Miss Piggy scaricata

La televisione allarga. Ingrassa le persone di almeno due taglie e, a pensarci bene, potrebbe anche essere che Miss Piggy ne mangi almeno due al giorno. Di televisori intendo.

A dire il vero la televisione ingigantisce un po’ tutto, a partire dagli studi televisivi che sembrano sconfinati ma poi, quando capita di finirci dentro come pubblico, scopri essere almeno la metà di quanto immaginassi.

Ingigantisce anche i modi di essere: i cattivi sono crudeli e disumani, i buoni santificabili e chi canticchia La isla bonita sul cesso, può diventare la regina del pop per almeno quarant’anni.

Ammetto che stare accanto a una donna di spettacolo come Miss Piggy mi ha fatto capire ancora più da vicino come questo mondo abbia proporzioni diverse da quello reale e che, per arrivare al successo, ci sia bisogno di una cosa fondamentale: una personalità di taglia XXL.

Mentre faccio questa riflessione (utile al genere umano come le cornici elettroniche e il gloss che cambia colore col ph delle labbra), guardo la pista di decollo dalla strada, come si fa da bambini col papà, mentre l’aereo con sopra la diva si sta sollevando. Me la immagino importunare immediatamente l’hostess per avere la sua cena, nonostante il velivolo sia ancora a un’angolatura di 87° e il personale di bordo dovrebbe arpionare il carrello degli snack al pavimento per non farlo schiantare sul fondo.

“Non m’interessa, voglio mangiare. Ci sono le cozze? Ho voglia di cozze”.

“Signora Piggy, su un volo di 50 minuti serviamo solo bevande, biscotti o salatini. Cosa preferisce”?

“Ah, non ci sono le cozze? Non importa, prenderò lo spezzatino”.

Sono sfinito, lo ammetto. È stato un pomeriggio davvero faticoso che stento a credere di dover attraversare tutta la città con i mezzi per arrivare finalmente a casa.

Sono le nove di sera e, nonostante ci sia ancora luce e sia una splendida serata di fine maggio, mi sento svuotato di forze e pensieri.

Siamo rimasti solamente io e Francesco, l’autista. Decidiamo di mangiarci una pizza assieme, giusto per lasciarci alle spalle una giornata simile. È così gentile che, terminato un trancio di margherita alta, intrisa di olio e spugnosa come il materasso in memory foam, mi accompagna a casa.

Mettendo insieme le ore sotto il suo potere, non sono poi così tante; ma sembra che questa giornata con Miss Piggy sia stata davvero interminabile. Per fortuna, però, che tutto ha un inizio come una fine e io credo di essermi meritato davvero del relax, di andare a dormire e non pensare più a nulla.

Mentre cerco di prendere sonno, mi domando come sia andata, come capita alle persone insicure che, nonostante sappiano di essere capaci, hanno bisogno di essere rassicurate. Anche se a dare un feedback è una come lei.

“Vada come vada” – penso – tutt’al più avrò qualcosa da raccontare.

È qualche giorno che non si fa sentire ma è meglio così: la mia vita è un così tale casino in questo periodo che mi manca solo di diventare lo schiavo di una pazza con le caviglie grosse.

Le chiacchiere con l’autista hanno dato il colpo di grazia al sogno di far parte dello showbiz: ma, d’altro canto, l’errore è stato commesso in partenza, quando ho pensato che diventare l’assistente di Piggy potesse aprire qualche porta, oltre a quella dell’ospedale psichiatrico.

È sabato e ho appena pranzato a casa dei miei genitori quando, all’improvviso, squilla il mio cellulare in salotto. Non lo sento perché sono nella mia camera e sto ascoltando la musica a un volume troppo alto.

“Pronto”, risponde mia madre e dopo un attimo sento che grida dall’altra parte della casa, verso di me, “Valerio, abbassa, cazzo. Deve essere un tuo amico pirla che imita Miss Piggy”.

Mio amico? Miss Piggy? Oh merda.

Come direbbe lei, mi scapicollo a prendere l’iPhone e rispondo: “Pronto, Miss Piggy? Ciao, scusa ma mia madre credeva fosse uno scherzo”.

“Sto arrivando a Milano. Mi devi comprare una chiavetta usb”.

Prendo il coraggio per dirle tutto, anche se con una come lei, credetemi, non è affatto facile.

“Vedi Piggy, sono molto dispiaciuto ma non posso proprio farti da assistente”.

“Perché”?

“Ehm, perché”, vorrei dirle tutto quello che penso ma mi limito a una bugia più diplomatica,  “perché nel frattempo ho ricevuto un’offerta di lavoro alla quale non posso proprio dire di no”.

Quale offerta potrei aver ricevuto che possa sembrare migliore di essere l’assistente di Miss Piggy?

Tanto per cominciare ci sarebbero 23 ore di turno al giorno alle acciaierie Dalmine; oppure rinchiuso in uno scantinato di Chinatown a cucire Moncler taroccati; o il raccoglitore di cestelli al supermercato con i rollerblade.

“Ho capito. Allora ti aspetto alle 15 a casa per la chiavetta usb”.

Uhmmm, stavolta quale parola non avrà afferrato del mio discorso?

“Mi dispiace Piggy, è finita. Non posso proprio”.

“Eh, ma io ho bisogno di quella chiavetta”.

“Non so proprio come aiutarti, mi spiace”.

“Va bene, però come rimaniamo? Mi fai da assistente solo su Milano e su Roma prendo qualcun altro”.

“Miss, sono davvero lusingato, ma proprio non credo sia possibile. Però grazie per qu…”.

Click. Ha messo giù.

Niente finale romantico, dunque. La storia con Miss Piggy finisce esattamente così. Più o meno.

Perché dopo anni da questi fatti, Miss Piggy ogni tanto mi manda degli sms, come quest’ultimo:

“Buongiorno sei disponibile a seguirmi per lavoro fammi sapere grazie MP”.

“Ciao! Mi spiace molto ma sono impegnato. Grazie e un bacio. Valerio”:

“Scusami, l’sms non era per te grazie A presto Mp”.

Grazie un paio di palle. Ci sarebbero ancora i conti da fare, ricordate?

Fammi pensare….35 euro di calzolaio, 70 di telefonino, 12 per la valigia, 5 per le sigarette, per un totale di 120 ai quali devo sottrarre i suoi pulciosissimi 50. Ok, in quel pomeriggio ho perso 70 euro e un paio di kg di dignità.

Non male se penso al piacere di poter raccontare tutto questo.

Grazie per l’attenzione.

Valerio

Miss Piggy

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Valerio Canevaro

Soubrette d'indole, copywriter per professione, sono come la traccia fantasma in un album di Paola & Chiara: pochi ci arrivano, meno mi amano.
Cresciuto con la speranza di scoprire una parentela con almeno uno dei Ricchi e i Poveri, ho sempre studiato poco e bevuto molto. Non posso vivere senza i miei gatti e almeno 50 gocce di Xanax al giorno. Disoccupato in amore, freelance per lavoro, astigmatico all'occorrenza, la mia vita è pericolosamente simile a una soap opera argentina doppiata in bresciano.
A sette anni sapevo fare la spaccata, a venti la french manicure bendato, a trentacinque più un cazzo. Nel futuro vorrei condurre una maratona benefica che unisca la raccolta fondi alla forma fisica: 30 ore per la vita. 40 per i fianchi.

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