Lost in Israel – Parte 1

Vi ho già raccontato il lungo calvario che bisogna affrontare per raggiungere Israele, ma non vi ho ancora detto nulla delle mille peripezie che ho vissuto in quella terra straordinaria.

Quello che mi ha subito colpito non appena sono arrivato all’aeroporto di Tel Aviv è stata la grande simpatia del popolo israeliano. Avvicinandomi al banco delle informazioni turistiche, denominato “SMILE INFORMATION”, mi sono trovato di fronte a un uomo di mezza età, seduto sulla sedia con le gambe appoggiate alla scrivania, che stava completamente facendosi gli affari suoi, intento a giocherellare col suo cellulare. Dopo aver tentato (invano) per un paio di volte di attirare la sua attenzione, al terzo tentativo mi ha degnato di mezzo sguardo e di un grugnito. “Posso chiederle gentilmente un’informazione?”. La risposta alla mia domanda è stata: “Sono qui apposta al banco informazioni, che cos’altro vuoi fare se non chiedermi informazioni?”. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito che saremmo diventati subito amici.

In realtà, come mi hanno spiegato subito dopo, gli Israeliani sono di carattere poco cortese (al contrario degli Inglesi), ma molto amichevole (al contrario degli Inglesi). In sintesi: non hanno problemi a mandarti subito affanculo, ma allo stesso tempo non hanno nemmeno problemi a invitarti a cena a casa loro il giorno stesso in cui ti hanno conosciuto.

Sunset in Tel Aviv

Un altro aspetto che contribuisce a mettere qualsiasi visitatore a suo agio al suo arrivo a Tel Aviv è che i punti di interesse, le vie, le stazioni ferroviarie, hanno tutte dai due ai quattro nomi diversi. Fino a quattro nomi differenti per identificare la stessa identica cosa. AKA come perdersi in due semplici mosse: salire su un qualsiasi mezzo pubblico e smarrire la via per poi trovarsi a notte fonda in Siria a guardare i fuochi d’artificio. Ovviamente perché in molti casi (soprattutto a Tel Aviv) i percorsi dei mezzi pubblici e le relative fermate sono scritte solo in due lingue: ebraico e arabo.

Potete quindi facilmente capire perché dopo nemmeno un’ora che giravo da solo per la città mi son trovato lost in Israel.

Questa però era solo la prima puntata. Nella prossima, tutti i motivi per cui un viaggio così lo consiglierei a tutti.

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