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Il blog del Signor Ponza
LGBT

Perché oggi è un giorno importante per la comunità LGBT

Come molti di voi sapranno, dal 17 Maggio 2004 l’Unione Europea celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia, bifobia e transfobia. La data, assolutamente non casuale, coincide con un momento storico, simbolo per la comunità LGBTI mondiale: l’eliminazione definitiva dell’omosessualità come patologia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel Maggio del 1990.

Benché convenzionalmente si consideri questa come data simbolo della fine dei rapporti burrascosi fra la Psichiatria e la comunità LGBTI, i passi che hanno portato a questa decisione sono difficili e barcollanti, passi di un cammino iniziato ben prima di questa data.

Partiamo dal 1952, data della pubblicazione del primo manuale clinico-diagnostico in ambito Psichiatrico: il DSM, scritto e pubblicato dall’American Psichyatric Association (APA). Il DSM è un manuale che da quella data in poi definirà, attraverso le sue sempre più aggiornate riedizioni, le linee guida per la pratica clinica degli psicologi e psichiatri di tutto il mondo occidentale.

In un contesto sociale in cui i moti rivoluzionari omosessuali sono ancora un tiepido fremito nella caciara politica, L’APA definisce ufficialmente l’omosessualità un disordine psicologico, inserendolo nella prima edizione del DSM sotto la categoria di “Disturbo antisociale di personalità.”

È la prima volta in cui il contesto scientifico si riunisce e da il suo parere sull’omosessualità, mettendo insieme la letteratura della ricerca scientifica raccolta sino a quel periodo. Benché sembri un passo poco importante e certamente non positivo per la comunità LGBTI dobbiamo guardare indietro per capire l’enorme portata sociale che questa decisione comporterà: l’omosessualità non è più una colpa, bensì una devianza psichiatrica di cui il soggetto non ha colpe, l’omosessualità diviene a tutti gli effetti una disabilità.

Arriviamo al 1968, data della seconda edizione del manuale, il DSM II, nel quale il comportamento omosessuale è ascritto insieme alle devianze sessuali quali: pedofilia, neocriticismo, feticismo e  transessualismo: quest’ultimo resterà fra le devianze sessuali sino alla quarta edizione del manuale.

Nel frattempo la comunità LGBTI inizia ad alzare la voce, anche in virtù di quell’etichetta diagnostica appioppatagli addosso, che seppur scomoda, risulta utile per una prima e timida  rivendicazione di diritti fondamentali.

Se l’omosessualità è una disabilita e non una colpa lo Stato dovrebbe tutelare la minoranza e non abbrutirla con pregiudizi e botte; è il 1969 e hanno ufficialmente inizio i moti di Stonewall.

Stonewall

Da qui inizia un momento storicamente senza precedenti; la comunità scientifica comincia a dialogare con la comunità Gay degli Stati Uniti, gli omosessuali non sono solo dei malati da percuotere a suon di manganelli, ma persone da ascoltare.

Questo dialogo non avviene solo grazie al pugno duro degli attivisti statunitensi ma grazie anche alle prime timide ricerche che dimostrano come l’orientamento sessuale non implichi stati patologici della personalità.

La letteratura scientifica a favore della patologizzazione dell’omosessualità prodotta fino a quel periodo, infatti, portava con sé un grande difetto: gli unici omosessuali che sottostavano alle ricerche erano tendenzialmente soggetti con altre patologie psichiatriche e che mal accettavano la loro condizione. Al contrario, il nuovo connubio creatosi fra una buona fetta di comunità scientifica e comunità gay ha permesso agli scienziati di entrare in contatto con buona parte della popolazione “sana”. Finalmente la ricerca scientifica inizia a produrre studi chiari dove si comprovi che le persone omosessuali non sono “devianti”. A tirare le fila di questa nuova corrente scientifica è lo psichiatra Judd Marmor.

Nel 1973 la Commissione della nomenclatura dell’American Psychiatric Association, sotto la guida e influenza dell’allora presidente della commissione Robert Spitzer, depenna l’omosessualità dalle devianze sessuali con una esigua maggioranza del 58%.

Di fronte alle ancora scarse evidenze scientifiche e a un panorama psichiatrico non ancora pienamente persuaso, la commissione lascia un piccolo contentino a quella fetta della comunità scientifica ancora restia al cambiamento. Si inserisce fra le patologie psichiatriche del DSM III (1980) “L’omosessualità Distonica”.

Per Omosessualità distonica s’intende una persona omosessuale che non accetta la sua condizione, dunque l’essere gay non comporta più di per sé una devianza ma la sofferenza che comporta la non accettazione di questo orientamento, sì.

Naturalmente le implicazioni sociali e cliniche a questa decisione non sono poche; nel 1974 la Model Penal Code decriminalizza gli atti omosessuali fra adulti, allo stesso tempo però, l’aver sottolineato che la sofferenza derivante dalla condizione di omosessualità sia clinicamente rilevante ha incrementato la ricerca scientifica a favore della conversione delle persone omosessuali: le cosiddette teorie riparative.

Nel 1980 prende piede la NARTH (Associazione nazionale per la ricerca e terapia dell’omosessualità) il cui presidente sarà Joseph Nicolosi, psicoanalista specializzato in terapie riparative  che opererà tecniche di conversione di orientamento sessuale per persone omosessuali sino alla sua morte nel 2017.

Tuttavia la letteratura scientifica continua a sfornare studi che comprovano l’assoluta e piena stabilità mentale delle persone omosessuali, tra il ’73 e l’87 avviene una vera e propria battaglia scientifica ed ideologica all’interno della comunità psichiatrica di tutto il mondo, sino ad arrivare alla decisione finale del 1987, in cui in occasione della ristampa aggiornata del DSM III, l’APA depenna definitivamente la parola omosessualità dalle patologie psichiatriche.

Siamo arrivati alla scelta che cambierà la storia dei diritti LGBTI di tutto il mondo, la comunità scientifica dopo 20 anni di studi e lotte ha finalmente stabilito che l’omosessualità non implica alcun tipo di patologia mentale.

A distanza di tre anni, ritroviamo la storica dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1990), la quale non può che prendere atto delle evidenze scientifiche e dai fatti concreti portati alla luce dagli Psichiatri più importanti di tutto il mondo.

#IDAHOBIT

La decisione dell’OMS non stabilisce solo quale sia l’atteggiamento della Sanità mondiale nei confronti delle persone omosessuali ma l’atteggiamento del mondo intero nei loro confronti. L’omosessualità è una variante del comportamento umano.

Tuttavia la data di questa decisione che celebriamo con tanto clamore, possiamo altresì ritenerla uno dei più grandi anacronismi della storia, il tuono di un lampo caduto a circa vent’anni di distanza; l’Organizzazione Mondiale della Sanità  decide di dare il suo parere con quasi vent’anni di ritardo rispetto al parere degli psichiatri più influenti di tutto il mondo.

L’anacronismo si fa ancora più interessante se pensiamo che il primo paese al mondo ad ufficializzare le coppie fra persone dello stesso sesso è la Danimarca, nel 1987, a soli 2 anni di distanza dal definitivo depennamento dell’omosessualità dal manuale statistico diagnostico DSM e con tre anni di anticipo rispetto all’organizzazione mondiale più influente del mondo.

La decisione che ricordiamo, e che sicuramente è giusto ricordare, è stata il fanalino di coda di un interminabile treno di lotte.

Ecco, ricordiamoci dei passi fatti in avanti e ricordiamoci anche di quanto ci vuole per farli, questi passi.

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Federico, Fede_dbb perché non sono in grado di inventare Nickname fighi e accattivanti.
Studio e scrivo per passione, interagisco per dovere.
Sfilo la Pen-Drive senza rimozione sicura perché mi piacciono le emozioni forti.
Guardo il mondo dai miei 1,67 metri, inizio frasi che chiudo subito perché ho paura di come vadano a finire le cose troppo lunghe.
Dottore in Psicologia, speaker e attivista lgbti ma il mio unico vero lavoro è accumulare like su IG.
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