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Il blog del Signor Ponza
Notifiche

Notifiche: come liberarsi dalla loro schiavitù

E come ritrovare la concentrazione perduta

Avevo scritto questo post il 29 giugno 2017 su Medium, molto tempo prima che Apple introducesse con iOS 12 la nuova funzione che mostra il tempo di utilizzo. La nuova feature consente in buona sostanza di avere un report giornaliero e settimanale su come e quanto si utilizza lo smartphone, con l'obiettivo di promuovere un utilizzo più consapevole e possibilmente ridotto. È anche possibile fissare dei limiti all'uso di specifiche app o di categorie di applicazioni. Ho quindi pensato fosse utile recuperare questo articolo in cui ho cercato di spiegare perché, a prescindere da iOS 12 e da Apple, è importante ridurre la dipendenza da smartphone e ridurre il più possibile il numero di notifiche.

Perché il tema è importante per migliorare la qualità della vostra vita

Avete presente quando si ha la sensazione di sentire vibrare il telefono nella tasca, per poi tirarlo fuori e scoprire che non c’era nessuna notifica? Oppure quando state guardando una serie TV, ma improvvisamente vi accorgete di dover tornare indietro perché vi siete distratti al telefono? Di esempi se ne potrebbero fare molti, perché ormai le distrazioni all’interno delle nostre vite sono continue e non sempre individuabili con facilità.

Vi apprestate a leggere un testo piuttosto lungo. Se non riuscirete ad arrivare alla fine potrebbe essere per due motivi: il primo supporterebbe la ragione per cui ho deciso di scrivere questo articolo, ossia l’incapacità sempre più generalizzata che abbiamo di mantenere la concentrazione a lungo; il secondo potrebbe dipendere esclusivamente da me, cioè dall’aver scritto (male) una riflessione non in grado di attirare l’attenzione del lettore. Entrambe le opzioni sono ugualmente plausibili.

La storia che voglio raccontarvi oggi è piuttosto semplice e comincia dall’aver preso coscienza di un problema che in cuor mio sapevo già di avere, ma che non ho mai avuto il coraggio di guardare in faccia. Racconta dunque di come me ne sono reso definitivamente conto e di come ho cercato di porvi rimedio. Ottenendo dei risultati che definirei discreti se non, in uno slancio di ottimismo, addirittura buoni.

Il problema è il seguente: viviamo nell’era delle notifiche e questo sta influenzando pesantemente la nostra capacità di prestare attenzione (come spiegato bene in questo articolo).

Ognuno di noi è quotidianamente inondato di notifiche, alcune più importanti, altre meno, solo poche davvero utili e il nostro cervello si è ormai abituato a farci sentire in dovere di controllare ogni stimolo che riceviamo che spesso si origina da quelle vibrazioni o da quei suoni che corrispondono a una nuova notifica. Questo genera un loop, una sorta di circolo vizioso che induce la necessità di controllare in continuazione i nostri dispositivi, soprattutto lo smartphone, con derive che possono portare alla cosidetta (e patologica) FOMO (Fear of Missing Out, ossia la paura costante di perdersi qualcosa di fondamentale se non si controllano le notifiche e quel che succede su internet) o nomofobia.

Un’immagine di repertorio che mi ritrae dopo qualche minuto senza internet.

Ho quindi deciso di raccontare come, in queste ultime settimane, io abbia cercato di agire per migliorare il mio rapporto con lo smartphone e le notifiche e, di conseguenza, recuperare l’abilità di concentrarmi per periodi di tempo più lunghi, portando a termine molte più attività di quanto riuscissi a fare negli ultimi tempi.

Cercherò quindi come prima cosa di spiegare come mi sono accorto del problema e delle conseguenze che esso provocava sui miei comportamenti; successivamente vi illustrerò che tipo di azioni ho messo in pratica per limitare notevolmente l’effetto delle notifiche sulla mia vita quotidiana; infine vorrei concludere raccontandovi dei primi effetti positivi che sto riscontrando.

Il problema

L’origine del problema risiede inevitabilmente in ognuno di noi e dipende dalla forza di volontà che ciascuna persona riesce a mettere in campo. Ma non solo.

