Lo zaino dell’Invicta

L’altro giorno ho tirato fuori dall’armadio il mio vecchio zaino dell’Invicta blu e nero, compagno fidato di mille avventure (ma quali?!) alle scuole medie e durante parte delle scuole superiori, prima di essere soppiantato dall’intramontabile Eastpack. Non ricordavo nemmeno di averlo conservato, ma mi è tornato incredibilmente utile grazie alla sua capienza. Quelli erano ancora gli anni in cui lo zaino veniva riempito da chili e chili di libri e noi poveri giovani studenti andavamo in giro ingobbiti che Presidente Andreotti levati.

Non ricordavo neanche di averci attaccato le fascette bianche per la pace con il simbolo di Emergency, reperto dell’impegno sociale in cui mi dilettavo in quegli anni. Il giovane Ponza andava anche alle manifestazioni del sabato mattina, ma  non solo per saltare la scuola. Un po’ ci andava perché ci credeva. (Ma smettiamola di parlare in terza persona perché non sono un calciatore e me ne rendo conto soprattutto dallo stipendio che prendo). Anche perché allora come adesso la musica che sparano a tutto volume alle manifestazioni, con rare eccezioni, mi provoca violenti sanguinamenti alle orecchie.

Non ero nemmeno uno che bigiava (faceva sega, marinava, faceva filone, faceva ponte, zumpava… Insomma, avete capito) di frequente. Quelle poche volte che lo facevo, avvisavo sempre i miei genitori. Anche perché l’unica volta che avevo deciso di non entrare e portare i miei amici a casa, mio padre (che di solito usciva di casa alle 6 e tornava dopo le 21) ovviamente quel giorno era tornato a casa di mattino trovandosi questa piccola sorpresa. Meno male che sono asessuato e che a certe cose non ci avevo pensato.

Tornando al mio zaino dell’Invicta, l’ho tirato fuori dopo tanto tempo perché l’Eastpack sarà anche buono e caro e comodo, ma appena devi infilare dentro il computer e un paio di cose in più, diventa completamente inutile. Al pari delle mini-borsette con cui escono ogni tanto le donne, che non puoi neanche sfruttare per chiedere loro di tenerti il maglioncino nella borsa per non pagare il guardaroba.

Devo dire che è stato molto chic viaggiare in prima classe da Milano a Roma e ritorno portandosi dietro questo reperto archeologico che gridava “robboso” da ogni centimetro, ma è stata una bellissima occasione per ricordare quegli anni e sentirmi ancora una volta sempre più adulto (notate l’accurata scelta di parole).

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