Londra e la pulizia degli interni

Londra è la New York d’Europa, pochi cazzi. Ossia l’unica città insieme alla Grande Mela in cui andrei a vivere di corsa (ginocchio permettendo) e non per forza per la celebre maratona.

Grigia al punto giusto, multiculturale, moderna. Londra mi ha fatto un’impressione ancor migliore di quella che avevo avuto qualche anno fa. Sarà stata l’atmosfera olimpica, sarà stato che in cinque giorni c’è stato sempre il sole e temperature accettabili. Una cosa di questi tempi più rara di una vittoria del Milan. (Mi scuso con il pubblico per la metafora calcistica).

Persino l’unico grande ostacolo che si è sempre posto tra me e l’Inghilterra questa volta mi è sembrato meno insopportabile. Sto parlando dell’accento. Un misto di patata in bocca e suoni che il mio orecchio non è mai riuscito a distinguere in modo chiaro, quasi come fossero canzoni di Mondo Marcio. Io che sono cresciuto a pane e serie tv americane, ho sempre impiegato dai due ai tre mesi per abituarmi e riuscire a sostenere conversazioni con Inglesi senza dover chiedere almeno una volta ogni due minuti di ripetere l’ultima frase.

Tramonto a Londra

L’altro ostacolo, che però permane, è legato alla pulizia del popolo inglese. Non dimentichiamoci che diciamo tanto dei Francesi, ma non è che al di là della Manica se la passino tanto meglio parlando di pulizia degli interni. E non mi riferisco solamente agli interni delle case, visto che di bidet nemmeno l’ombra.

E dopo questo splendido e originalissimo argomento di conversazione, nonché raffinata metafora, chiudo il post ricordandovi che questa era l’ultima tappa estiva del PNZA World Tour 2012. Il Tour autunnale prevede una tappa a Zurigo e una a Riva del Garda, ma di queste ci sarà tempo e modo di parlare.

Arevuà.

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