Lost in Israel – Parte 2

Se mandassi un curriculum al Ministero del Turismo d’Israele, probabilmente verrei scartato a causa della pessima pubblicità che ho fatto con la prima parte di questo racconto.

In realtà, un viaggio in Israele è un’esperienza indimenticabile che trascende le caratteristiche di una vacanza “tradizionale”. Insomma, non capita tutti i giorni di camminare per le strade di una grande città in piena espansione come Tel Aviv ed essere circondati da giovani militari con tanto di mitra in spalla.

L’esempio dei militari è piuttosto emblematico per capire tutte le peculiarità della società e della cultura d’Israele, indelebilmente e inevitabilmente segnata dalla sua storia (sulla quale non mi voglio però soffermare per evitare di dire parole fuori posto che potrebbero urtare la sensibilità di questa o dell’altra parte). Tutti i giovani israeliani, infatti, terminate le scuole superiori devono prestare servizio militare per tre anni. Ed è solo al termine di questo periodo che potranno pensare di iscriversi all’università. E’ facile dunque immaginare quali siano le conseguenze per il mercato del lavoro, per la crescita personale e professionale delle persone.

Non mancano però le polemiche, visto che nella realtà dei fatti ci sono alcune categorie di persone che sono “esentate”. Questo interessante articolo spiega il motivo delle polemiche, ma è anche piuttosto illuminante per capire altre caratteristiche dell’attuale sistema sociale ed economico del Paese.

Affrontare questo viaggio è stata per me soprattutto un’occasione per imparare e scoprire. Incuriosirmi e fare domande. Su come possano convivere (in un delicato equilibrio) così tante religioni in un luogo così carico di storia e allo stesso tempo conteso come Gerusalemme. Su come possano esistere a pochi chilometri di distanza una città giovane e viva come Tel Aviv e una città come Gerusalemme, religiosa e contraddittoria. Che poi nemmeno a Tel Aviv si scherza, visto che una accanto all’altra si trovano la spiaggia religiosa, dove uomini e donne non prendono mai il sole insieme, e spiaggia gay-friendly. Splendido esempio di tolleranza e integrazione più che possibili.

Chiesa di Maria a Gerusalemme

Ho messo giù un po’ di pensieri confusi che alla fine mi hanno portato molto lontano dal post che avevo in mente di scrivere. Sinceramente, però, sono tornato dal mio viaggio in Israele con meno certezze e meno ordine mentale di prima. Ma è proprio questa sensazione che mi spinge a consigliare a chiunque una visita in Terra Santa e dintorni.

(Ministero del Turismo israeliano, assumimi!)

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