Se ci si pensa, al giorno d’oggi ogni sito, ogni app, ogni piattaforma di messaggistica e ogni social network sono progettati appositamente affinché l’utente trascorra più tempo possibile al loro interno. Non intendo solamente attraverso l’invio di notifiche, ma anche tramite quei meccanismi che vengono introdotti, aggiornamento dopo aggiornamento, per fare in modo che, una volta entrati in un’app si sia invogliati a non uscirne più. Prendiamo due esempi: Facebook e Instagram.

Il primo lo possiamo definire il social network per antonomasia. Da qualche mese, oltre al tradizionale “mi piace” sono stati introdotti nuovi bottoni, le cosiddette “reactions”, che permettono di reagire ai post pubblicati in con sfumature diverse dal semplice apprezzamento: ci sono la risata, l’arrabbiatura, la tristezza, e così via (fino alla reazione “tematica” introdotta a giugno in occasione del Pride Month). La logica alla base di questa innovazione è semplice: dal momento che Facebook (che ha raggiunto i due miliardi di utenti attivi mensili) non potrà crescere all’infinito in termini di numero di utenti (le persone sulla faccia della Terra, raggiunte da internet, prima o poi finiranno), a Palo Alto devono inventarsi nuovi modi per far interagire sempre di più gli utenti con i contenuti prodotti e condivisi sulla piattaforma.

Stessa logica vale per Instagram, dove alla semplice pubblicazione di foto, che fu alla base della nascita dell’app, si sono affiancate le Stories (che poi, non a caso, sono state anche introdotte su Facebook, che è proprietaria di Instagram). Le Stories sono un modo per condividere quotidianamente e quasi in tempo reale la propria giornata, a cui si aggiunge il perverso meccanismo della scomparsa dei contenuti dopo 24 ore (che aumenta incredibilmente il timore di perdere dei momenti rilevanti: “oddio se non controllo le Stories, me le perderò per sempre!”). In altre parole, un altro modo per invogliarci a controllare con più frequenza il nostro feed alla ricerca di aggiornamenti dai contatti che seguiamo.

Sintesi della giornata-tipo

Ci sono anche dei meccanismi, studiati dalla psicologia (e illustrati bene nell’articolo che già citavo), che spiegano in che modo ci sentiamo sempre più schiavi delle notifiche e degli smartphone. Le conseguenze di questi meccanismi sono principalmente cinque:

  • Rilascio di dopamina: in poche parole, la maggiore parte delle attività che compiamo online permette di rilasciare dopamina che agisce sui centri di piacere presenti nella nostra testa, creando un effetto molto simile a quello della droga, con conseguente necessità di rifornirsene continuamente.
  • Gratificazione istantanea: siamo arrivati oggi in tantissimi ambiti ad avere una sorta di “dipendenza” dalla gratificazione immediata e continua. Lo smartphone è uno dei principali responsabili, poiché rende disponibile contenuti e possibilità di gratificazione istantanea potenzialmente 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
  • Sovraccarico di informazioni: la sovraesposizione alle informazioni (video, news, articoli, riflessioni, post, ecc…) ha serie conseguenze sulla capacità di gestire le emozioni (soprattutto quando si consultano contenuti “negativi”) e il cervello rischia così di andare “in tilt” quando non riesce più a farsi carico di tutto.
  • Soglia di attenzione diminuita: internet ci ha abituati ad avere a disposizione alternative pressoché infinite di svago e di fruizione di contenuti. Se qualcosa non piace, si può passare al contenuto successivo con un semplice movimento delle dita sullo schermo. Questa stessa impostazione la trasliamo anche nella vita quotidiana, dove nei rapporti con le persone ci si rende conto sempre di più di avere difficoltà nel prestare attenzione a lunghi discorsi (o a una serie tv che duri più di 20 minuti), andando alla ricerca continua di nuovi stimoli.
  • Continuo cambio di contesto: la ricezione di notifiche (i messaggi dagli amici, i like di Instagram, l’email dai colleghi, ecc…) rende oggi pressoché impossibile dedicarsi continuativamente a un’attività poiché si è portati a cambiare continuamente l’oggetto delle nostre attenzioni. Di conseguenza diventa sempre più arduo portare a termine gli obiettivi in tempi ragionevoli.

