MANiCURE – Patrick Mulder, l’avvincente terza parte

Eccoci di nuovo in una graditissimo appuntamento con MANiCURE, la rubrica più inaspettata del web, che a volte non so neanche io se uscirà oppure no. Come settimana scorsa. Purtroppo in pausa forzata, senza troppo senso a dire il vero, come fa Shonda Rhimes. Ma vabbè, eccoci. Dopo i numerosi episodi di questa stagione, vi devo annunciare ufficialmente che purtroppo questa rubrica andrà in pausa dall’11 dicembre. Per cui preparatevi perché nei prossimi appuntamenti faremo i fuochi d’artificio.  E inizio subito, perché tra le rovine del mio blog, o ciò che ne resta, vi ho raccontato di un doppio appuntamento con un grandissimo cantante pop (part 1part 2). Ebbene questa settimana vi racconto la terza parte. Dove inaspettatamente credo di aver dato il peggio di me. Questa settimana è speciale Patrick Mulder.

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Patrick Mulder, l’avvincente terza parte

Era un tardo pomeriggio di qualche tempo fa. Mi trascinavo stanchissimo per Termini, dopo aver fatto compagnia alla Du Barry nella sua residenza, la Sentimental House, per un tè delle cinque. Che si era trasformato in un aperitivo. E che inevitabilmente mi aveva lasciato brillo. Mentre venivo inglobato dalla folla che normalmente c’è a Termini mi cade l’occhio verso il parcheggio dei taxi. Noto questo manzo devastante salire su un taxi, ha un borsone militare e gli occhiali da sole. Ma io lo conosco. E’ Patrick Mulder. Mi sento pervadere da una devastante e ingestibile ormonella. Sarà stato l’alcool. Anzi, sicuramente è stata colpa dell’alcool. Decido che non posso perdere quest’occasione. E punto dritto su di lui con passo lungo, deciso e ben disteso.

Arrivo vicino al taxi e lui sta per salire sopra. Blocco la portiera, e dico serio: “Hey. Come stai?” e lo guardo con uno sguardo penetrante. E anche voglioso. Lui mi guarda. Tira su gli occhiali e senza dire niente fa segno con la mano che mi avrebbe telefonato. “C’è l’hai una penna? Ti faccio l’autografo!” mi dice. Merda. Cosa c’è che non va? Non capisco. Abbasso la testa per prendere l’agenda, e tiro fuori anche la penna. Abbasso lo sguardo e mi rendo conto che in macchina non c’è solo lui. Sul sedile affianco c’è una simpatica donzella che deduco sia la sua compagna. MOLTOBBBBENE penso. Naturalmente io sono sempre quello che si fa riconoscere per essere molto sveglio. Gli passo l’agenda e scrive: “Ti chiamo sul tardi. Dopo cena. Che pazzerello!”. E firma.

adam

Vabbè, io sono basito. E anche ubriaco. Decido di tornarmene a casa, e farmi una maschera al viso, un bagno caldo, uno scrub su tutto il corpo. Insomma quelle cose che mai nessuno ha il tempo di fare, ma che per una star internazionale della musica pop si fanno. Metto in sottofondo il suo ultimo disco e ripasso su wikipedia pure la sua discografia. Ho comprato anche una copia del suo best of da farmi autografare. Nel frattempo, ovviamente, si fa una certa, e di lui neanche l’ombra. Vi ricordo che io non ho il suo numero. E’ lui che mi chiama. Ma non è tanto un problema. Il problema è che non chiama. E secondo me lo farà tardissimo. Ed io che la mattina mi sveglio alle 6, ho seri problemi a rimanere sveglio. Sempre.

O anche leggasi come narcolessia. Decido di fare dei miniriposini di trenta minuti. Ed ogni trenta minuti metto una sveglia. Alle tre di notte ancora nulla. Di Patrick neanche l’ombra. In momenti come questi l’espressione “il dramma è sempre dietro l’angolo” serve a descrivere il mood, ma non è abbastanza. Mai. Sono le tre di notte ed io sono vestito sul letto ad aspettare la telefonata di un cantante pop internazionale. Merda. Sono proprio una poveraccia. Decido definitivamente di addormentarmi e sticazzi di Patrick Mulder. Decido che sono piena e mi addormento… Senza più minisveglie del cazzo.

Ore 5:40. Sento uno squillo lontano. Apro gli occhi e vedo il display del telefono “Numero Sconosciuto”. Come vado per strisciare per rispondere la chiamata si interrompe. Merda. E adesso? Sblocco il telefono e scopro che era la quinta chiamata persa. Dalle 5. Supermerda. Comincio una strana nenia a bassa voce, “TIPREGOTELEFONAMITIPREGOTELEFONAMITIPREGOTELEFONAMITIPREGOTELEFONAMI“. Niente. Il telefono non squilla. Si sarà arreso. Dopotutto mi stava chiamando dalle 5. Vado al volo a fare una pipì e ritorno in camera per mettermi sotto le coperte giusto cinque minuti prima di alzarmi definitivamente per andare a lavoro. Trovo un messaggio: Non mi vorrai far credere che ti sei addormentato? PM

PANICO. Mi ha scritto un iMessage. C’è il suo numero di telefono. Perchè non dovrebbe crederci. D’altronde sono solo le cinque del mattino. Normalmente la gente alle cinque del mattino legge un libro, sorseggia un te o chessòio. Piena. Rispondo immediatamente: In realtà non ho fatto in tempo a rispondere al telefono. Ero in dormiveglia. Il problema è che tra due ore devo essere a lavoro. Non penso ci sia il tempo più per vedersi. AB Bene. Una volta che potevamo vederci io devo lavorare. Sfigata orrenda che non sono altro. Non ci andare. Stiamo insieme. Ho tutto la mattinata libera. Eccerto. Adesso telefono a lavoro e dico “Scusate ma devo scoparmi Patrick Mulder, ed ecco mi serve la giornata libera!”. Per piacere. Mi viene voglia di strapparmi i capelli. Poi rispondo l’amara e triste realtà: Scusami. Credo sia il caso di rimandare. Ci aggiorniamo.

Scazzato come pochi decido di fare colazione. Ma arriva un altro messaggio: Dai, sto passando da te. Ti accompagno io al lavoro. Mandami l’indirizzo.  Giubilo in tutto il reame. E di lì a poco, un nuovo messaggio mi annuncia il suo arrivo sotto il portone. Ed infine appare sull’uscio di casa come una visione. Bello, con gli occhiali da sole, ed una voglia matta di farne di ogni. E così è. Per l’ora e mezza successiva recuperiamo il tempo perduto e sotto le lenzuola ne facciamo davvero di ben donde. Lui insaziabile e porcello quanto basta, io indiscussa Goddess Of Sex, Hit Parade Edition. Riesco a fare anche un selfie col telefono, senza che se ne accorga e con lui di spalle mentre mi lecca il collo. Che mi rendo conto, potrebbe essere davvero chiunque. Ma hey, io lo so che è davvero lui. E basta davvero solo questo. A cose fatte, una macchina ci attende sotto casa, e via di corsa verso il lavoro.

E sono riuscito a fare solo mezz’ora di ritardo. Il ritardo più godereccio della mia vita, ovviamente. Per ovvi motivi, però anche Patrick Mulder va depennato. Solo perché resta un on call lover. Però che lover.

Patrick Mulder

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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