25000 canzoni nel cloud, da ascoltare dove si vuole. Aggratise, per di più.

    E con ubuntu one music si possono caricare le proprie canzoni (senza servizio di match, quindi la cosa va per le lunghe) e ascoltarle in streaming dove si vuole, però a pagamento (e ha pure uno store musicale online, purtroppo più costoso di google music o itunes).

    Insomma, per fortuna ci sono vari modi di non comprare più dischi a prezzi esorbitanti! 🙂

    Rispondi
    • Signor Ponza

      20 febbraio 2013 at 22:19

      Sì, concordo, i servizi per fortuna sono molti anche se non li ho elencati tutti. Google Music l’avevo provato quando ancora era solo un servizio US e senza matching, quindi ci volevano i giorni per uploadare la musica. Altra criticità al momento è che non esiste un’app dedicata per iOS.

      Rispondi
  4. Pier(ef)fect

    18 febbraio 2013 at 11:59

    io mi chiedo con che coraggio un ragazzo che magari fa il cameriere per 30 euro al giorno e nemmeno tutti i giorni, possa spendere secondo loro 20 euro per un disco… è ovvio che o lo scarico da iTunes che mi costa meno, oppure, se è un artista di cui me ne frego, scarico illegalmente! è economia.. nulla batte la bellezza di un cd, ma siamo in crisi e nell’era dei file in digitale, non abbiamo nemmeno più i lettori cd…

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    • Signor Ponza

      20 febbraio 2013 at 22:20

      Concordo. Credo che la formula dell’abbonamento, se a prezzi ragionevoli rispetto a quanto offerto, possa essere veramente una soluzione vincente per il futuro.

      Rispondi
  5. DISCO REX

    18 febbraio 2013 at 21:18

    Viva Spotify. Per ora l’abbonamento no.

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    • Signor Ponza

      20 febbraio 2013 at 22:22

      Leggevo proprio oggi che stanno trattando per portare lo streaming gratuito anche su i dispositivi mobili. In quel caso però si perderebbe secondo me uno dei principali motivi per cui fare l’abbonamento…

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      • DISCO REX

        22 febbraio 2013 at 11:41

        Secondo me invece no, perchè si sono resi conto che non è lo streaming sui dispositivi mobili a farti pagare ma la possibilità di avere fisicamente il file. Se con l’abbonamento i file della tua playlist li puoi scaricare allora la gente pagherà.

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  6. Luke

    19 febbraio 2013 at 21:48

    Forse quando ci daranno un piano dati illimitato sul telefono degno di questo nome.

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    • Signor Ponza

      20 febbraio 2013 at 22:24

      Mi fanno morire dal ridere le nostre compagnie telefoniche. “Traffico dati illimitato*

      *Limite mensile di 2 GB”

      Hanno un concetto di “illimitato” molto relativo.

      Rispondi
  7. micmonta

    20 febbraio 2013 at 09:46

    Son 3-4 giorni che un mio amico mi stressa con Spotify, scaricalo scaricalo… e ora questo post… e vabbè mi avete convinto: procedo 🙂

    Rispondi
    • Signor Ponza

      20 febbraio 2013 at 22:26

      Poi facci sapere che cosa ne pensi 😉 E spero anche che qualcuno a Spotify legga questo post e ci regali a tutti un bel account premium! 😛

      Rispondi

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