Nel leggere per la prima volta questi punti ho avuto la netta sensazione che si stesse componendo davanti ai miei occhi una fotografia della mia giornata lavorativa o, più in generale, di un giorno qualsiasi della mia vita. E un po’ me ne vergognavo.

Siccome però sono una persona molto competitiva, anche con me stesso, ho deciso che la mia forza di volontà avrebbe potuto senza dubbio governare questo lato oscuro e farmi “vincere” nel rapporto con notifiche, tecnologia e stimoli ai quali sono sottoposto.

Io che accetto la sfida.

Ecco come ho fatto.

Le azioni

Anche in questo caso non è tutta farina del mio sacco, ma ho cercato di prendere spunto dal sequel dell’articolo citato in precedenza: come si può vivere meglio nell’era delle notifiche?

Bisogna intraprendere un percorso, fatto di passi ben precisi con un chiaro obiettivo finale: riappropriarsi del proprio tempo e della capacità di focalizzare la propria attenzione.

Ecco gli step suggeriti:

  1. Rendersi conto di quanto tempo si passa con la testa china sullo smartphone: fare questo primo passo è cruciale e, allo stesso tempo, molto semplice. Esistono delle app che permettono di monitorare quante volte si prende in mano il telefono nel corso della giornata e quanti minuti si investono nell’interagire con le applicazioni. Io ho usato e uso tutt’ora Moment (è un’app gratuita, prevede anche un’opzione a pagamento, ma solo se volete statistiche più dettagliate o un vero e proprio sistema di “training” e alert per utilizzare meno il telefono) che, dopo qualche settimana di utilizzo, mi ha restituito risultati che mi hanno fatto rimanere sotto choc. In una giornata composta da 24 ore, durante le quali cerco di dormirne almeno 6, trascorrevo in media più di 4 ore utilizzando lo smartphone. Questo tempo andava drasticamente ridotto.
  2. Eliminare le fonti di distrazione provenienti dallo smartphone: l’articolo in questione proporrebbe una soluzione drastica, ossia agire sulle impostazioni del telefono per eliminare qualsiasi notifica ad eccezione di quelle relative alle telefonate. Io ho adottato un compromesso che consiste nell’eliminare le notifiche da tutte le app che non fossero di messaggistica istantanea. Niente più notifiche dunque né da Facebook, né da Instagram, né da tutte le altre applicazioni che ho installato e che, di fatto, utilizzo ancor più raramente. Non ho eliminato del tutto le notifiche delle email personali, ma ho aumentato a un’ora il tempo tra la ricezione di nuovi messaggi (mentre per l’email di lavoro non ho mai attivato le notifiche). Non ho invece eliminato le notifiche dalle app di messaggistica istantanea (Telegram, WhatsApp, Facebook Messenger, iMessage) perché in questo frangente mi è tornato molto utile possedere uno smartwatch che, per l’occasione, ha dimostrato finalmente di avere un senso. Avere un Apple Watch permette infatti di ricevere una piccola vibrazione nel momento in cui arriva la notifica di un nuovo messaggio (in questo caso lo schermo dell’iPhone non si illumina più) ed è così possibile vedere il testo solo nel momento in cui si solleva il braccio per rivolgere lo sguardo al quadrante. In questo modo mi è possibile controllare i messaggi che arrivano e, se proprio ce ne fossero di urgenti, rispondere “al volo” con un breve testo o un emoji direttamente dall’orologio. Spoiler: il mondo non è crollato.
  3. Darsi delle tempistiche precise per controllare le notifiche e rispondere agli stimoli: mi sono imposto regole abbastanza ferree per rispondere ai messaggi, alle email e controllare i social network. Ad esempio, controllo le email solo tre volte al giorno, rispondendo o al mattino o alla sera prima di chiudere il computer a tutte quelle che richiedono un’azione. Ai messaggi rispondo più o meno ogni ora, così come mi concedo 5 minuti per controllare i social network ogni due ore circa. Questo mi permette di concentrarmi sulle attività che sto portando avanti avendo anche una prospettiva di “ricompensa mentale” ogni 60 minuti circa.
  4. Esercitare la mente a periodi di attenzione sempre più lunghi: un’ora consecutiva di lavoro sulla stessa attività senza interruzioni mi sembrava fino a qualche settimana fa un’utopia. Oggi invece è quasi diventata routine. Per farlo bisogna sforzarsi di isolarsi eliminando le fonti di distrazione nell’ambiente oppure facendosi dare un “aiutino” dalle app studiate con l’obiettivo preciso di impedire l’accesso allo smartphone o ad altre finestre del computer se non prima di un certo periodo di tempo (o in alternativa sfruttando la cosiddetta “tecnica Pomodoro” – anche in questo caso esistono numerose app che vi possono supportare).
  5. Adottare nuove buone abitudini: eliminare abitudini “nocive” permette di avere spazio (non solo in termini di tempo, ma anche spazio mentale) per iniziarne di nuove (e buone). Io ad esempio ho rimpiazzato il tempo che utilizzavo la mattina in metropolitana per controllare ossessivamente Twitter, Facebook e Instagram per riprendere dal cassetto il mio Kindle e ricominciare a leggere. La sera, prima di addormentarmi, mi dedico invece a leggere (sempre sul Kindle) gli articoli che poi seleziono e condivido sul mio canale Telegram.

