MANiCURE – Un politico sballato

Bentornati miei cari nel penultimo appuntamento di questa stagione ridotta di MANiCURE! Lo so, siete già tutti lì col fazzoletto pronti a dilaniarvi dalla disperazione quando non ci sarò più. Einvece. Per il momento potete godere ancora dei miei exploit totalmente sgrammaticati. Come da tradizione. Ma prima, siccome noi siamo una vera e propria redazione qui su Signorponza.com, che mica vi dovete permettere a pensare altro eh!, e ci aiutiamo l’un l’altro, voi non potete non leggere questa fantastica intervista a Platinette, basta cliccare qui! Bene. Ora vi lascio a questo nuovo pantagruelico episodio di MANiCURE. Eh si, ignoro il significato di pantagruelico, ma adoro il suono che ha!

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Un politico sballato

Qualche tempo fa era una noioserrima mattina al lavoro. Come tante altre. Ed io giacevo esanime nel mio ufficio che facevo finta di rimettere a posto carte e cartacce di ogni genere. Ero lì perché non mi andava davvero di fare nient’altro. Deciso a trovare qualsiasi tipo di scusa per perdere il più tempo possibile, inavvertitamente squilla il telefono di servizio. Dall’altro lato la mia Boss. “Senta potrebbe scendere un attimo? Avrei bisogno di lei per un po’”. E chiude. Sì, la mia Boss fa così. Lei ti chiama e quando riattacca non saluta. Riattacca e basta. Senza neanche darti il tempo di inventare una scusa. No. Tu devi lasciare tutto e scendere. Vabbè. Vado. Così prima finisco con lei e prima posso tornare a non fare assolutamente niente. Penso.

Einvece. Arrivo in Amministrazione e la stanza e piena di ometti in giacca e cravatta che già penso in diretta ad una puntata speciale di Men At Play. Incurante di chi essi siano, entro, saluto e mi accomodo nell’unica sieda libera rimasta. La Boss mi introduce e saluto tutti i tizi (sono cinque) che sono lì perché interessati a rilevare l’attività. E vogliono visitare lo stabile. Ed indovinate chi deve accompagnarli? Esatto io. In realtà a guardarli bene ne salvo due. I più giovani, che avranno sulla quarantina. Uno castano chiaro, occhio verde e leggermente brizzolato. L’altro moro, altissimo e anche con un po’ di pancetta. Ma che fa furesta. Io in utile che vi nasconda che ero bagnata che manco una vaporetta che funziona male.

Ma non sono tutti. Bussa alla porta ed entra un sesto tizio. Anche lui in giacca e cravatta. Bono. Bonissimo. Più Bono di tutti i presenti messi in piedi. Io sto per liquefarmi per l’ormonella, lui allunga la mano, e si presenta. Io rispondo educatamente, ma lui non molla lo sguardo da me. “Scusi, ma credo che lei si sia seduto al mio posto!” dice abbozzando un sorrisino. Ussignur. La solita catastrofe ambulante. “Chiedo scusa, prego, prego, si accomodi!” dico inciampando su me stesso. Momento ilare tutti ridono. Ottimo. Mi metto affianco alla mia Boss in piedi, con la faccia paonazza come al solito e mi impongo di smetterla di fare figure di merda. “Allora chi vuole fare un giro per lo stabile?” dice la mia Boss sorridente. “Andrò io se per voi va bene” dice l’ultimo arrivato che da questo momento in poi verrà identificato come il politico. “Bene, le farà strada il Coordinatore” dice sempre la Boss tutta sorridente, e mi si avvicina bisbigliando “Lo porti nel piano più ordinato e sia gentile”. Io annuisco e fuggo col politico.

Come se io le persone, notoriamente le trattassi a pesci in faccia e avessi bisogno di tali raccomandazioni. In ascensore inizia a salirmi un po’ di imbarazzo. Il politico ha delle mani bellissime, e io ho l’impressione che mi stia fissando. Che mi stia guardando il culo. Decido di ignorare la cosa, e di concentrarmi sulla visita. Come al solito sono mie paranoie. “Così giovane e già coordinatore…” dice sorridendo. “Be’ sì, ma sono stato fortunato. Comunque può darmi del tu!” rispondo cordialmente. Mentre gli mostro il piano, passiamo davanti il mio ufficio. “E dietro questa porta che c’è?” chiede lui. “Gli faccio strada e apro il mio cubicolo. “Qui ci sono io!” dico sorridendo. Lui fa un passo e poi si gira per chiedermi il permesso, io annuisco. Entro dopo di lui e accosta la porta.

“Certo che è uno spazio davvero molto piccolo. Insomma è un’impresa tenere tutto qui dentro. E poi davvero non hai aria. E’ angusto questo ufficio… non credi?” mi dice dopo due passi e rendendosi conto che si, è in realtà uno sgabuzzino. “Bè si, è un po’ piccolo. Ma in fondo sono da solo” e sorrido. Ecco. Proprio in questo momento ho avuto la sensazione che si stesse toccando l’uccello. “Non hai caldo?” mi dice. Ok. Momento eroticamente devastante ma totalmente imbarazzante. “No. Ma bene adesso possiamo tornare alla visita” io totally basitachenonsacosafare. Lui, mi guarda, si tocca ancora il regale augello e chiude a chiave la porta. E in tre secondi tre si libera dei pantaloni lasciando scoperto questo enorme pene, eretto.

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“Ti piace vero? Ho visto che lo volevi da appena mi hai poggiato gli occhi addosso” mi dice mentre ci gioca un po’. Ehhhhmmm. No. Non esattamente. Cioè sei bonerrimo. Ma no. Non avevo intenzione di fare questo. Non così per lo meno. Non mentre sono al lavoro e CHIUNQUE potrebbe cercarmi e bè ecco trovarmi con le mani nel pacco. Cerco di ritrovare la calma. Respiro. Sorrido. E faccio lo gnorri. “Senta scusi… Sono un po’ imbarazzato. Insomma, non mi aspettavo di certo una cosa del genere in un momento del genere… Sto pur sempre lavorando… Lei capisce…” dico semi balbuziente. Ma poi ci ripenso. Ma sti cazzi. “Anzi no!”. E via a farne di ben donde come se non ci fosse un domani. Ovviamente i tempi erano ristretti. E dopo circa venti minuti avevamo concluso una velocissima seduta di semi sesso sul posto di lavoro. Mentre ero lì che mi sistemavo la divisa nella maniera più dignitosa possibile, squilla il telefono.

“Va tutto bene, ci sono stati problemi?” si insinua la Boss. “No. No. Nessun problema. Anzi. E’ tutto ok. Stiamo tornando giù comunque” dico serio. Tanto lei ha già chiuso. Mentre scendiamo le scale per tornare in Amministrazione scambiamo i numeri di telefono. Perché lui vuole assolutamente dare un seguito a questa cosa. Io non evito affatto di dargli il mio numero, e anzi, ci promettiamo che ci saremmo visti a brevissimo. “Anche in serata se questo pomeriggio non ho impicci…” mi assicura. Io sorrido e me la sento caldissima. Per la prima volta non ho avuto paura di consumare in un ambiente ostile, ed ho seguito solo il desiderio.

Il perché sia un politico sballato, però, ve lo racconto la prossima settimana. Nell’attesissimo Season Finale di MANiCURE.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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