MolEstate s01e04 – La spiaggia non è una trattoria

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Di norma i telegiornali affrontano l’argomento alla prima anomalia termica. Ciò significa che, per via del surriscaldamento terrestre e dei poli magnetici che minacciano di invertirsi, a fine marzo possa capitare di apprendere dalla tivù utili consigli sull’alimentazione estiva, non appena il termometro segna poco più di 16° C.

Dietologi, pediatri, geriatri e pattinatrici sul ghiaccio sciorinano il vademecum della dieta estiva, un programma mirato all’equilibrio tra acqua, sali minerali, vitamine e zuccheri. Così, ogni anno, ci tocca fingere stupore alla sorprendente scoperta che mangiare verdura e frutta aiuta a non svenire sotto la canicola estiva; che una coppetta di gelato, rigorosamente della dimensione di una moneta da cinque centesimi, è preferibile a una pirofila di lasagne o a un vasetto di capperi di Pantelleria in salamoia.

Consigli utili, per carità, eziandio corretti: ma è necessario affidare il compito a Luciano Onder che, con un messaggio alla nazione a reti unificate, allerta la popolazione, soprattutto anziani e bambini? Non basterebbe affidarsi al buon senso? A quanto pare no. Gli italiani, piuttosto che mangiare un frutto a pranzo, sono disposti ad asfaltare la Salerno-Reggio Calabria da mezzogiorno alle due, ogni giorno e gratuitamente. A pranzo si mangia almeno la pasta. Meglio se seguita da carne, contorno, pane, acqua, vino, caffè e un sorso di limoncello, che è fresco e che poi, in fin dei conti, è frutta.

Luciano Onder

Va bene signori, se desiderate le coronarie più intasate del cesso di Pomeriggio Cinque, fate pure. Ma ricordate una cosa: recenti studi, nonché casi di cronaca, hanno dimostrato che, se vi piglia un infarto in spiaggia, lì rimarrete, mentre i bambini edificano noncuranti castelli di sabbia e gli adulti usano il vostro corpo come rete in un match di racchettoni.

Verrebbe da dire “cavoli vostri”, ma non è così. Sapete che un corpo privo di vita sotto il caldo sole del mare fa la fine di una bistecca dimenticata in fondo al frigorifero per mesi? Non basterà ricoprirvi di lettiera profumata per gatti per non sentire l’odore della marcescenza: l’unica soluzione sarebbe quella di aspettare l’arrivo della sera quando, con la chitarra in mano, si accendono falò per cantare La canzone del sole.

Non trovate che sia di dubbio, anzi cattivo, gusto?

Quindi, veniamo a noi e ai consigli per un’estate all’insegna del savoir faireLa spiaggia non è da confondere con la trattoria “Dalla Vecchia Lurida”, dove la cosa più leggera del menù è una salsiccia finocchiona ripassata nella sugna. Insomma signori, va bene che il momento del pasto è convivialità e che la famiglia intera non riesce mai a pranzare insieme se non alle feste comandate, però c’è un limite a tutto. Vediamo quale.

Ricreare cucine, sale da pranzo e salotti sull’arenile come all’Ikea di Carugate è stato annoverato tra i peccati capitali durante il Concilio Vaticano II. Occupare dodici ettari di spiaggia per piantare più ombrelloni che pioppi in una selvicoltura nel pavese, potrebbe costarvi una multa per abuso edilizio, così, tanto per fare un esempio. Cooler, borse termiche per surgelati, carbonelle, fornelletti da campeggio, termos, stoviglie in ogni materiale, contenitori tupperware, pirofile e pentole a pressione in acciaio inox sono adatti a un insediamento di Rom, tutt’al più in un campeggio di scout in Val Brembana: in una spiaggia libera fa tanto, ma tanto, cafone.

Anche perché da tutto ciò non uscirà un cesto di fresche ciliegie, no. Come minimo sarà apparecchiato il pranzo di nozze di William e Kate. E poi andate a spiegare ai vostri bambini piagnucolosi che il bagno, stando a calcoli approssimativi, lo potranno fare non prima delle tre di notte.

Pasta al forno in spiaggia

Gli altri bagnanti non hanno alcuna intenzione di respirare volute di fumo che escono dalla vostra friggitrice a batterie stilo; tantomeno sono attirati dal metro cubo di pasta al forno spiattellata nei piatti di carta, assieme a una cotoletta e una mestolata di purè. Date retta a Medicina 33 e a questa rubrica: una macedonia al bar più vicino o una fresca caprese non vi faranno sembrare malati o delle modelle anoressiche. Ritroverete la forma fisica, l’autostima e il consenso degli altri.

Ricordate, dunque: al mare la parola d’ordine è leggerezza. Ma solo di dieta, non di comportamento.

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Valerio Canevaro

Soubrette d'indole, copywriter per professione, sono come la traccia fantasma in un album di Paola & Chiara: pochi ci arrivano, meno mi amano.
Cresciuto con la speranza di scoprire una parentela con almeno uno dei Ricchi e i Poveri, ho sempre studiato poco e bevuto molto. Non posso vivere senza i miei gatti e almeno 50 gocce di Xanax al giorno. Disoccupato in amore, freelance per lavoro, astigmatico all'occorrenza, la mia vita è pericolosamente simile a una soap opera argentina doppiata in bresciano.
A sette anni sapevo fare la spaccata, a venti la french manicure bendato, a trentacinque più un cazzo. Nel futuro vorrei condurre una maratona benefica che unisca la raccolta fondi alla forma fisica: 30 ore per la vita. 40 per i fianchi.

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