Cinque passi, tanto semplici quanto necessari per migliorare le proprie abitudini e ottenere da subito tanti risultati. Quali? Ora ve li spiego.

I benefici

Nonostante io abbia iniziato a impegnarmi in questa attività di miglioramento dei miei comportamenti solo da qualche settimana, i risultati ottenuti sono già molti.

Il primo è strettamente quantitativo: sono passato da una media di oltre 4 ore al giorno spese sullo smartphone a una media di circa 2. In altre parole ho dimezzato il tempo “perso” al telefono.

La doverosa premessa che devo fare riguarda tuttavia ciò che non è cambiato affatto: vi posso assicurare infatti che, nonostante l’eliminazione di alcune notifiche e il “ritardo” con cui rispondo a messaggi ed email NON sono successe le seguenti tragedie:

  • NON ho perso alcun amico offeso perché ho risposto ai messaggi dopo qualche decina di minuti in più rispetto al solito;
  • NON ho perso il lavoro perché ho dato riscontro alle email con qualche ora di ritardo rispetto alla ricezione;
  • NON ho azzerato le mie interazioni con i contatti e i contenuti dei diversi social network che frequento quotidianamente.

Ho notato invece diversi miglioramenti, che spero possano essere uno stimolo per fare altrettanto per tutti coloro che, con coraggio, pazienza e soprattutto concentrazione sono riusciti ad arrivare a leggere fin qui.

  • Riesco a rimanere concentrato su una attività (che sia lavorativa o anche semplice svago, come leggere un libro o guardare un episodio di una serie TV) con molta più facilità e senza distrarmi.
  • Di conseguenza riesco a raggiungere molti più obiettivi tra quelli che mi pongo ogni giorno e riesco a farlo in un periodo di tempo più breve.
  • Trovo sempre più di frequente dei ritagli di tempo da dedicare ad attività o progetti che ho sempre tenuto in stand by (ad esempio, alcune novità che stiamo introducendo su Signorponza.com).
  • Ho ritrovato la capacità di seguire le conversazioni con le persone senza perdermi pezzi, né avere la tentazione di fare altre settecento cose contemporaneamente.
  • Ho dato di nuovo senso al possedere un Apple Watch (che è diventato il principale filtro tra le notifiche urgenti, quelle che richiedono un feedback sintetico immediato e quelle che possono aspettare sullo smartphone).
  • La batteria dell’iPhone è tornata a durare quasi una giornata intera.

Forse però uno dei risultati più tangibili è rappresentato proprio da questo articolo: se non avessi ritrovato la capacità di concentrazione e di uscire dalla schiavitù delle notifiche, probabilmente non sarei mai riuscito a portarlo a termine e sarebbe rimasto per sempre nel lungo elenco di “post che mi sarebbe piaciuto scrivere”.

Articolo originariamente pubblicato sulla mia pagina Medium.

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