Mariele Ventre, la futura Beata targata Raiuno

Pensate cosa accadrebbe se i personaggi tv iniziassero ad essere canonizzati: potremmo avere una Santa Simona Ventura da Chivasso, protettrice delle urlatrici o una Beata Milly Carlucci martire di parrucche o statuine di Barbara D’Urso che piangono champagne. Ecco, è uno scenario abbastanza impensabile in una tv dove perfino donne sull’orlo di una crisi di ormoni del pubblico di Raiuno lanciano reggiseni ad aitanti pallanuotisti seminudi, come è successo sabato scorso nello studio di Ballando con le stelle.

mariele-ventre-beata
Eppure esiste un personaggio tv per cui è stata depositata la domanda di beatificazione, giuro. È proprio notizia di questi giorni, infatti, che frate Berardo, fondatore dell’Antoniano di Bologna, prima di morire avrebbe segretamente raccolto materiale e poi depositato presso la Curia Vaticana la domanda di beatificazione di uno dei volti tv che ha accompagnato le infanzie di generazioni di italiani, ossia la direttrice del Piccolo Coro dell’Antoniano, Mariele Ventre.
Che questa donna fosse una santa non c’era alcun dubbio, non solo perché i frati dell’Antoniano la definivano “più francescana dei francescani” (vedi, San Francesco), ma anche perché per anni ha subito senza fare una piega le domande inopportune della cara ‘mamma isola’ Maria Teresa Ruta.

Mariele ha fondato il Piccolo Coro nel 1963 e lo ha seguito fino ai suoi ultimi giorni di vita, coro che oggi porta il suo nome. Molto prima della degenerazione morale della nuova tv dei ragazzi, fatta di talent di sfruttamento minorile di pessimo gusto e che, su scala internazionale, produce baby squillo in versione popstar (leggi Miley Cyrus o Justin Bieber), Mariele ha saputo valorizzare il ruolo del bambino in tv in una dimensione sana ed educativa. A lei devono la carriera personaggi come Topo Gigio, Cristina D’Avena e Maria Sole Tognazzi, tra i tanti. Ma come non citare le famosissime canzoni dello Zecchino d’Oro degli anni di Mariele, che, oltre ad aver accompagnato la nostra infanzia, sono rimaste nella storia della musica italiana? Chi tutt’ora non si chiede come fa il coccodrillo? Chi d’estate non ha mai ballato il Katalicammello? Chi non ha imparato a fare le divisioni con 44 gatti? Tutte queste canzoni sono ancora attualissime oggi e passate quotidianamente in tv come OST di trasmissioni di successo come La Prova del Cuoco.
Questo è uno dei tanti esempi di come la santità passi anche per strade meno convenzionali di quanto ci si aspetti, toccandoci molto più da vicino di quanto pensiamo. E in quest’odore di santità voglio fare il mio in bocca al lupo a Veronica Maya che proprio oggi pomeriggio inaugura la 56ma edizione dello Zecchino d’Oro (tra l’altro, Veronica, domenica ho visto dalla D’Urso che tuo marito ha fatto un’ottimo lavoro con la trans Victoria, facendola a tua immagine e somiglianza, quindi ti ama molto, ndr).
Riassumendo, abbiamo imparato che:
  1. non importa se hai ballato sul cubo del Plastic o se hai comprato un paio di Hogan, la santità è sempre pronta a illuminarti;
  2. vedere una 40enne che lancia il suo reggiseno XL in diretta su Raiuno non è una bella cosa e ci manca molto il pronto intervento della CEI sulla rete ammiraglia Rai;
  3. Veronica Maya non invecchierà mai.
Commenti via Facebook

Leone Lewis

Il fatto che io sia nato il giorno della finale di Sanremo fa di me una di quelle promesse dell'Ariston non ancora mantenute. La mia vita la vivo in attesa di scendere quella scalinata di Gaetano Castelli, immerso nei fiori della riviera. Nel frattempo ho avuto la malsana idea di evangelizzare questo blog di dannati.
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: